Giovedì 23 Novembre 2006 Chiudi Beni culturali Il museo americano, con una lettera, si rifiuta di restituire al nostro Paese la Venere di Morgantina e il bronzo dell'Atleta di Lisippo Il Getty Museum sfida l'Italia di FABIO ISMAN IL MUSEO Getty sbatte la porta in faccia all'Italia e al mondo della cultura: con una lettera d'otto pagine, inviata due giorni fa dal direttore Michael Brand al ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli, e resa ieri irritualmente pubblica mediante il Los Angeles Times e il New York Times , rifiuta di restituire i due più importanti oggetti, dei 52 di cui il nostro Paese contesta la provenienza illegale; esattamente la Venere di Morgantina , un marmo di oltre due metri, scolpito quattro secoli prima di Cristo e comperato dal museo nel 1988, e il bronzo dell' Atleta di Lisippo, nel 1964 ripescato nel mare davanti a Fano. Il museo comunica altresì la propria autonoma decisione di restituire altri 26 importanti reperti, riconoscendone così la illegittima acquisizione; ma è chiaro che, senza il Lisippo e senza la Venere , non può esserci alcun accordo con il nostro Paese. E' la rottura: cui, probabilmente, l'Italia farà seguire tutti i passi necessari, affinché sul museo piombi l' ukase , una "scomunica" scientifica quanto più ampia possibile; non soltanto le istituzioni statali italiane rifiuteranno ogni e qualsiasi collaborazione con il Getty (nessun prestito, nessuna partnership scientifica), ma, forse, si chiederà di fare altrettanto anche ad altre rilevanti istituzioni non del nostro Paese, e, in primis , ai musei americani con cui sono stati firmati importanti accordi di cooperazione. Per ora, il Ministro lascia filtrare «sorpresa e delusione»; i tecnici esaminano «con attenzione» la lettera, per decidere «le iniziative da assumere»; oggi, una conferenza-stampa. Il Getty motiva i suoi rifiuti così: il bronzo di Lisippo dice che è stato ripescato in acque extraterritoriali, per cui non appartiene al nostro Paese, anche se sono certi il suo transito da Gubbio (perfino nel sottoscala d'un prete), e, quindi, la sua esportazione clandestina dal Paese; anche della Venere il Getty ritiene che l'Italia non dimostri la titolarità, poiché, per il museo Usa, non è comprovata la provenienza dagli scavi siciliani, e soltanto un ulteriore accertamento congiunto avrebbe potuto mettere la parola fine alla vexata quaestio . A nche se quanto è già emerso al processo in corso a Roma contro l'ex curatrice del museo americano Marion True, e le indagini dei carabinieri per la Tutela del patrimonio artistico, ne certificano uno scavo clandestino dal sito di Morgantina; e le expertises di alcuni archeologi, tra cui Adriano La Regina e Piero Guzzo, ribadiscano l'origine siciliana. Inoltre, Getty acquista, per circa 20 milioni di euro, da Robert Simes, l'antiquario londinese che, tra l'altro, possedeva, ed è stato costretto a restituire dai carabinieri, la " Maschera d'avorio ", che Pietro Casasanta («il grande trafugatore», lo definisce il Wall Street Journal in prima pagina) aveva scavato di frodo; e l'intermediario della vendita della "Morgantina" a Simes non è stato condannato solo per una prescrizione. Ma il Getty fa ancora di più: lamenta che il nostro Paese non ottemperi ad un accordo che avrebbe sottoscritto il 5 ottobre scorso, quando, tra lui e il legale del museo, dice l'avvocato dello Stato Maurizio Fiorilli, fu stilato solo un verbale con le rispettive (e divergenti) posizioni. Tra le 26 opere che "autonomamente" decide di restuituire, vi sono quasi soltanto quelle per cui i sequestri compiuti in Svizzera negli "archivi" dei mercanti Gianfranco Becchina e Giacomo Medici (questi condannato a 10 anni in primo grado) in pratica "inchiodano" l'istituzione americana. Alcuni di questi reperti, affreschi, vasi, rilievi, non sono di poca importanza: come un vaso di Eufronio di 2.600 anni fa, una statua di Apollo, un importante gruppo marmoreo policromo con due Grifoni , proveniente forse dalla Puglia, del IV secolo avanti Cristo; questi tre oggetti sono attualmente esposti nel museo, la Villa voluta, a somiglianza di quella dei Papiri di Ercolano, dal multimiliardario americano. L'atteggiamento di totale chiusura del Getty è ancora più clamoroso, in quanto contraddice quello di altri importanti musei americani, a cominciare dal Metropolitan di New York e da quello di Boston, che hanno già firmato accordi-quadro con il nostro Paese, mentre tra breve il ministro Rutelli, in un viaggio negli Usa, ne firmerà ancora altri. Finora, le indagini hanno appurato che almeno 20 musei del mondo detengono, e sovente espongono, reperti archeologici che sono stati scavati clandestinamente, e quindi trafugati, dal sottosuolo della nostra Penisola: da Cerveteri, come dalla Puglia; dall'area pompeiana, come dalla Sicilia. E' davvero l'Unità d'Italia: dell'Italia nei secoli depredata. E il Getty, negli ultimi tempi, ha subito varie traversie, o disavventure: l'ex presidente del trust , Barry Munitz, si è dimesso, rifondendo 250 mila dollari: con il denaro del Getty, s'era comperato una Porsche da 72 mila dollari, e frequentava, con la moglie, alberghi da mille dollari; l'ex curator Marion True è sotto processo a Roma; ha lasciato il Consiglio d'amministrazione Barbara Fleischmann, che alla True aveva concesso un irrituale prestito, perché lei si comperasse una villa, in un'isola greca: ora, l'istituzione californiana corre il rischio dell'impopolarità nel mondo.