Lotta al precariato, riconoscimento delle professionalità ai restauratori, più gare e meno appalti in affidamento. Sono queste le richieste avanzate da Pillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil al sottosegretario ai beni culturali, Daniela Mazzonis, in un incontro svoltosi al termine della manifestazione di sabato scorso che ha raccolto a Roma 500 restauratori. Sono soltanto mille i restauratori riconosciuti, ovvero tutti quelli che negli ultimi 60 anni sono usciti dalle scuole di alta formazione professionale. Gli altri 30 mila che ogni giorno lavorano sui monumenti, nei palazzi e negli scavi archeologici lungo tutta la Penisola dallo stato sono considerati semplici muratori e manovali. «In questo scenario è ovvio che proliferino situazioni in cui il lavoratore non ha speranze di uscire dal precariato, non ha garanzie o tutele, ed è mal pagato», spiega Franco Martini, segretario generale della Fillea Cgil. Il sottosegretario Mazzonis ha risposto confermando l'awio dei lavori della commissione interministeriale, prevista dal dlgs n. 1562006, per il riconoscimento della professionalità dei lavoratori impegnati da anni nel sistema lavorativo del settore. La Mazzonis sì è inoltre impegnata a emanare una direttiva esplicativa che modifichi i termini prescrittivi della presentazione delle domande. Difatti, i termini del 1562006 sono molto complessi e richiedono documentazioni, che nella situazione di precariato attuale è difficile ottenere dalle aziende del settore. Un'apertura che i sindacati sperano avvii il confronto sulle regole degli appalti. Nel settore del restauro ogni anno vengono bandite 50 gare mentre l'85 dei lavori viene assegnato a trattativa privata e senza il rispetto dei contratti collettivi, delle norme sulla sicurezza e della lotta al lavoro nero. Inoltre, sono diffusi contratti a progetto fasulli, e partite Iva che riguardano più del 52 dei lavoratori del settore.