Fervono i lavori in via Guido Reni, al quartiere Flaminio. Il cantiere del Museo di Arte contemporanea, ormai indicato con il nome MAXXI (museo dell'arte del XXI secolo), è dominato da una grande gru che stride sopra la «palazzina D» l'unico elemento della vecchia caserma che resterà integro, anzi ampiamente restaurato, dopo il quasi completo abbattimento di ogni altra struttura, avvenuto in questi giorni. Del vecchio edificio militare, anche il prospetto su via Reni verrà «salvato», «a doverosa memoria -dice Pio Baldi, direttore generale del ministero dei Beni culturali - dell'architettura scomparsa». La «palazzina D», che il consorzio di appaltatori Cerasi-Navarra consegnerà rinnovata ad ottobre, ospiterà le opere d'arte contemporanea attualmente in mostra nel capannone che oggi rappresenta la sede del MAXXI. Nei mesi successivi, mentre sarà già avviata la realizzazione del progetto dell'architetto anglo-iracheno Zaha Adid, la «palazzina D» diventerà sede degli uffici del museo oltre ad ospitare servizi per i futuri visitatori del MAXXI, in primo luogo un bar e un ristorante. Il ministro dei Beni culturali Giuliano Urbani, FI, ha presentato ieri proprio negli spazi di via Guido Beni il «Patto per l'Arte contemporanea», un accordo tra Stato, Regioni ed enti locali per sviluppare insieme questo settore museale. Ha annunciato che ogni anno il ministero stanzierà 5 milioni di euro per le acquisizioni delle opere, una cifra definita dallo stesso Urbani «simbolica» rispetto agli scopi. Urbani ha colto l'occasione per garantire che «il piano di finanziamenti del MAXXI è completo e assicurato». L'opera sarà pronta nel 2006, almeno un paio d'anni in ritardo sui tempi previsti. Il ministro ha riconosciuto che «la creazione del nuovo Museo è un'iniziativa ereditata dal passato ma che non per questo va trascurata. Anzi - ha precisato - si tratta di una sfida che raccolgo e rilancio». Il ministro, per rafforzare questo impegno, ha sottolineato che «in passato l'arte contemporanea ha avuto il destino di una Cenerentola, perché le risorse statali sono state assorbite dall'urgente esigenza di occuparsi della tutela delle forme d'arte del passato. Ma una volta superata questa emergenza, ora l'arte contemporanea deve diventare protagonista». Urbani ha anche annunciato che il suo ministero sta cercando accordi internazionali da realizzare attraverso «gemellaggi» con musei dei più grandi paesi. Sarebbero già a buon punto le trattative con il Centre Pompidou di Parigi, con il museo d'arte contemporanea di Shangai, quello di Chicago e un Istituto museale di New York. E' in progetto di creare, attraverso il «gemellaggio», spazi permanenti e reciproci onde esporre opere per un certo periodo. «Dobbiamo far parte del movimento mondiale per l'arte contemporanea» ha detto il ministro.