Mercoledì la scultura sarà presentata al pubblico nella sala delle «Oche» in Campidoglio L'inquietante busto è stato sottoposto per cinque anni a restauri conservativi ANCORA pochi giorni e la misteriosa e inquietante Medusa del Bernini, dopo quasi cinque mesi di restauri, tornerà nella propria sala dei Musei Capitolini detta delle Oche. Infatti mercoledì 22, alle ore 17.30, sarà presentato al pubblico il busto della Medusa, riportato allo splendore originale. E se non fosse per la mancanza di ben cinque teste di serpenti, comunque divelte non meno di duecento anni fa, Gian Lorenzo Bernini stesso ne rimarrebbe stupefatto. Il restauro conservativo dell'importante opera berniniana è stato completamente finanziato dalla Federazione Italiana Tabaccai, il cui progetto FIT per l'arte e la cultura proprio in questi giorni compie dieci anni. «Il nostro intervento sul busto - dice il restauratore Tuccio Sante Guido - è stato preceduto da una serie di indagini conoscitive utilizzando le migliori tecniche, scientifiche e strumentali oggi conosciute; per esempio sono state fatte fotografie a infrarossi sul marmo ma non è stata utilizzata apparecchiatura, laser, e solo successivamente è stata stabilita la procedura da seguire, la cosiddetta "a tamponcino", fra le più tradizionali e meno inquinanti. Il problema principale era infatti rappresentato dalla stratificazione delle polveri dovute al tempo e dall'inquinamento di cui oggi noi, e un po' tutte le cose, soffriamo». Il Busto in marmo di Medusa, conservato fin dal 1731 nelle sale del Palazzo dei Conservatori presso il Campidoglio, è una delle opere più inquietanti e interessanti del Bernini. Medusa, realizzata tra il 1644 e il 1648 dal principe degli scultori barocchi italiani, è rappresentata nel momento in cui i capelli vengono trasformati in serpi. Osservando l'espressione della bocca e delle guance stravolte dalla sorpresa e dalla disperazione, l'artista ha voluto rappresentare nella scultura il momento saliente del passaggio dalla bellezza di Medusa al nuovo status di mostro infestante. Un'azione transitoria quindi e al tempo stesso la complessità dello stato d'animo umano, quello della donna colta nell'istante in cui prende coscienza della beffa, del dolore e dell'angoscia. La scena, così viva e coinvolgente, nonostante la durezza della materia del busto, fece nascere al conterraneo poeta napoletano Gian Battista Marino la poesia intitolata appunto Medusa. Ancor viva si miraMedusa in viva pietra:e chi gli occhi in lei gira,pur di stupore impetra.Saggio Scultor, tu così '1 marmo avivi,che son di marmo a lato al marmo i vivi. L'opera ritrae la Gorgone Medusa, una bellissima giovane mortale che ebbe la sventura di incontrare e accettare l'opera seduttrice di Poseidone. Il Dio del mare e dei terremoti consumò i suoi amplessi con Medusa all'interno di un tempio dedicato ad Atena. Quest'ultima, gelosa, punì la-ragazza trasformando le sue chiome in serpenti e dandole lo spaventoso potere di pietrificare chiunque avesse incontrato il suo sguardo. Questa la leggenda. Alcuni storici dell'arte hanno letto nell'atroce espressione di Medusa lo stato d'animo vissuto dal Bernini in quegli anni in cui era caduto in disgrazia, a favore del concorrente Francesco Borromini. Erano i primi anni di pontificato di Papa Innocenzo X Pamphili, tra il 1644 e il 1648, quando l'artista fu allontanato dalla corte pontificia e la sua fama fu temporaneamente oscurata. Probabilmente si trattò di una vena inventiva condizionata sia dal momento sfavorevole sia dall'esigenza impellente di dover dimostrare la sua grande bravura «meravigliando» lo sguardo dell'osservatore.