Esposto degli ambientalisti CAGLIARI. I siti minerari del Sulcis Iglesiente sottoposti a procedura di vendita dalla giunta Soru, sono beni culturali e di interesse storico e etnoantropologico in base al Decreto legislativo n. 422004 (Codice Urbani) e «pertanto non possono essere alienati alle multinazionali e immobiliari del mattone senza il via libera del Ministero per i beni culturali». Lo sostiene l'associazione ambientalista Argonauta, in un esposto firmato dall'ex assessore all'Ambiente del comune di Quartu, Massimo Manca. L'esposto solleva anche interrogativi sul rispetto del decreto del 16 ottobre 2001 di istituzione del Parco geominerario e della «Carta di Cagliari» dell'Unesco, che riconosce i siti minerari sardi «Patrimonio dell'Umanità». L'esposto, notificato al ministero e alla Direzione regionale per i beni e attività culturali, al ministero dell'Ambiente e alla Procura della Repubblica, è stato inviato anche alla Procura generale della Corte dei conti e alla Commissione Italiana per l'Unesco. Argonauta ha chiesto, in primo luogo, che vengano attivate le procedure previste dalla legge per sospendere immediatamente la vendita di questi beni ma anche la verifica sulla sussistenza dei requisiti obbligatori perché la Regione potesse procedere alla vendita dei siti minerari (sdemanializzazione, comunicazione al ministero e autorizzazione dello stesso per la cessione dei beni). In secondo luogo, l'associazione Argonauta ha chiesto di verificare la sussistenza di un danno erariale. Infine, rivolgendosi alla Commissione nazionale italiana per l'Unesco, Argonauta ha chiesto che venga ritirato il riconoscimento di «Patrimonio dell'Umanità» per i siti minerari oggetto di vendita, se l'operazione fosse portata a compimento. L'associazione ricordando che «la Regione intende vendere ai privati (Immobiliare Lombarda, Hines Italia e Pirelli Real Estate) parte dei siti minerari del Sulcis Iglesiente per trasformarli in hotel di lusso, centri benessere e campi da golf», stigmatizza il fatto che i costi per la bonifica ambientale «restino a carico delle casse pubbliche».