A 40 anni dalla grande alluvione a Venezia si discute ancora su che cosa fare. Il comune di Venezia propone alcune alternative al progetto di dighe mobili (Mose) che era stato approvato anche dal consiglio comunale oltre a essere stato deciso addirittura con legge dello stato ed essere stato riconfermato qualche settimana fa dal consiglio dei ministri. Mercoledì si riunirà il Comitatone nel quale siedono, per la parte politica, i rappresentanti del governo, del comune di Venezia, e della regione Veneto. Il governo si presenterà con la proposta unitaria di proseguire con l'opera che è stata finanziata. Chi legge con attenzione le reazioni degli organi tecnici dei vari ministeri o enti chiamati a valutarle non può non trarne un'inequivocabile conclusione: o si completa il Mose, o non si fa più nulla. Le proposte alternative sono nove, o 11, a seconda del modo di classificarle, ma solo alcune vengono sostenute esplicitamente dal comune. Qui si prendono in considerazione quelle più rilevanti. Una proposta è caratterizzata dalle cosiddette «paratoie a gravità». Sostanzialmente, si tratta di un progetto Mose rovesciato, basandosi sugli stessi principi. Se ne distingue solo perché inverte la posizione del lato di impatto delle dighe che si aprono dalla parte della laguna, e non verso il mare, come fa il Mose. Tutte le relazioni si diffondono per evidenziarne i difetti e gli svantaggi rispetto al Mose. In realtà il progetto è teoricamente valido (almeno a me sembra). Il problema vero è un altro. Quale persona di buon senso dismetterebbe un'opera già progettata e approvata (espressamente, con legge dello stato) nonché in fase di avanzata realizzazione (secondo i tecnici è a oltre il 25 del totale) per avventurarsi in un'opera diversa, certamente meno sperimentata, non verificata e verosimilmente meno sicura (per il diverso ancoraggio sul fondo) ma comunque decisamente assai simile? Dismetteremo il Mose per farne un altro, o comunque un'opera assai simile, con analoghi costi, e certamente con maggiori pericoli e minore sicurezza? Raddoppieremo la spesa, tenendo conto di ciò che andrebbe gettato via, per avere meno? La risposta al semplice buon senso. Un'altra alternativa è certamente più interessante, ed è quella sulla quale il comune punta di più. Si tratta del progetto «Perla» che viene ripresentato con qualche modifica. In particolare, si tratterebbe di restringere le bocche lagunari con sbarramenti fissi ed eventualmente mobili (navi-porta), il che comporterebbe ovviamente una notevole riduzione degli scambi dei volumi acquei tra mare e laguna, calcolata in circa il 30. Questa soluzione secondo le relazioni non offre alcuna garanzia di difesa contro le acque alte eccezionali, ostacola fortemente la navigazione, riduce notevolmente la qualità delle acque all'interno (per il limitato ricambio), oltre ad altri inconvenienti minori. Dovrebbero perciò progettarsi altre opere di integrazione, e inoltre i restringimenti mobili (navi-porta) tenderebbero a diventare rigidi e fissi con l'eustatismo in aumento. Non a caso si prevede anche un terminal crocieristico all'interno della bocca di Lido. Il vantaggio vero sarebbe l'eliminazione della necessità delle dighe mobili. Ma i restringimenti fissi e semirigidi sarebbero «impattanti» quanto e forse più del Mose. Basterà riflettere che la bocca di Lido diventerebbe di 3 o 400 metri rispetto agli attuali 900, la corrente aumenterebbe notevolmente, e le navi avrebbero gravi difficoltà a manovrare, e ancora di più a ormeggiare. Qui, del resto, il problema non è solo tecnico, ma anche e soprattutto politico. Infatti il Mose è in fase di costruzione con una spesa enorme, ma con sicure garanzie di stabilità e di funzionalità (tra l'altro è l'unico sistema veramente flessibile, visto che le paratie possono essere sollevate a qualunque quota, e indipendentemente l'una dall'altra alle diverse bocche, il che consente interventi mirati, perfettamente adeguati alle singole necessità del momento). Rinunciarvi sarebbe una decisione assolutamente grave, perché significherebbe gettare al vento enormi risorse, e anche perché implicherebbe la necessità di ulteriori, ingenti spese per la costruzione degli sbarramenti fissi e mobili alle tre bocche. Personalmente non sono affatto convinto che il Mose sia, in assoluto, la migliore delle soluzioni possibili, così come scrivono i fautori del progetto (politici e tecnici). È però certamente la soluzione più studiata e sperimentata, quella che offre le più valide garanzie di funzionalità e di flessibilità. La riprova si ha proprio dall'inaccettabilità delle soluzioni alternative, per un verso o per l'altro tutte da scartare, o perché inidonee strutturalmente, o perché non ancora suscettibili di immediata realizzazione (per ragioni tecniche, politiche, e così via), e, tra l'altro, di uguale o maggiore impatto ambientale (almeno le dighe, se non attive, rimangono sul fondo, invisibili e inoffensive, al contrario delle barriere fisse e mobili). Qualcosa di assai positivo tuttavia nelle soluzioni alternative è presente. Tutte infatti riconoscono implicitamente, ma inequivocabilmente, che la salvaguardia di Venezia richiede opere importanti e urgenti e proprio alle tre bocche, per separare la laguna dal mare, e in modo da alterare il meno possibile il rapporto e l'equilibrio tra i due bacini. Forse si poteva fare meglio del Mose, ma il Mose è stata comunque una risposta appropriata e tecnicamente valida all'esigenza ricordata, una risposta messa a punto, ancorché faticosamente, dopo anni e anni di studi e di sperimentazioni. Certamente con il difetto di un forte impatto ambientale (a quanto pare, però, inevitabile con qualunque soluzione) e, verosimilmente, di un costo eccessivo, soprattutto nella fase della manutenzione. Ma se bocciamo anche il Mose, come si vuole, visto che nessuna delle opere alternative finora proposte appare accettabile, almeno nell'immediato, incorriamo proprio nel pericolo paventato e denunciato dai più lungimiranti. L'alternativa non sarebbe più tra il Mose e un'altra opera più valida o altrettanto valida, ma tra il Mose e il nulla, tra il Mose e altri decenni di discussioni senza serie prospettive, e probabilmente senza possibili traguardi. Con l'eustatismo che aumenta, e il rischio sinistro che incombe sulla città di un altro 1966. E non sarebbe responsabilità del caso o di estranei, ma nostra, interamente nostra, per non essere stati capaci di prendere una decisione tecnicamente e politicamente valida e tempestiva, pur dopo averne avuto ampiamente il tempo e l'opportunità. Procuratore generale della Repubblica a Venezia
Chi si prende la responsabilità del dietro-front sull'opera di salvaguardia?
Il comune di Venezia propone alternative al progetto Mose, un progetto di dighe mobili per proteggere la città dalle acque alte. Il governo si presenterà con la proposta unitaria di proseguire con l'opera finanziata. Le proposte alternative sono nove, ma solo alcune vengono sostenute esplicitamente dal comune. Una proposta è caratterizzata dalle cosiddette paratoie a gravità, che inverte la posizione del lato di impatto delle dighe. Un'altra alternativa è il progetto Perla, che prevede la restringione delle bocche lagunari con sbarramenti fissi ed eventualmente mobili, riducendo gli scambi dei volumi acquei tra mare e laguna.
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