I comitati popolari festeggiano la Madonna che nel 1630 salvò la città dalla pestilenza informando i cittadini sui pericoli della grande opera voluta dal governo Prodi E oggi a Roma il Comitatone dovrà esprimersi sul progetto Venezia La città in questi giorni celebra la Madonna che nel 1630 liberò Venezia dalla peste. La peste di oggi si chiama Mose. Speriamo che Venezia venga risparmiata da questo nuovo flagello. L'immagine scelta dall'assemblea permanente no Mose è suggestiva. Così in campo San Bamaba (una delle vie principali per arrivare alla chiesa della Salute) ieri i comitati popolari hanno organizzato un presidio informativo per ribadire il loro no al progetto di paratìe mobili. Alla vigilia del comitatone che oggi dovrà esprimere il suo parere sul Mose, Venezia ha voluto ancora una volta esprimere il suo dissenso ad un'opera dannosa ed inutile. Oggi il comitatone, l'organismo composto dai ministeri competenti e dalle amministrazioni locali oltre che dal magistrato alle acque, dovrà dire la sua sul progetto. Ma il voto sarà comunque privato di autorevolezza, visto che la settimana scorsa, con un vero e proprio colpo di mano, il ministro alle in-frastrutture Antonio di Pietro, ha presentato e fatto votare al consiglio dei ministri la sua relazione che dava il via libera al proseguimento dei lavori del Mose. Il voto di oggi quindi arriva con la pesante ipoteca di una decisione governativa a favore del progetto, anche se si è trattato di una decisione a maggioranza. Tre i ministri che hanno votato contro (Mussi, Ferrero e Pecoraro Scanio) e due gli astenuti (Damiano e Bianchi). Per l'assemblea no Mose si è trattato di «uno schiaffo all'intera città». Ieri sono stati molti i passanti che si sono fermati per esprimere la loro solidarietà e la loro contrarietà ad un progetto che non è soltanto costosissimo ma è anche estremamente pericoloso per il già fragile ecosistema lagunare. Campo San Barnaba blindato da decine di agenti che volevano evidentemente prevenire qualunque tentazione di spostarsi in direzione della chiesa della salute. Ma dopo l'occupazione degli uffici del consorzio Venezia Nuova (titolare dei lavori del Mose) per l'assemblea permanente importante ieri era continuare ad informare e a ribadire il no al progetto. Oggi il comitatone voterà. I lavori del Mose andranno avanti ancora una decina di anni, almeno. Costo previsto 4,3 miliardi di euro, ma si sa che i costi delle grandi opere sono destinati a lievitare. Quello che rende all'apparenza più innocuo il Mose è il fatto che è praticamente «invisibile». Ma si tratta appunto di una apparenza. Infatti il progetto di paratie mobili da costruire alle bocche di porto non è affatto invisibile. Certo non ci saranno cantieri sotto casa o per le calli di Venezia, ma alla fine dei lavori ci saranno comunque le dodicimila tonnellate di zinco rilasciate in gran parte nella laguna necessarie, annualmente, per mantenere in efficienza il sistema di protezione anodica della paratoie in acciaio. Ma i problemi e i rischi, oltre che i danni sicuri, per la laguna e il suo fragile equilibrio, per la sua fauna, sono molteplici e tutti documentati. La documentazione è stata presentata dal comune di Venezia al governo ma la risposta è stata il colpo di mano del ministro di Pietro. «Una decisione, quella del governo, che scavalca e ignora la volontà dei cittadini - dice il consigliere comunale dei Verdi Beppe Caccia». Che insiste anche sulla potenza di una lobby economica, come quella del consorzia Venezia Nuova, che si è dimostrata «molto influente» nelle scelte del governo. A Venezia inoltre si sta facendo strada l'idea che il Mose sia stato il punto di baratto con le lobby econo-miche. Cioè a dire che Prodi non poteva né voleva bocciare tutte le grandi opere e così ha cercato una mediazione: sì al Mose e no al ponte sullo Stretto di Messina. In forse per il momento rimane la Tav in val Susa. In stand-by anche se in molti sono pronti a scommettere che è solo una questione di tempo e che prima o poi anche la Tav ricomparirà in primo piano sull'agenda del governo Prodi. Che intanto, da giovedì avrà un altro «problema» da affrontare, quello dei cittadini di Vicenza che dicono no all'allargamento della base militare americana all'aeroporto Dal Molin. I vicentini infatti scenderanno a Roma giovedì per un presidio permanente. In attesa della manifestazione nazionale del 2 dicembre contro i Dal Molin.