Domani arriva ad Aquileia il ministro ai Beni Culturali, Francesco Rutelli. Negli ambienti romani si dice che non si muova in provincia, se non quando ha qualcosa di concreto da proporre. E questa è una buona notizia, visto il contenzioso nato a proposito della Fondazione proposta dalla nostra Regione. Su Aquileia è bene avere le idee chiare, perché non si tratta soltanto di salvaguardare il suo enorme valore archeologico, da seconda città dell'Impero romano, ma il suo ruolo - questo invece primario - come chiesa madre del Cristianesimo in Europa e poi come realtà istituzionale unica nel suo genere attraverso l'esperienza del Patriarcato. Tanto per essere molto chiari: di monumenti con lupe capitoline in piazza, uno basta e avanza. Di sottolineature della latinità, tanto care al fascismo, non si sente la necessità, visto che le forzature nacquero in una visione di contrapposizione ai popoli slavi, vera e propria negazione della missione in quelle terre della chiesa patriarchina. Il progetto Aquileia che va, dunque, presentato al ministro Rutelli deve avere questa caratteristica di globalità, questo tono europeo. Guai se le difficoltà nascessero in casa nostra, se si pensasse di più alla politica di cortile e, non ce ne voglia il sindaco Scarel, più ai condomini che non a dare lustro e dignità al luogo dove sbarcò Marco l'evangelista. Altri avrebbero costruito una cattedrale ma non noi friulani, talmente restii a riconoscere la nostra storia da aspettare secoli per poter scrivere la verità. Il caso del libro di Albino Comelli e Francesca Tesei "Giulietta e Romeo, l'origine friulana del mito" che ricostruisce e ricolloca la vicenda tra i palazzi udinesi, nulla toglie al capolavoro di Shakespeare, ma qualcosa aggiunge al nostro passato. Che gli inglesi ci copino non è comunque una novità: la Magna Charta è del 1215, lo statuto del Patriarcato di Aquileia del 1077. Ma non ne abbiamo mai fatto un dramma, solo che spesso non ce lo ricordiamo.