Gli attivisti «no Mose» entrano negli uffici del Consorzio Nuova Venezia. Ma vengono sgomberati. Il sindaco Cacciari e il ministro Di Pietro uniti nella condanna della protesta. Oggi la decisione del «Comitatone» sulla grande opera «La sede del consorzio Venezia Nuova è da ora la sede dell'assemblea permanente no Mose». Così il centinaio di persone che ieri mattina ha occupato i lussuosi uffici del consorzio che dovrebbe realizzare il progetto Mose. I giovani e meno giovani sono entrati in pochi minuti, megafono in mano per spiegare ai dipendenti che cosa stava accadendo. Alle sette dì sera, dopo nove ore di occupazione e l'incontro con tre parlamentari, la polizia e i carabinieri sono intervenuti sgomberando il palazzo. Gli occupanti, che hanno opposto una resistenza passiva, si sono sdraiati a terra e gli agenti li hanno trasportati fuori a forza Nuovo appuntamento oggi alle 14 in campo San Barnaba. L'assemblea permanente avrebbe voluto mantenere l'occupazione del consorzio fino a domani, ma le condanne della protesta hanno accelerato la decisione di sgombrare il palazzo. Domani a Roma si riunisce il «Comitatone» per l'ultimo voto sul progetto di paratie mobili pensato per la laguna di Venezia. Una riunione che in realtà è stata svuotata della sua autorevolezza, visto che il Mose ha avuto un via libera - seppure a maggioranza - dallo stesso governo. Il ministro delle infrastrutture Antonio Di Pietro la settimana scorsa ha infatti presentato, giocando d'anticipo, una delibera al consiglio dei ministri. Il documento dava il via libera al proseguimento dei lavori in laguna. La delibera è stata approvata con i soli voti contrari del ministro all'ambiente Pecoraro Scanio, e dei ministri Paolo Ferrero e Mussi e con le astensioni di Damiano e Bianchi. Che il voto chiesto da Di Pietro fosse, nei fatti, una forzatura, l'hanno segnalato anche i senatori dell'Unione che, in una interrogazione, sostengono: «Il voto del consiglio dei ministri ha scavalcato le prerogative del ministro dell'ambiente». I senatori ricordano, tra l'altro, la risoluzione del 20 luglio scorso della commissione ambiente del senato che faceva proprie le critiche e le preoccupazioni avanzate dal sindaco e dal consiglio comunale di Venezia per il pesante impatto ambientale del Mose. La commissione «invitava il governo ad avviare una verifica tecnica delle proposte di revisione progettuale degli interventi alle bocche di porto». L'opera non è provvista della necessaria valutatone d'impatto ambientale, poiché nel 2000 il Tar del Veneto aveva annullato il decreto negativo di compatibilità ambientale del 1998, per un difetto dovuto alla difformità fra il parere positivo della Soprintendenza di Venezia e quello negativo del ministro dei Beni culturali. Proprio l'assenza della «Via» fa dire ai senatori di non comprendere «i motivi della recente approvazione a maggioranza, in consiglio dei ministri» del progetto. Intanto, come hanno ribadito ieri i no Mose, i lavori alle bocche di porto per la realizzazione delle opere preliminari, continuano. Il Mose ha un costo previsto di 4,3 miliardi di euro. Soldi buttati via, secondo gli attivisti, ma anche secondo il comune di Venezia, sindaco Cacciari in testa e numerosi tecnici che sottolineano i rischi per l'ecosistema lagunare. Per il ministro Di Pietro, invece, quelle del comune sono motivazioni «insufficienti». Ieri i parlamentari Luana Zanella, Paolo Cacciati e Felice Casson hanno incontrato nella sede del consorzio i no Mose. Per Cacciari (Rifondazione) «siamo in presenza di un governo che rifiuta il confronto con il parlamento». Zanella (Verdi) invece rileva la spaccatura nell'Unione su questa questione: «Bisogna confrontarsi e non imporre alla cittadinanza opere di questa portata». Di Pietro dal canto suo ha subito condannato l'occupazione dicendo che «c'è bisogno di fermezza da parte dello stato, che non si lascerà intimidire». E sembra di risentire Pisanu e Berlusconi all'indomani dell'occupazione dei terreni di Venaus in val Susa. Condanna dell'occupazione anche da parte del sindaco Cacciari, secondo cui queste manifestazioni sono «totalmente controproducenti». In serata alla sede del consorzio Venezia nuova sono arrivate decine di persone, giovani e meno giovani a portare la solidarietà agli occupanti. La festa non c'è stata, la polizia è intervenuta prima.
Occupazione in laguna
Gli attivisti no Mose hanno occupato i lussuosi uffici del Consorzio Nuova Venezia, che dovrebbe realizzare il progetto Mose. La polizia e i carabinieri sono intervenuti e hanno sgomberato il palazzo. Gli occupanti si sono sdraiati a terra e sono stati trasportati fuori a forza. L'occupazione è stata condannata dal sindaco Cacciari e dal ministro Di Pietro. Il Comitatone, che si riunirà domani, ha già avuto un via libera per il progetto Mose dal governo. Il ministro Di Pietro ha presentato una delibera al consiglio dei ministri, che è stata approvata con i soli voti contrari del ministro all'ambiente Pecoraro Scanio.
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