Alcuni dipendenti della Soprintendenza di Udine: «Molta disorganizzazione, troppo poco personale» «Li vede quei faldoni accatastati pieni di carte? Quello è il mio archivio. E li vede questi tre computer in più? Posso passare dall'uno all'altro, tanto non assumono nessuno per occuparli. E il lavoro intanto si accumula e le lungaggini aumentano».Eccole, raccontate da chi ci lavora, quelle Belle Arti friulane tanto temute da architetti e amministrazioni. Un gigante dalle armi spuntate, che può contare su 140 dipendenti (compresi quelli dei musei di Cividale e di Miramare), «una quarantina» dei quali a Udine, per occuparsi di «oltre 10mila immobili, 20mila opere d'arte "vincolate" e forse 100mila unità immobiliari che ricadono fra i beni paesaggistici». Troppo pochi uomini per poter lavorare bene, secondo alcuni dipendenti della sede udinese della Soprintendenza, che hanno scritto un documento-denuncia sulla «situazione di difficoltà» delle Belle Arti, cominciando dai due problemi più grossi: la «carenza organica di personale» ed una «lunga e grave mancanza organizzativa». Due nodi che vorrebbero fosse Francesco Rutelli a sciogliere. Non a caso, proprio alla vigilia dell'arrivo del ministro in Friuli, hanno affidato il lorocahier des doleances al deputato Ivano Strizzolo, che promette: «Mi farò portavoce di questi problemi con Rutelli e gli consegnerò il documento». Fra le richieste avanzate non solo un rimpinguamento dell'organico («da oltre 30 anni manca ilturn-over: qui ci servirebbero almeno 15 dipendenti in più»), ma anche «il rispetto degli obblighi contrattuali con il personale» e - e questa è la bomba - «la soppressione della Direzione regionale per i beni culturali e per il paesaggio», frutto della «trisezione» delle Belle Arti della regione che nel 2002 ha diviso l'istituto fino ad allora unico (e autore di «un grandissimo lavoro di restauro post-terremoto, ma purtroppo nel trentennale del sisma non siamo neanche stati citati») in tre: la direzione, la Soprintendenza archeologica e quella dei beni architettonici. Perché far piazza pulita della direzione? Non solo per tagliare «l'eccesso di burocrazia» e i costi («per tre dirigenti si spende molto più di quando era uno solo»), ma per riavere «il personale e l'autonomia di prima», dicono i dipendenti "ribelli". Un altro grosso problema è il valzer dei soprintendenti "ad interim". «Dal '91 ad oggi sono stati nominati solo dirigenti di prima nomina o, come oggi, supplenti a scavalco. L'attuale Soprintendenza ai beni architettonici è diretta da un soprintendentead interim, Luca Rinaldi, che dirige anche le Belle Arti di Brescia, Mantova e Cremona e che sarà in carica fino a dicembre 2007, come anche Fulvia Lo Schiavo, che guida la Soprintendenza archeologica». E poi? Se lo chiedono tutti i professionisti che devono avere rapporti costanti con le Belle Arti e si vedono sfilare davanti un balletto di dirigenti. Non sanno dare risposte i dipendenti "ribelli", ma hanno una soluzione alternativa per cancellare tutte le difficoltà. «"Cedere" le armi alla Regione con il passaggio di competenze già operato per altre regioni e province autonome».
Belle Arti nel caos, un documento a Rutelli
La Soprintendenza di Udine, che gestisce i beni culturali e paesaggistici del Friuli, è affrontata da problemi di disorganizzazione e mancanza di personale. I dipendenti, che hanno scritto un documento-denuncia, chiedono un rimpinguo dell'organico, il rispetto degli obblighi contrattuali con il personale e la soppressione della Direzione regionale per i beni culturali e per il paesaggio. I problemi sono legati alla carenza di personale e alla lunga mancanza organizzativa. I dipendenti chiedono anche la soppressione dei soprintendenti "ad interim" e la cessione delle armi alla Regione con il passaggio di competenze.
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