Ci sono dei punti fermi come pietre e uno di questi le riguarda proprio, specie se sono antiche e rappresentano reperti archeologici. La loro tutela e salvaguardia tocca in maniera esclusiva allo Stato. Proprio su questo si stava bloccando uno dei progetti più innovativi nel campo della promozione turistico-culturale: il progetto della Fondazione per Aquileia. La città fondata dai romani, probabilmente su un preesistente villaggio celtico, viene considerata seconda solo a Pompei per la mole delle testimonianze latine che qui esistono da sempre. Non solo, ma possono godere di catalogazione, di un museo nazionale. Il fascismo negli anni '30, con l'evidente scopo di esaltare la latinità di queste terre di fronte al pericolo slavo, investì in diverse e grandi campagne di scavi. La leggenda narra che in ogni casa ci fossero un'antica anfora, monete e monili e che i contadini maledissero i resti antichi, perché, fatti affiorare dagli aratri, rovinavano le lame. Se negli ultimi decenni la situazione per quanto riguarda i controlli è cambiata, purtroppo è mutata anche per quanto riguarda gli scavi, ridotti di numero, spesso sacrificati a un edilizia che ha le sue pretese, nonostante tutte le norme a cui è soggetta. Una situazione difficile dunque, dove da una parte c'è la necessità di salvaguardare dal tempo statue e tombe allo scoperto e, dall'altra, la consapevolezza che le scoperte possibili sono ancora tantissime. Senza nulla togliere ai fasti di quella che veniva considerata la terza città dell'Impero romano, a nessuno può sfuggire l'importanza della presenza dei primi cristiani. Molti testi e affreschi sostengono che fu fondata dall'evangelista Marco e che da qui il Cristianesimo s'irradiò verso il Centro Europa e i Balcani. Un ruolo internazionale rimarcato dalla nascita del patriarcato di Aquileia e dal suo particolare essere Stato a guida religiosa. Se si aggiungono un bel po' di storie legate agli Esseni, alle eresie e ai roghi di streghe, quasi pane quotidiano di questi Paesi della Bassa friulana, appare chiaro quale eccezionale mix di cultura e turismo potrebbe venirne fuori. A questo hanno pensato i legislatori regionali quando votarono la legge che istituiva la Fondazione per attivare risorse ed energie per la promozione di Aquileia. Dimenticandosi il piccolo particolare delle pietre antiche. Legge impugnata dal Governo, mea culpa tecnico e istituzionale della Regione, chiamata in soccorso al ministro Rutelli del sindaco Alviero Scarel. Che non solo ha risposto, ma è venuto di persona ieri a informarsi sulla situazione. Nel municipio, accompagnato dal presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Riccardo Illy e dall'assessore alla Cultura Roberto Antonaz, il ministro ai Beni culturali non ha avuto esitazioni: «Aquileia deve diventare il secondo sito nazionale archeologico». Certo le difficoltà esistono, a cominciare dalle scarse risorse di cui il suo dicastero gode, lo 0,26 del bilancio, fino a quelle elencate dal sindaco, «la salvaguardia per la piccola amministrazione può diventare un peso», alla mancanza di un'adeguata rete di infrastrutture capaci di sostenere il progetto. «Ma la Fondazione - ha detto Rutelli - indica la strada giusta per unire le forze e lavorare insieme. Stato Regione, ente locale e privati». Pietre escluse, dunque va tutto bene. Dispensa ottimismo Rutelli anche quando, visitando il Museo nazionale, incontra una delle precarie che qui lavorano: «Entro cinque anni - la consola - il governo risolverà questo problema». Il segno più forte però lo lascia nella Basilica, che del patriarca Poppone porta il nome, quando sul libro degli ospiti illustri lascia scritto e firmato «l'impegno dello Stato italiano a collaborare per rendere questo luogo di fede, cultura e civiltà ancor più conosciuto non solo ai credenti, ma al grande pubblico degli amanti dell'arte e della cultura». Parole come pietre, appunto.
Aquileia, seconda Pompei
La città di Aquileia, fondata dai romani, è considerata seconda solo a Pompei per la mole delle testimonianze latine. La sua tutela e salvaguardia tocca allo Stato. Il progetto della Fondazione per Aquileia, che mira a promuovere il turismo e la cultura, è stato bloccato a causa della tutela delle pietre antiche. Il governo ha deciso di unire le forze con lo Stato, la Regione e i privati per risolvere il problema. Il ministro dei Beni culturali, Rutelli, ha affermato che la Fondazione indica la strada giusta per unire le forze e lavorare insieme.
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