L'inchiesta di Polis questo mese affronta un crocevia del passato ora Provincia isolata del presente: Benevento, che intercetta oggi appena il 2 della spesa turistica e dei flussi degli stranieri in Campania e non ha conosciuto lo stesso sviluppo industriale di Avellino. Per lasciarsi alle spalle questa condizione Benevento gioca la carta del turismo, dello sviluppo sostenibile e della ricerca. Fiore all'occhiello è il Marsec, il centro di monitoraggio satellitare. Anche le imprese sono pronte al grande salto, ma chiedono di investire di più per le infrastrutture. Spezzare l'isolamento: le chiavi sono turismo e sviluppo sostenibile Anche le imprese hanno deciso di correre sul binomio tradizione-ricerca ma chiedono più infrastrutture Gli ingenti fondi post-terremoto ed ex legge 488 non hanno attivato lo stesso processo di industrializzazione della vicina provincia di Avellino A Santi e streghe non riescono ancora miracoli e magie per spezzare l'isolamento di Benevento. Che il paragone non appaia irriverente, ma Padre Pio da Pietralcina 10 km dal capoluogo e le streghe che secondo la leggenda si danno qui appuntamento da tutto il mondo, non bastano a fare di questa provincia la terra dell'accoglienza e dello sviluppo economico. Da secoli le colpe dell'isolamento sono addebitate alla carenza infrastnitturale, che costringe Benevento a camminare in salita. Del resto questa provinciala più piccola della regione con 287mila abitanti, di cui Ó3mila a Benevento è abituata da secoli ad andare controcorrente; enclave dal 1077 al 1860 dello Stato Pontificio quando il Sud era in mano ai Borboni, si è ritrovata "afascista" quando il saluto romano si alzava in tutta la Penisola. Persino nello sport Benevento va controcorrente. Mentre l'Italia impazzisce per il calcio qui, da 40 anni, si pratica il rugby. L'Antares è seconda in classifica in serie A e da sempre nel settore giovanile contende il primato ai club più blasonati. E Benevento va (finora) controcorrente anche nella permeabilità alla camorra, che non ha grandi affari su cui speculare. Con queste premesse di clausura storico-culturale Benevento non poteva che sviluppare una società e un'economia arroccate su se stesse e restare un feudo bianco anche dopo la Guerra. «Qui spiega Giancristiano Desiderio, trentottenne scrittore e intellettuale liberale la politica decide ancora tutto. Paradossalmente proprio quando tocca, in credibilità e popolarità, E punto più basso. Qui, come in tutto il Sud, politica vuoi dire spesa pubblica E allora non si può fare a meno di vivere di politica». «Per rompere l'isolamento aggiunge Carlo Panella, giornalista di sinistra e anima critica della città Benevento deve continuare nella sua rivoluzione genetica». Ma non si parte da zero. Anzi. La strada è stata tracciata da quello che è considerato tra i migliori politici della recente storia beneventana: Carmine Nardone, Ds, dal '99 presidente della Provincia. Giovane non è più (è del '47) eccentrico lo è sempre stato (oltretutto è rosso in terra bianca), ha avuto il merito di puntare sull'Università e sulla ricerca. I fatti gli danno ragione: il Marsec (il centro di monitoraggio satellitare delle aree del Mediterraneo) è un gioiello che collabora con la Nasa da anni. Una storia di successo anche quella del centro di eccellenza sul software Rcost, o quella del Centro di genomica e proteomica per la qualità e l'eccellenza alimentare. Ci sono tutte le premesse perché anche il "Mediterranean Institute of biotechnology" faccia decollare la cooperazione scientifica con l'Istituto per la genetica del cancro della Columbia University, dove lavora un cervello beneventano costretto a emigrare: il quarantatreenne scienziato Antonio Iavarone. Storia, ambiente e cultura Benevento ha comunque altre carte da giocare: storia, ambiente e cultura per un turismo integrato che qui non ha ancora messo radici La provincia intercetta appena il 2 della spesa turistica (24 milioni) e dei flussi degli stranieri in Campania (39mila unità). I dati più bassi in regione secondo le statistiche dell'Ufficio italiano cambi. Un paradosso in un'area che ha visto passare Greci, Goti, Longobardi e Romani, che secondo la leggenda si arresero ai Sanniti nel 321 a.C. nella battaglia delle Forche caudine. Tutti hanno lasciato incantevoli tracce ancora visibili e fruibili. Eppure la storia dice che l'accoglienza è precaria: gli alberghi sono pochi e di non eccelsa qualità anche quando espongono quattro stelle. Del resto a che servono se i visitatori sono pochi e il turismo religioso mordi-e-fuggi di Pietralcina tiene in piedi a stento le strutture del Convento? L'industrializzazione "coatta" che ha toccato la vicina provincia di Avellino qui non ha invece lasciato troppe tracce. I fondi post terremoto ed ex legge 488 sono arrivati a vagonate eppure niente fabbriche o ciminiere. L'unica impresa storica, di fama mondiale, è quella della famiglia Alberti che produce il Liquore Strega fin dal 1860. Dove, in parte, siano finiti i soldi è un altro discorso, ma se si gira per l'area industriale beneventana di Ponte Valentino, le cattedrali nel deserto non mancano. In questa provincia che vuoi fare dello sviluppo sostenibile un altro grimaldello per divellere l'isolamento, non tutto gira ancora come dovrebbe. La recente classifica "LegambienteSole-24 Ore" sull'ecosistema urbano colloca il capoluogo all'87esimo posto in Italia. Che l'ambiente sia una priorità a parole e non nei fatti lo si capisce anche osservando in piena emergenza rifiutiche la città è sporca e i cassonetti straboccano di spazzatura ma-leodorante. «Noi spiega il sindaco Fausto Pepeproduciamo solo 0 4 dei rifiuti regionali e saremmo autosufficienti, ma siamo obbligati a smaltire nei nostri siti prima l'immondizia di Napoli». Quando si fa notare al sindaco che i contenitori della raccolta differenziata sono vuoti anche in piena emergenza, non può fare a meno di allargare le braccia e riconoscere che «l'educazione all'ambiente è la sfida che deve coinvolgere la città. Siamo indietro dieci anni rispetto al resto d'Itali a». A Benevento la raccolta differenziata è ferma al 10,7; ad Asti, in cima alla classifica, è al 61,1 per cento. Passi avanti deve fare anche la cultura, che vive di continui paradossi: in una città che annovera musei all'avanguardia, sei teatri, multi-sale cinematografiche, festival e rassegne estive a catena, il Premio Strega scivola sull'acqua. Paradossale è anche la storia della rassegna "Città spettacolo", in queste ore al centro di un fuoco incrociato di accuse tra maggioranza e opposizione per gli scarsi finanziamenti ricevuti. La partita delle imprese Lungo il binario turismo-ricerca vogliono correre anche le imprese, che mettono in guardia dai salti in avanti senza protezione. «Sposiamo le strategie turistico-ambientali e quelle dell'innovazione spiega Cosimo Rummo, presidente di Confindustria Benevento, imprenditore della pasta presente in tutto il mondo ma bisogna incentivare di più la ricerca e potenziare le infrastrutture per far viaggiare meglio merci, persone e idee. I Romani, con l'Appia che passa di qui, lo avevano capito che Benevento è un crocevia di sviluppo». Chissà cosa direbbero oggi i Romani se sapessero che l'area industriale di Benevento è priva dell'Adsl, l'"autostrada" telematica che è in grado più di ogni altra infrastruttura di rompere l'isolamento del Sud dal resto dell'Italia e del mondo. Ma al Sud il peggio non muore mai: nell'area industriale di Ceppaloni acqua, gas ed energia arrivano a singhiozzo. Dove non è riuscito Clemente Mastella non resta che sperare in un miracolo o in una stregoneria.