MENO 38. Sul totale previsto di appena 18 milioni di euro, bisogna sottrarre il 38; quasi 7 miliardi che vanno in economia. Con questa "offerta più vantaggiosa" inizia la nuova storia della villa romana del Casale in quel di Piazza Armerina. Regnando Vittorio Sgarbi e la Trinità Granata-Pagano- Cuffaro. Bella gente, tutta dalle nostre parti, tranne il bel Vittorio di origini celtiche. Collante di tutto il centro siciliano del restauro con l'architetto Guido Meli capo indiscusso, aiutatissimo da uno stuolo di consulenti, straordinari personaggi destinatari di un incarico non per concorso o per bando ma prescelti sul mercato "intuitu personae". Professionisti, ormai entrati nella leggenda del monumento e come tali meritevoli di una gazzetta ufficiale che ne pubblichi i loro nomi ed il loro curriculum. Dunque, - 38. Per la Regione è l'offerta più vantaggiosa e come tale va presa al volo. Se avessero vinto la gara con ribassi minimi sarebbero entrati nella contabilità delle imprese ben 7 miliardi; invece tali somme vanno accantonate. Ci si domanda come possano nascere offerte così vantaggiose. Intanto va detto che si ottengono questi risultati solo perché si scelgono modalità di gara che privilegiano l'offerta. Ma torniamo all'appalto per il restauro della villa del Casale. Delle due, l'uno. O erano sbilanciati i prezzi del capitolato di gara o si può intravedere un campo di intervento nel quale l'impresa tenterà poi di recuperare quanto sulla carta ha rinunciato al momento dell'offerta e in tal caso i protagonisti non sono più i muratori, gli ebanisti, i restauratori e le maestranze ma bensì a metodologie che appartengono ai giudici, agli avvocati ed alle sentenze più o meno esecutive. Se la Regione avesse fatto ricorso all'appalto concorso o alle offerte migliorative oggi non saremmo qui a bagnarci prima che scenda la pioggia. Un piccolo esempio: ve lo immaginate il restauro della Cappella Sistina affidato all'offerta più vantaggiosa per il Vaticano? Così è accaduto per i mosaici di Piazza Armerina. A questo punto non si capisce perché la Regione prima con Granata e poi con Cuffaro e Pagano imboccati da Berlusconi abbiano deciso di ingaggiare Vittorio Sgarbi nominandolo commissario per la villa del Casale. Avrebbe dato il buon Vittorio il restauro del San Girolamo di Antonello all'artigiano che avrebbe concorso con l'offerta più vantaggiosa? Un'ultima domanda: Vittorio Sgarbi oltre che critico di razza è anche un buon amministratore e sa perfettamente quando un progetto va considerato esecutivo e quando non è degno di questa valutazione. Chi meglio di lui, che ha saggezza e competenza può tranquillizzarci sullo stato delle cose? Del resto, se non avesse avuto queste caratteristiche illustri uomini come Granata., Cuffaro, Pagano, Berlusconi, mai lo avrebbero messo a capo di una intrapresa culturale comeappunto il restauro della villa del Casale.
Villa del Casale in "economia"
La Regione ha assegnato l'appalto per il restauro della villa romana del Casale a Vittorio Sgarbi, con un prezzo di circa 7 miliardi di euro. L'offerta più vantaggiosa, che avrebbe dovuto essere di 18 milioni di euro, è stata sottostimata del 38%. Il restauro è stato finanziato con fondi della Regione e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. L'appalto è stato assegnato senza un concorso pubblico, ma con un'offerta "intuitu personae", ovvero scelta personalmente dal commissario. Il progetto è stato finanziato con fondi della Regione e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
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