PRESTITI dei capolavori, mai più altri casi Mantegna. I tesori non devono lasciare la loro sede se, nell'opinione di tecnici e restauratori, il trasporto può danneggiarle. E, per le opere a rischio spostamento, prevista la registrazione in un elenco pubblico ad hoc, da rivedere ogni 3 anni. Sedata da poco la polemica sul Cristo morto dell'artista Veneto, la commissione ministeriale guidata da Andrea Emiliani fìssa le linee guida per il rilascio delle autorizzazioni al prestito di opere d'arte. Per il momento, spiegano gli addetti ai lavori, si tratta di indicazioni di principio, che presto però diverranno vincolanti in virtù di un decreto del Consiglio dei ministri. PRESTARE preziosi tesori dell'arte, facendoli viaggiare alla volta di un museo dove verranno esposti al pubblico, ovviamente sarà ancora possibile. Ma con maggiore cautela, anticipa il ministro dei Beni Culturali, Francesco Rutelli. Perché «le mostre sono un bene spiega ma bisogna evitare che diventino fuochi d'artificio». Il testo redatto dalla commissione presieduta da Emiliani è il primo emanato in Italia. Ed è vincolante non solo per i musei statali, ma anche per quelli regionali e privati. L'obiettivo? In sintesi, puntare alla qualità delle mostre, ispirandosi a precisi obiettivi di salvaguardia. «Più grandi mostre e meno dozzinali», sintetizza Rutelli, che sul caso Mantegna non intende tornare. Ma sottolinea che le polemiche riguardo ai prestiti «sono tipiche di quando s'interpretano le mostre come eventi e s'intendono le opere d'arte come delle star». PRESUPPOSTO delle nuove regole, la «normalità». L'attività di scambio e prestito tra istituti museali e altre istituzioni culturali è considerata «ordinaria e finalizzata ad accrescere la qualità dell'offerta culturale». Ma la normalità deve cedere il passo di fronte a delicatezza e preziosità delle opere d'arte. Le più fragili vanno iscritte in un elenco pubblico, redatto dai direttori tecnico-scientifici degli istituti museali e dai responsabili delle collezioni, che costituirà vincolo fondamentale a fronte di richieste di prestito. PAROLA d'ordine, dunque, tutelare i tesori dell'arte italiana. A tutto campo. «Abbiamo ritenuto sottolinea Rutelli di coinvolgere anche le Regioni perché questi principi riguardino l'insieme del nostro Paese». Non solo. C'è da auspicare, conclude il ministro, che le linee guida siano accolte «anche dai privati, che vogliano agire nel nome della qualità e della salvaguardia dell'arte».