Dopo trenta mesi di restauri arriva in anteprima mondiale, nell'Ala Mazzoniana della stazione Termini, il capolavoro di Caravaggio con la «Vocazione dei santi Pietro e Andrea» ritrovato nei magazzini delle collezioni reali inglesi da Sir Denis Mahon e Maurizio Marini. Gli unici leggeri danni alla tela sono quelli causati dalle pulizie delle cameriere di corte che ogni tanto passavano lo straccio sopra quel quadro lasciato ad annerire tra un camino e una sovraporta nel palazzo reale di Hampton Court. Questo è accaduto per secoli: da quando nel 1637 il dipinto che rappresenta la «Vocazione dei santi Pietro e Andrea» fu acquistato da re Carlo I e fino a che lo storico dell'arte Maurizio Marini non ha intuito che sotto il pesante strato di vernici e polveri si celava uno dei capolavori del Caravaggio. Intuizione poi avallata da uno dei massimi esperti dell'arte del '600, sir Denis Mahon. A raccontare l'avvincente storia del ritrovamento è Rupert Featherstone, senior painting conservator della Royal Collection Trust: «Vent'anni fa, quando per la prima volta posai lo sguardo sul dipinto adesso attribuito con certezza a Michelangelo Merisi, esso si trovava nei magazzini di quadri della Royal Collection, a Hampton Court Palace. Le mie prime impressioni non furono incoraggianti: il capolavoro era nascosto non tanto da un velo, quanto da una spessa cortina che oscurava quasi del tutto i colori e i valori tonali della composizione. Inoltre la superficie era così grigia e insatura che era quasi impossibile apprezzare la qualità dell'esecuzione. C'erano tuttavia degli aspetti positivi: l'illustre origine dai tempi di Carlo I e la potenza inventiva e compositiva». C'era soprattutto la certezza di Marini, uno dei più grandi studiosi di Caravaggio, il quale, avendo visto il quadro nei magazzini, era convinto che potesse trattarsi di un'opera originale. «A mettermi in allerta che forse avevamo davanti qualcosa di diverso da una copia - racconta Marini - è stata la tela, che aveva un'aggiunta. I copisti, sapendo già le dimensioni dell'opera, non avrebbero avuto pentimenti nella sua realizzazione. Così, quando ho potuto analizzare più da vicino il dipinto, con un faro antiaereo sparato sulla superficie annerita, ho visto subito i pentimenti e il classico modo di lavorare di Caravaggio con le caratteristiche incisioni sulla preparazione di fondo. Ma non è stato semplice convincere i funzionali della collezione reale a farlo restaurare per capire cosa ci fosse davvero sotto lo strato di vernici ossidate. Ci siamo riusciti solo con l'aiuto di Sir Denis, consigliere di Elisabetta II». Così, dopo trenta mesi di lavori, il capolavoro ritrovato viene presentato in prima mondiale a Roma. «A rivelare la mano di Caravaggio - dice Vittorio Sgarbi che sta lavorando per esporre il dipinto a Palazzo Reale di Milano prima che faccia ritorno a Londra - è il pensiero più veloce della pittura, che nei dettagli può diventare sommaria, ma nel complesso dimostra la grandezza del genio». Gli stracci delle cameriere hanno lasciato soltanto leggere abrasioni. Per il resto la tela è intatta e sono riemersi nella loro brillantezza originale il rosa e il cremisi della veste di Cristo, il blu verdastro del suo mantello e l'intenso ocra giallo degli abiti di Pietro. «A risentire dell' incuria - spiega Marini - sono solo i bruni, che qui sono presenti in misura minore rispetto al periodo napoletano di Caravaggio. Quando l'opera è stata dipinta, molto probabilmente nell'anno 1600, l'artista era a Roma e doveva far vedere quanto era bravo, mentre a Napoli era dominato dall'urgenza e per far presto usava molto il nero di bitume». È scomparsa anche l'espressione corrucciata che sfigurava la fronte del Cristo: i restauratori hanno scoperto che l'effetto era stato creato inavvertitamente da qualche vecchia ripittura, rozzamente applicata su alcune parti mancanti, poi scolorita per dare l'effetto di rughe d'espressione. Il dipinto delle collezioni reali inglesi è affiancato in mostra da una piccola serie di capolavori caravaggeschi provenienti da collezioni private. Tra gli altri il «Sacrificio di Isacco» del New Jersey, il «San Giovannino alla sorgente» di Varese, «La resurrezione di Lazzaro» e «L' adorazione dei pastori» di Messina. CARAVAGGIO. Ala Mazzoniana della stazione Termini, tel. 06.48900575. Fino al 31 gennaio, tutti giorni dalle 10 alle 20
Un faro antiaereo e spunta Caravaggio
Il dipinto "Vocazione dei santi Pietro e Andrea" di Caravaggio è stato restaurato e presentato in anteprima mondiale all'Ala Mazzoniana della stazione Termini a Roma. Il quadro era stato nascosto nei magazzini delle collezioni reali inglesi da Sir Denis Mahon e Maurizio Marini per trent'anni. Gli unici danni alla tela erano quelli causati dalle pulizie delle cameriere di corte che lo avevano lasciato ad annerire tra un camino e una sovraporta nel palazzo reale di Hampton Court. I restauratori hanno scoperto che il dipinto era originale e non una copia, grazie all'analisi di Marini e al supporto di Sir Denis.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo