L'emorragia costante di opere d'arte prestate a destra e manca, di qua e di là dai confini patrii, dai musei potrebbe avere un argine? Dopo litigi furibondi come quello di questa estate per il Cristo Morto di Brera - reclamato e imposto da Sgarbi per una sua mostra a Mantova dopo il no della Pinacoteca di Brera e successivo sì ministeriale - il concedere temporaneamente dipinti o quadri avrà almeno dei principi a cui attenersi. Sperando che vengano rispettati. Per intanto ci saranno opere «imprestabili» e altre che potranno essere prestate. Servono, le barriere: l'ex ministro Buttiglione voleva spedire l'icona Botticelli degli Uffizi in Giappone, dove, peraltro, andrà l'Annunciazione di Leonardo nonostante il parere opposto del museo fiorentino. Per volere del ministro Rutelli. Ma è lo stesso ministro per i Beni culturali che ieri ha reso pubbliche le conclusioni della commissione da lui voluta per chiarire una situazione generale confusa. Il gruppo di esperti, presieduto da Andrea Emiliani: ha diramato «principi» validi per le collezioni statali con la speranza di estenderli a quelle civiche, di Comuni e Regioni, e magari alle private. Innanzi tutto la commissione «raccomanda» un elenco di capolavori che non si potranno prestare: sia perché spostarli le danneggerebbe, sia perché - importante -ciò snaturerebbe l'identità del museo. Una «carta del rischio» dei prestiti dunque, con «costi» e «benefici» anche culturali e non solo di soldi. L'elenco dei pezzi prestabili invece richiede condizioni rigide, oltre alla salvaguardia dell'opera: che la collezione non ci rimetta troppo, che la mostra sia preparata per tempo, sia tecnicamente come scientificamente affidabile, che dia beneficio al territorio, al Paese, non sia insomma il classico «evento» strombazzato ma vuoto. L'elenco sarà rivisto ogni tre anni, la soluzione alle baruffe spetterà ai comitati di settore, il consiglio nazionale dei Beni culturali valuterà il documento della commissione appena stilato e Rutelli intende trasformarlo in decreto legge. Tutto ciò, annotiamo, è una «prima volta». «Principi sacrosanti, concordo al 100, è tutta la vita che chiedo l'elenco delle opere inamovibili», dichiara il soprintendente del polo museale romano Claudio Strinati. Principi che saranno seguiti? «Intanto vanno enunciati, sono applicabilissimi ed è bene che ci siano. E il ministro ha dato fiducia ai suoi tecnici». Le opere dai musei statali di Roma incedibili? «Su due piedi direi, ad esempio dalla sola Galleria Borghese, i quattro gruppi scultorei del Bernini, la Paolina del Canova, la Pala del Palafrenieri del Caravaggio, la Deposizione di Raffaello...».