II piano particolareggiato è stato approvato dal Comune mezzo secolo dopo i bombardamenti della II Guerra mondiale Piazza Fontana, Sgarbi frena sul nuovo albergo L'assessore: progetto à modificare, iproprietari garantiscano il recupero del teatro Gemiamo IL CANTIERE II processo di ridefinizione di piazza Fontana comincia nel 1988, con un concorso vinto dagli architetti Pollini, Marini e Polin. Il 24 luglio 2003 il progetto ottiene l'ok dalla Commissione edilizia del Comune L'edificio è di quattro piani più un porticato ed è composto da tre unità. La prima ospiterà un albergo; la seconda attività commerciali; la terza dovrebbe consentire il recupero del Teatro Gerolamo C'è del clamoroso a Milano, ci sono voluti cinquant'anni per costruire un edificio normale, da molti ritenuto anonimo, in una delle piazze più famose della città: piazza Fontana. Che nel Cinquecento era sede del mercato, nel 1779 fu riprogettata dal Piermarini con la fontana realizzata nel 1782 dall'accademico di Brera Giuseppe Franchi e che vede affacciarsi l'ingresso del Palazzo Arcivescovile e la Banca dell'Agricoltura, dove con una bomba cominciò la strategia della tensione. A cinquant'anni dalle distruzioni della guerramentre in dieci anni a Shanghai sorgono tremila grattacieli e nel mondo si affacciano nuove espressioni della cultura architettonica Milano riscopre qui la linea alla Aldo Rossi (l'architetto contestato per il monumento a Pertini) e da il via libera a un anonimo edificio. Il processo che ha portato alla definizione di un Piano particolareggiato per piazza Fontana ha inizio nell'88, con un concorso regionale a cui parteciparono ottanta architetti e che vide vincitori Gino Pollini (capogruppo scomparso nel '91), Giulio Marini e Giacomo Polin. Nel '90, ricevono l'incarico della redazione del Piano particolareggiato, nel '94 la Regione lo approva e il 24 luglio 2003 ottiene l'ok dalla Commissione edilizia del Comune. Ora è giunto all'ufficio dell'assessore Vittorio Sgarbi, che ne ha parlato con il sindaco Letizia Moratti e con l'assessore Carlo Masseroli. E l'intenzione è quella di dialogare per migliorare un progetto che, ricorda l'assessore, «sentite 50 persone non ne ho trovato una che non sia rimasta perplessa». «È un progetto rigido, schematico, sembra fascista. Siccome non hanno ancora acquistato i materiali per il rivestimento, assieme all'architetto Roberto Peregalli abbiamo cercato di fornire dei suggerimenti ai progettisti per rendere meno rigido il modulo della facciata, e non solo, come pensano loro, inserendo del cotto, ma anche ceramica o altro. Inoltre abbiamo chiesto che vengano riservati come oneri spazi comunali e che si recuperi il Teatro Gerolamo. Loro mi sono parsi intelligentemente disponibili al dialogo». Anche il sovrintendente ai Beni architettonici, Alberto Artioli, intuisce che è bene fare qualcosa per renderlo, diciamo, più mosso. «Il progetto è arrivato da noi un paio d'anni fa e risultava vincitore di un concorso pubblico. Noi abbiamo detto "d'accordo, realizzate", ma abbiamo chiesto di evitare di trasformare la piazza in un boschetto come appare dal progetto. Certo, è un progetto uniforme, quasi tutto uguale. Sul volume non si può discutere, va bene, è simile ad altri edifici di corso Vittorio Emanuele; però si potrebbe cercare di dare discontinuità sui materiali. Magari cambiamo i tetti, facendoli in coppi e in rame, per far sembrare il tutto frutto di una stratificazione. Mi sembra che gli architetti abbiano recepito». L'edificio è di quattro piani più un porticato ed è composto da tre unità. La prima, situata all'angolo tra piazza Fontana e via Pattari, acquistata tramite un'asta pubblica dal gruppo StarHotel Rosa ospiterà un albergo. La seconda, venduta dalla Cariplo alla Ceschina, ospiterà prevalentemente attività commerciali. La terza unità, ali' angolo tra piazza Fontana e piazza Beccaria, dovrebbe almeno comprendere il recupero del Gerolamo.