L'allarme al meeting della Bagnata: Italia sempre più in crisi - LA BAGNAIA (Siena) - IL MERCATO del turismo sembra non conoscere stagnazione. Anzi. Marcia a ritmi di crescita del 4-5 annuo. I turisti globali son passati in pochi anni da 456 milioni a 800 milioni e nel 2010, se le stime verranno confermate, raggiungeranno quota un miliardo di persone. Un decimo di questi vacanzieri, quindi all'incirca 100 milioni, forma il cosiddetto turismo d'elite, gente che può spendere più di 500 euro al giorno per la sua vacanza. «Ma noi questo turismo non riusciamo più a intercettarlo per un fatto molto semplice: siamo cafoni. Non riusciamo a fornire quei servizi d'eccellenza che tale turismo richiede. Siamo così cafoni e maleducati, così scarsamente attenti al turistae soprattutto al turista miliardario da non poter pretendere altro che il cosiddetto turismo mordi-e-fuggi. E per questo scivoliamo sempre più in basso nelle classifiche fra i paesi turistici». Un paese cafone, maleducato, incapace di attrarre i nuovi ricchi del turismo d'elite. Nel giorno di chiusura del Meeting sul Turismo, organizzato dalla Confesercenti nel verde senese della Bagnaia, il sociologo Domenico De Masi, chiamato a definire gli obiettivi e il futuro del comparto, ha lanciato il suo grido d'allarme contro l'Italia cafo-na. Un grido d'allarme, provocatorio ma documentato. Secondo la ricerca svolta da De Masi, l'Italia è infatti un paese che non sa più fornire eccellenza. E' un paese grossolano, maleducato. «Il problema ha detto il sociologo, suscitando attenzione nella platea è che il turismo è un fatto sistemico: se vengo qui a Siena e uso i suoi alberghi, i suoi taxi e i suoi negozianti ma il giornalaio è cafone, me ne vado con l'idea che tutta la comunità sia cafona». Non solo. SECONDO De Masi, anche il personale che lavora nel settore turismo, non sempre è all'altezza del compito che svolge. Tutt'altro. Spesso mette in mostra approssimazione, mancanza di formazione: «II turismo d'elite chiede qualità: non la gentilezza del cameriere, ma una raffinatezza del servizio complessivo che noi oggi non riusciamo ad avere. Io ha poi spiegato con un esempio efficace ci ho impiegato 10 anni a far capire ai camerieri di Ravello, che vengono da decenni di fame, che non devono insistere a riempire il piatto di pasta dei turisti perché il turista di Ravello è ricco ha il problema di non ingrassare». NON C'È FORMAZIONE e non c'è educazione. Per questo il turismo d'elite si allontana pian piano dal nostro paese, privilegiando altre mete, altre destinazioni. E non può essere certo, nel caso, un problema di prezzi ad allontanarlo: «Quel turismo lì non sta attento al prezzo più basso ma al rapporto qualità prezzo. E poi, finiamola di dire che i nostri prezzi per fornire cultura siano alti». Un'analisi dura, dunque quella di De Masi, un'analisi tesa però a destare il Paese, a far suonare la campanella d'allarme soprattutto nelle stanze della politica, che fin qui hanno guardato al settore con noncuranza, convinti che le cose andassero a prescindere. Invece i numeri di oggi sono spietati. NEGLI ANNI 70 l'Italia era il primo paese turistico del mondo, oggi siamo al quinto posto e nel 2020 se le cose non cambiano, scivoleremo al settimo posto. Ci hanno superato paesi come la Francia (al primo posto nel mondo con 75 milioni di turisti l'anno), gli Stati Uniti, la Cina e persino la Spagna. Non solo il nostro quinto posto, con 37 milioni di turisti l'anno, ci è insediato persino dalla Gran Bretagna, se si considera che 10 milioni di viaggiatori sono turisti religiosi che vengono in Italia solo perché attirati dal Vaticano. Serve dunque un salto di qualità, servono idee nuove («La Chiesa ne ha di straordinarie, come il giubileo o la santificazione di padre Pio», ha chiosato provocatoriamente De Masi) se si vuole che il turismo resti una fonte significata del Pii del nostro Paese (oggi rappresenta l'I 1,4, ma in Francia è il 12 e in Spagna addirittura il 19.).
Belpaese ma siamo cafoni Così perdiamo i turisti ricchi.
Il sociologo Domenico De Masi ha lanciato un grido d'allarme contro l'Italia, affermando che il paese è infatti un "paese cafone, maleducato, incapace di attrarre i nuovi ricchi del turismo d'elite". Secondo De Masi, l'Italia non sa più fornire eccellenza e il turismo è un fatto sistemico, quindi se i turisti globali non sono trattati con qualità, non torneranno. De Masi ha anche affermato che il personale che lavora nel settore turismo non sempre è all'altezza del compito che svolge e che non c'è formazione e educazione. Ciò ha portato il turismo d'elite a allontanarsi dal nostro paese, preferendo altre mete.
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