«Uomini di sommi giudizi in tutte le cose e di somma bontà». Come conciliare una definizione così equilibrata di Giorgio Vasari, pittore e trattatista del '500, attribuita agli ecclesiastici della sua epoca, alla carrellata di effigi di cardinali che si conservano nei nostri musei, in cui emerge oltre alla austerità morale anche la forza della loro autorità politica? L'immagine di una persona implica pur sempre i pericoli della idolatria e della vanità. Ecco, allora, il sipario rosso carminio si alza su una magnifica occasione per entrare nel mondo degli elettori e dei più elevati consiglieri e collaboratori del papa nel governo della Chiesa: "La porpora romana, settanta capolavori di maestri dal Rinascimento al Novecento", a Palazzo Braschi, organizzata dal Centro Europeo del turismo e dall'assessorato alle Politiche Culturali del Comune. Intrighi, giochi di potere, alleanze, alternate a delicate missioni, si ripercorrono attraverso più di cinque secoli di storia della Chiesa, attraversata dalla nascita delle grande dinastie come quelle dei Medici, Borghese, Farnese, Aldobrandini, Chigi, Barberini, Colonna. Per lo più uomini di ingegno e lettere, conoscitori delle arti e amanti della musica, fondatori di preziose collezioni di marmi antichi, sculture e quadri. Chiamato in causa per la sua passione, che lo portò a costruire il casino sul Pincio, scrigno dei suoi tesori, Scipione Borghese, è ritratto da Ottavio Leoni. La galleria di effigi porta a guardare dritti negli occhi sfuggenti, intensi, sereni, accigliati degli alti dignitari del Sacro Collegio, in cui il pennello degli artisti dal XVI secolo al XX ha mirabilmente saputo trarre le caratteristiche fisionomiche e psicologiche. Caso emblematico, il cardinale Alessandro Farnese, attribuito a Raffaello, nipote di papa Paolo III, grande diplomatico e stratega, rivale per una vita del fratello Ottavio. Il ruolo dei protagonisti determina ovviamente una tipologia nelle composizioni e segni di "vita secolare" ben evidenti. L'abito cardinalizio, le mantelline, le mozzette, le vesti, le seggiole con frange, le tende di velluto da sfondo, i calamai di argento, permettono agli autori (Pulzone, Reni, Maratta, Podesti, Corvi, Bracci, Traversi, Voet, Gaulli, Baioni, Mengs) di esibirsi in lampeggiature di bianchi e luci cangianti, tour de force nella resa delle pieghe delle sete, nei riflessi del raso e dei metalli preziosi. Lucidamente verosimigliante, nel suo aulico e composto distacco, il prelato Silvio Valenti Gonzaga, di Pierre Subleyras, incarna il ritratto da "parata", preferito da molti suoi colleghi. La mostra, curata da Francesco Petrucci e Maria Elisa Tittoni (conservatore di Palazzo Chigi ad Ariccia e direttrice del Museo di Roma), si conclude con una galleria di foto di membri del "governo vaticano" (molti già in pensione), scattate da Marco De Logu, tra cui un sorridente primo piano di Joseph Ratzinger, ai tempi in cui era prefetto della congregazione della Dottrina per la Fede.
Roma, la storia rosso porpora
La mostra "La porpora romana" si tiene a Palazzo Braschi e celebra la storia della Chiesa attraverso 70 capolavori di maestri dal Rinascimento al Novecento. L'esposizione esplora la vita e le carriere di cardinali e alti dignitari del Sacro Collegio, ritratti da artisti come Raffaello, Pulzone e Mengs. La mostra mette in luce la complessità e la ricchezza della vita dei cardinali, che spaziano dalle passioni personali alle missioni e alle alleanze politiche. La mostra è curata da Francesco Petrucci e Maria Elisa Tittoni e si conclude con una galleria di foto di membri del "governo vaticano".
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