Un padiglione tutto sardo PAESTUM. Una grande carta geografica al centro dello stand della Sardegna racconta con 128 simboli la storia millenaria dell'isola. In dodici metri quadri sono riportati i disegni di dolmen, nuraghi, menhir, bronzetti, templi punici e romani: basta un colpo d'occhio per viaggiare nel tempo e nelle civiltà che hanno popolato l'isola nell'antichità. Da Tiscali a Barumini, da Tharros a Sant'Antioco, da Nora a Cagliari e via continuando per un'infinità di iti-nerari che conducono dalla preistoria sino all'epoca romana. Qui a Paestum, nel centro esposizioni dell'hotel Ariston dove per quattro giorni si è svolta la Borsa mediterranea del turismo archeologico, la Sardegna ha fatto la sua parte mettendo in mostra un patrimonio che non ha nulla da invidiare alle altre regioni italiane o ai paesi stranieri ospiti. Quest'anno la Borsa è stata dedicata alla Grecia con i suoi gioielli dell'epoca classica. Un legame strettissimo con la storia di Paestum, fondata intorno al 600 avanti Cristo dai coloni Achei provenienti da Sibari. Nel giro di un secolo la colonia greca di Poseidonia (da cui è sorta la romana Paestum) diventò uno dei centri pù fiorenti del Tirreno. Le tracce di quella città sono i tre templi dorici, impareggiabile eredità di tutta la civiltà classica. Una delle meraviglie d'Italia, perfettamente conservati in un'area che ogni anno raccoglie un fiume di visitatori. A cinque chilometri dai templi di Nettuno e di Cerere, si svolge l'unica Borsa del turismo archeologico che mette a confronto gli operatori turistici con le istituzioni dei beni culturali. Con l'obiettivo di proporre a chi organizza i pacchetti viaggio in Italia e nel Mediterraneo le bellezze del patrimonio archeologico. Ieri e calato il sipario sulla Borsa che ha richiamato migliaia di visitatori, ma che ha vissuto sabato la sua giornata più importante con il workshop dedicato all'offerta turistica. Un centinaio di operatori (c'erano anche giapponesi, russi, americani, cinesi) hanno visionato le proposte che arrivano da tutte le regioni italiane, ma anche da Tunisia, Algeria, Marocco e quest'anno soprattutto dalla Grecia. La Sardegna ha partecipato con il padiglione della Regione autonoma organizzato, come sempre, dall'editore sassarese Carlo Delfino che ha piazzato al centro la sua spettacolare carta archeologica. È alla seconda edizione (appena uscita), l'anno scorso diffusa in 200 mila copie in cinque lingue attraverso riviste specializzate e uffici turistici. Attorno alla mappa gigante si affacciano gli stand delle province, per la prima volta presenti tutte insieme. Manca, è vero quella del Sulcis, ma in compenso c'è il consorzio Costiera sulcitana con i centri del Sud guidati da Pula-Nora. E c'è, unico comune nel padiglione regionale, il piccolo comune di Morgongio-ri che promuove i suoi menhir e i boschi sul Monte Arci dove sono state scoperte le officine di ossidiana, il prezioso oro nero della preistoria. Carlo Delfino, editore sensibile all'archeologia (è sua la fortunata collana di guide sui siti e i musei isolani giunta al quarantesimo volume) ha scoperto Paestum cinque anni fa. « Sono venuto qui quasi per caso e ho trovato che tutti gli stand sardi erano dispersi e confusi nel mare magnum della Borsa. Così ho proposto un progetto che riunisse la nostra offerta culturale sotto un unico denominatore comune». La proposta si è concretizzata con uno stand di 500 metri che raccoglie le tante proposte provenienti dalla Sardegna. Unico stand rimasto fuori e relegato in un angolo dell'esposizione è stato quello di Santa Teresa di Gallura, tra l'altro tra i primi comuni ad affacciarsi a Paestum sin dalle prime edizioni (quest'anno è la nona). «Siamo rimasti esclusi per un banale problema burocratico» spiega Adriana Riva, responsabile dell'ufficio turistico comunale: «Comunque, abbiamo avuto tanti visitatori che hanno mostrato un grande interesse e anche una buo[]