PERUGIA - Sarà che siamo noti, noi italiani, oltre che per la strepitosa abbondanza di beni culturali, anche per le risicate risorse che tradizionalmente riserviamo loro. Non sarebbe altrimenti spiegabile la lettera arrivata in questi giorni alla Soprintendenza archeologica. Il mittente, un professore svedese, medico anestetista, chiede dunque notizie su un sito localizzato nelle colline di Gubbio. In perfetto italiano egli ipotizza la presenza, in quel luogo, di una casa in pietra, risalente al XIV secolo, probabile rifugio per pastori o monaci. Il motivo di tanto interesse risiede nel progetto di un volume che il medico intende realizzare, dove avrebbe qualche parte quella struttura diruta di epoca medievale. Dopo aver letto il documento, il funzionario responsabile predispone gli atti per la classificazione ed il protocollo informatizzato. Ma nel fondo della busta spunta un biglietto da dieci euro, non menzionato nella lettera. Un obolo per il disturbo? Un sostegno per le spese postali, tanto per alleviare l'ufficio, oppure un atto di cooperazione europea nei confronti della cultura, messa sotto schiaffo dalle varie Finanziarie?