Il nipote del sindaco guida lo stop al consorzio che fa i lavori Il Mose scatena una tempesta politica a Venezia, che vede coinvolta la famiglia del sindaco Cacciari, con il nipote no global-no Mose, Tommaso, figlio del fratello Paolo, deputato di Rifondazione comunista, guidare, ieri, l'occupazione a oltranza della sede del Consorzio Venezia Nuova, composto da una serie di imprese di costruzioni, tra le quali figurano anche Impregilo e Astaldi, che sta realizzando i lavori del Mose alle bocche di porto per conto del ministero infrastrutture-magistrato delle acque. Lavori avversati da sempre dagli ambientalisti e dai Verdi di Pecoraro Scanio, ora ministro all'ambiente. Blitz a sorpresa, alla vigilia della convocazione, domani, del Comitatone presieduto dal premier Romano Prodi che dovrà decidere sul proseguimento dei lavori di costruzione del Mose, il sistema di dighe mobili per la salvaguardia della città lagunare dal fenomeno dell'acqua alta. Progetto sostenuto ministro delle infrastrutture, Antonio Di Pietro, e appena riconfermato dal consiglio dei ministri che lo ha rifinanziato. Decisione, quella di palazzo Chigi, che ha suscitato l'ira del sindaco Massimo Cacciari, che ha condannato, però, il blitz no global del nipote. Il sindaco da tempo sostiene le soluzioni alternative al Mose delle quali si discuterà anche domani durante la riunione del Comitatone, che si annuncia rovente, spaccato com'è sull'opera che vede i rappresentanti del governo compatti, con una posizione unitaria a favore del Mose. Nel 2003, il Comitatone all'epoca presieduto da Silvio Berlusconi, con il sindaco della Margherita, Paolo Costa, ora europarlamentare, si era già pronunciato favorevolmente all'opera da 6 miliardi e che dovrà, secondo i programmi, essere conclusa entro il 2011. I lavori sono in corso da circa un paio d'anni e hanno raggiunto il 25 dello stato di avanzamento. A realizzarli è il Consorzio Venezia Nuova che ieri ha subito il blitz dei no global che, guidati da Tommaso Cacciari, leader del centro sociale Morion di Venezia, hanno occupato gli uffici paralizzandone l'attività. L'edificio, sede anche del magistrato delle acque, è presidiato dalla polizia. Non solo. Con una lettera consegnata ai deputati veneziani, tra i quali Paolo Cacciari, padre di Tommaso, ha chiesto lo scioglimento del Consorzio. Il nipote del sindaco ha investito della questione oltre il padre anche i parlamentari veneziani Luana Zanella (Verdi) e Felice Casson (Ds), rivale dello zio nella corsa per le elezioni amministrative, chiedendo che intervengano presso il governo per chiedere anche la sospensione dei lavori per le opere attinenti al Mose. La questione ha travalicato i confini veneziani e da Roma è rimbalzata anche a Bruxelles dove l'europarlamentare di Forza Italia, Renato Brunetta, che ha condannato il blitz dei no global veneziani, ha annunciato che presenterà un'interrogazione al parlamento e alla Commissione Ue. Sul piano locale, il blitz di Cacciari junior ha provocato l'attacco del presidente della regione, Gianfranco Galan, contro il questore di Venezia, Carlo Morselli, criticato per non essere intervenuto a impedire l'occupazione della sede del Consorzio Venezia Nuova in campo Santo Stefano. «Che dire di un questore», ha detto Galan, «che mai riesce a riportare ordine e sicurezza nel fronteggiare qualche decina di violenti, che ormai da tempo spaventano e minacciano i cittadini e i lavoratori di Venezia e del Veneto in più occasioni? Mi rivolgo al sindaco Cacciari e al ministro Amato», ha concluso il governatore, «affinchè vengano date direttive a chi non è in grado di darne allo scopo di garantire sicurezza e tranquillità ai cittadini di Venezia e ai lavoratori del Consorzio Venezia Nuova». A condannare l'intervento dei disobbedienti guidati dal nipote Tommaso è stato anche il sindaco Cacciari che ha invocato maggiore sicurezza per i cittadini di Venezia mentre il ministro delle infrastrutture, Antonio Di Pietro, ha bollato l'iniziativa dei no global veneziani come un «atto irresponsabile» e ha invocato maggiore fermezza da parte dello stato. Di un «attacco barbaro e incivile dei soliti noti violenti a Venezia» ha parlato l'europarlamentare Renato Brunetta, che ha chiesto al ministro degli interni, Giuliano Amato, «quali misure intenda intraprendere per riportare la legalità a Venezia», e al premier Romano Prodi «di intervenire pubblicamente affinchè sia ristabilito l'ordine pubblico e la legalità in una città così fragile e così esposta, anche nella sua immagine internazionale, come Venezia». «Troppo spesso ormai vediamo prevalere l'illegalità di alcune frange estreme di gruppi riconducibili ai centri sociali e lo stato non può limitarsi a condannare i fatti violenti solo dopo che questi si sono verificati. Occorre agire, ne va della sicurezza dei cittadini e dell'immagine internazionale del nostro paese».
Venezia. Blitz no Mose spacca il Comitatone
I lavori del Mose, il sistema di dighe mobili per la salvaguardia della città lagunare dal fenomeno dell'acqua alta, sono avversati dagli ambientalisti e dai Verdi di Pecoraro Scanio. I lavori sono stati paralizzati dalla sede del Consorzio Venezia Nuova, composto da imprese di costruzioni tra cui Impregilo e Astaldi, che sta realizzando i lavori del Mose alle bocche di porto per conto del ministero infrastrutture-magistrato delle acque. Il blitz è stato guidato dal nipote del sindaco Massimo Cacciari, Tommaso, figlio del fratello Paolo, deputato di Rifondazione comunista.
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