Mostre dintorni Rutelli: i principi normativi per i viaggi dei capolavori UNA "carta del rischio" dei dipinti e delle sculture che, prestarli, fa correre dei pericoli materiali, o culturali (come per le poche opere prestigiose, o simboliche, che un museo possiede); alcune regole abbastanza precise, con cui paragonare i "vantaggi culturali" (quelli con l'opera nel museo cui appartiene, o nella mostra che la richiede); per valutare la qualità dell'evento temporaneo e le ricadute del prestito, cioè i «benefici materiali, immateriali, culturali e identitari», la «diffusione della conoscenza, della credibilità, dell'attrattiva dell'offerta culturale», con, sempre in primo piano, i rischi per la conservazione del dipinto o della scultura di cui si chiede il prestito: sono le nuove norme, suggerite da una speciale Commissione di esperti al ministro Francesco Rutelli, che le ha fatte proprie, per stabilire come e quando far viaggiare le opere d'arte nelle ormai infinite mostre, che affollano qualsiasi angolo della Terra. «Per la prima volta in assoluto vengono stabilite almeno delle linee-guida per i prestiti», dice il vicepremier e ministro dei Beni culturali; «le mostre hanno un senso se rappresentano un cantiere, e il territorio la riverberazione del sapere», aggiunge Andrea Emiliani, presidente della Commissione composta da Cristina Acidini, soprintendente ai musei fiorentini, dai docenti d'università Paolo Liverani, Massimo Montella e Gianni Romano, dal restauratore Carlo Giantomassi, dall'economista Michele Trimarchi, e da Massimo Vitta Zelman, editore di Skira. Le nuove regole, che saranno riassunte in un decreto del Ministro, dicono basta «alle esposizioni organizzate in tre mesi», e «ai prestiti privi di fondamenti scientifici» (Emiliani); e lo spunto per redigerle «è stato dato dalle polemiche per il prestito del Cristo morto di Mantegna alla mostra a lui dedicata a Mantova», ricorda Rutelli; la nuova "carta del rischio" dovrà essere pubblica, ed avrà valore per tre anni: «Le condizioni, per esempio di salute, delle opere, cambiano nel tempo», spiega ancora Emiliani. Si tratta, insomma, di conferire a certi avvenimenti, quelli che per il loro valore verranno beneficiati da prestiti ingenti, «un'ulteriore certificazione di qualità», spiega ancora il Ministro. E, per carità, non parliamo poi d'arte contemporanea, dove spesso (Emiliani) «i supporti sono ancora più fragili: maggior pericolo nel far viaggiare una realizzazione di Alberto Burri, che non una di Giotto». C'era davvero bisogno di mettere ordine nel settore: le querelles sulle mostre mantegnesche avevano fatto dubitare che le opere venissero prestate, o negate, a seconda delle simpatie degli organizzatori: «Così non può certo essere; qualche regola oggettiva, tanta è diventata l'ampiezza del fenomeno-mostre, bisognava pur trovarla», conclude Rutelli, per il quale «molti problemi nascono dal voler considerare le mostre come fuochi d'artificio, e le opere d'arte come star o vedettes : c'è un grande bisogno di normalità».
Il prestito d'arte? Ecco le nuove regole
Il ministro Francesco Rutelli ha stabilito nuove norme per i prestiti di opere d'arte nelle mostre. La "carta del rischio" è stata creata per valutare i rischi materiali e culturali associati al prestito. Le nuove regole stabiliscono che le mostre debbano essere organizzate con almeno tre mesi di anticipo e che i prestiti debbano essere basati su fondamenti scientifici. La "carta del rischio" sarà pubblica e avrà valore per tre anni. Il ministro ha spiegato che le nuove regole sono state necessarie per stabilire un ordine nel settore delle mostre e per evitare problemi legati alle simpatie degli organizzatori.
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