Convince i Cechi la petizione partita dal Polesine - ROVIGO - SONO NOMI CHE non compaiono nei manuali scolastici, eppure la Storia ha affidato lo-ro una primogenitura, sia pure tragica e di triste memoria; hanno inaugurato i ceppi dello Spielberg, la fortezza asburgica divenuta famosa e conosciuta in tutto il mondo grazie al libro Le mie prigioni di Silvio Pellico. Sono i carbonari del Polesine che non realizzarono il sogno di vedere l'Italia unita e indipendente ma divennero comunque, anche in virtù della pena espiata nel carcere moravo, emblema imperituro delle precocissime istanze libertarie fiorite nascostamente in tutta Italia sotto i dominii austriaco, pontificio e borbonico. Una rete cospirativa nazionale e internazionale già evidenziata nell'importante convegno di studi organizzata dall'Associazione Minelliana nel 2002 e documentata nel corposo volume degli atti «La carboneria, la nascita della nazione» edito dalla stessa Minelliana nel 2004. Anche per questi precedenti, allorché un settore del maniero, ora di proprietà della municipalità ceca di Brno, sembrava correre il rischio, nel 2005, di perdere la sua identità di testimonianza risorgimentale per trasformarsi in Suno dei tanti hotel di lusso com'è usanza ormai diffusa di questi tempi nei musei d'arte stranieri («Assorbe un milione e mezzo di euro l'anno, troppo caro mantenerlo», fu la giustificazione del Comune sulla cui collina sorge la fortezza) proprio dal Polesine è partito il movimento teso a salvaguardare la destinazione pertinente alla prigione dove morirono di stenti proprio due dei patrioti di Fratta Polesine, Antonio Villa e il conte Fortunato Oroboni. Il paese natale li celebra fin dal 1867 con un monumento. E sempre qui, da cinque anni, una puntualissima rievocazione storica ricorda il fatidico banchetto dell'I 1 novembre 1818 in seguito al quale scattarono le manette ai polsi dei membri della setta (e da quest'anno sul muro della villa Molin-Avezzù, teatro dei luttuosi eventi, compare un'iscrizione commemorativa su testo di Mario Cavriani, uno dei più convinti assertori della necessità di non disperdere questo patrimonio umano e ideologico). E da qui nel maggio 2005 è partita la petizione (poi sottoscritta dalle principali municipalità italiane, da Milano a Venezia, a Mantova, a Brescia, a Firenze che ebbero anch'esse concittadini prigionieri laggiù) indirizzata dal sindaco Riccardo Resini al collega di Brno, Richard Svoboda, perché recedesse dalla decisione di snaturare quel luogo, che nel 1997 ha assunto, non a caso, il nome di «Carcere delle Nazioni» per il ruolo, ricoperto fino a metà del secolo scorso, di luogo di detenzione di tanti patrioti europei (anche ungheresi, polacchi, cechi, tedeschi) in lotta per la libertà della loro terra. Le pressioni internazionali, tra cui un'interrogazione parlamentare dell'onorevole Andrea Colasio della Margherita, hanno sortito l'effetto sperato: lo Spielberg rimarrà museo, anzi diventerà la sede di una sezione staccata dell'istituto italiano di cultura di Praga nonché di consolato onorario che daranno impulso allo sviluppo delle relazioni culturali ed economiche fra Italia e Repubblica Ceca, come ha confermato di recente Pavel Ciprian, il direttore del Museo Spielberg, quest'anno ospite d'eccezione della quinta edizione di «Fratta Carbonara». «Mentre a Rovigo trarrà nuovo impulso il Centro Studi sulla carboneria promosso dalla Minelliana, ospitato presso il locale Archivio di Stato», spiega Mario Cavriani, che dell'intera operazione-salvataggio è stato lo stratega e che con la sua associazione su sollecitazione di noti storici del Risorgimento italiano come Franco Della Peruta, da tempo ha favorito la ripresa di studi su questo misconosciuto periodo storico. «Faccio anzi un appello agli studiosi delle Marche perché a loro volta approfondiscano il fenomeno Carboneria nel loro territorio. E così pure la rete dei rapporti esistenti con altri gruppi settari del Lombardo-Veneto e dell'Emilia. In fondo la scoperta della società segreta in Polesine da parte della polizia austriaca deriva proprio da una soffiata partita da Macerata, da Fermo, dalla confessione di quel Paolo Monti, responsabile della fallita insurrezione del 1817 e cugino della nostra Cecilia Monti d'Arnaud, anche lei di Fratta, tra le cospiratrici più attive nel diffondere lungo l'asta del Po e nel Veneto gli ideali bonapartisti della società segreta francese della Spilla Nera». Un buon aiuto nel riallacciare tutti i fili di una vicenda ancora piena di lati oscuri potrà venire dai 21.500 documenti conservati al Museo regionale moravo di Brno, che, grazie all'aiuto della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova-Rovigo, attendono di essere prossimamente digitalizzati dopo l'acquisizione in versione informatica della serie dei Costituti Carbonari conservati all'Archivio di Stato di Milano. «Possiamo ora, con quest'altra ricca mole di dati, del tutto inediti, diventare veramente un punto di riferimento d'interesse europeo per la consultazione e la ricerca sull'argomento», conclude Cavriani, convinto che, in fondo, il nostro presente sia frutto anche di quel passato.
Rivincita dei carbonari: la prigione di Silvio Pellico non diventerà un hotel
Il Polesine, un paese in provincia di Rovigo, ha partecipato alla carboneria, una società segreta che si oppose all'occupazione austriaca e borbonica in Italia. I carbonari del Polesine non riuscirono a realizzare il sogno di un'italia unita, ma divennero comunque un emblema delle istanze libertarie in Europa. Nel 2005, il Comune di Brno, in Cecenia, sembrava trasformare il forte dello Spielberg, un luogo di detenzione dei carbonari, in un hotel di lusso. Tuttavia, grazie a una petizione partita dal Polesine, il forte è stato salvato e ora è diventato un museo e sede di una sezione dell'Istituto Italiano di Cultura di Praga.
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