II giudice ha condannato il cuoco diEmpoli a svolgere volontariato perii Comune La condanna a otto mesi sarà condonata dall'indulto Otto mesi di reclusione con la sospensione della pena a patto che lavori gratis per il Comune di Firenze per otto mesi: è la singolare sentenza di condanna per il cuoco di 29 anni che nell'agosto 2005, per una bravata, danneggiò il Biancone, statua simbolo di piazza della Signoria scolpita da Bartolo-meo Ammarinati tra il 1563 e il 1575. Il giudice del tribunale di Firenze ha accolto la richiesta di patteggiamento avanzata dal legale del giovane, l'avvocato Francesco Bevac-qua, e ha disposto che la sospensione sia condizionata alla prestazione di lavoro gratuito di pubblica utilità, per otto ore alla settimana, a benefìcio del Comune di Firenze. «Al più presto prenderemo contatti con l'assessorato ai servizi sociali» ha spiegato il legale. Ovviamente il giovane avrà la pena condonata grazie all'indulto. Il cuoco, Claudio Salvadori, residente a Empoli, nel febbraio scorso aveva scritto una lettera di scuse al Comune chiedendo di mettersi a disposizione dell'amministrazione comunale: «Farò il cuoco gratis. O anche il volontario a tutela del patrimònio culturale di Firenze», aveva scritto. In quell'occasione aveva inviato all'amministrazione anche tutti i suoi risparmi come parziale risarcimento del danno. Il danneggiamento del Biancone risale alla notte del 2 agosto 2005. Claudio Salvadori, che si trovava in piazza della Signoria insieme al fratello, nel tentativo di scalare la statua per scattare una fotografìa, aveva staccato la mano destra della statua finita poi sulla conchiglia alla base del monumento. Solo ungeste superficiale, disse poi mortificato. Nella scalata il cuoco era anche caduto e si era ferito a un piede. Subito dopo si era allontanato e poche ore dopo, identificato dai vigili urbani anche grazie alla telecamere installate in piazza della Signoria, aveva ammesso le sue colpe chiedendo scusa a Palazzo Vecchio. Danneggiamento aggravato e deturpamento del patrimònio artistico nazionale le accuse contestate. Il cuoco ha detto il suo avvocato Francesco Bevacquaha fatto tutto quello che poteva tare: ha confessato il reato, ha subito inviato 3.000 euro all'amministrazione come anticipo del risarcimento, ha venduto la sua auto e il ricavato, duemila euro, lo ha spedito a Palazzo Vecchio, che ha accettato le somme. Poi ha scritto la raccomandata al sindaco offrendosi di lavorare gratìs per il Comune». Il restauratore dell'Opificio delle Pietre Dure, arrivato in piazza della Signoria subito dopo l'incidente, raccolse 31 frammenti. Il 20 luglio scorso dopo un lavoro durato quasi un anno, la mano è stata riattaccata. Il restauro è stato finanziato grazie all'intervento di ben 23 sponsor i quali hanno sborsato quasi centomila euro. Il 31 gennaio, accusa e difesa, si erano presentati all'udienza preliminare, per patteggiare una pena di sei mesi e 20 giorni di reclusione. Ma il gup disse di no, ritenendo la pena troppo mite. Così Claudio Salvadori è arrivata.al processo che si è concluso ieri. Il giudice Rocchi ha accolto la richiesta di patteggiamento e ha deciso di subordinare la sospensioni al lavoro gratìs che il giovane dovrà svolgere a benefìcio del Comune di Firenze.