In questi ultimi anni nuove istituzioni museali e strutture permanenti sono nate un po' in tutta Europa. Questo perché c'è una maggiore consapevolezza nei diversi Paesi europei e mondiali delle proprie radici storiche, e del resto chi evolve la conoscenza di se stesso è anche in grado di dare agli altri un'immagine migliore e più consapevole. La struttura dei musei negli ultimi tempi sta evolvendo notevolmente, assistiamo infatti ogni giorno a una vera e propria rivoluzione che puù essere comparata con quella portata avanti nell'Ottocento, quando le cosiddette "arti minori" i prodotti industriali divennero oggetto di musealizzazione. Come ne'Ottocento era importante utilizzare il museo per rafforzare la cultura dell'innovazione che si era affacciata in quegli anni e che coìncideva con la rivoluzione industriale, oggi la nostra società non è da meno, e conosce se stessa anche attraverso il museo di una sua città. Il museo ci racconta, e noi spettatori rimaniamo in ascolto. Questo perché il museo non finisce mai di stupirci, e ogni volta che torniamo a visitarlo ci fa rivivere sensazioni nuove. Racconti per immagini che generano una forma di coinvolgimento senza pari su temi spesso non proprio consueti, ma di grande spessore culturale e storico. Proprio dai mille frammenti che compongono un museo, possiamo capire il carattere intrinseco della città che lo ospita e che si svela al visitatore-spettatore. Ed è proprio nell'ambito di questo argomento che parleremo di alcuni musei che si riaffacciano dopo anni di chiusura o che sono nati ex-novo, che ci portano ad avere uno sguardo sull'Europa. I casi più recenti riguardano la Francia, l'Austria e la Danimarca. Partiamo da Parigi, che dopo ben dieci anni riapre il Musée des Arts Décoratifs, uno dei più importanti al mondo in questo settore, che annovera tra le sue collezioni più di 10mila opere. Istituito nel 1905 ma chiuso dal 1996, il museo ha riaperto i battenti a metà settembre, dopo lunghi lavori di ristrutturazione, che lo hanno reso sfavillante come le collezioni che ospita al suo interno. Il museo, ubicato nell'ala Marsan all'interno del Palazzo del Louvre, originariamente avrebbe dovuto avere una propria sede per la quale il grande scultore Auguste Rodin aveva concepito niente meno che la celebre Porta dell'inferno, ma per vari motivi non se ne fece nulla. Nato nel 1882 e istituito nel 1905, sull'onda delle grandi esposizioni universali, pei volere di mecenati e collezionisti, il Musée des Arts Décoratifs ha sempre avuto come obiettivo quello di mantenere in Francia la cultura delle arti che perseguono la realizzazione del bello e dell'utile, come ci viene testimoniato dalla ricchezza delle sue collezioni che annoverano le più grandi manifatture, artisti, artigiani e creatori che hanno fatto la storia dello stile e del gusto francese, da Sèvres a Christofle, da Aubusson a Lalique, da Boulle a Le Corbusier, e del resto anche tutti gli stili sono presenti: dal Gotico al Direttorio, dall'Art Nouveau al Movimento Moderno, tutti organizzati in un lungo percorso cronologico. Ma l'unità di questo museo risiede anche nella sua pluralità, che gli permette di accogliere anche fondi specifici come le collezioni di moda, la galleria dei gioielli, il fondo della pubblicità, la collezione di giocattoli, che concorrono a creare una visione a tutto tondo sulle arti decorative. Gli interventi di restauro hanno interessato anche le immense vetrate dell'ala Marsan, che restituiscono al visitatore una meravigliosa vista sui giardini delle Tuileries. E' stato inoltre restituito al museo uno spazio espositivo di 6mila mq, che consente di esporre circa 5mila opere in maniera permanente, con una particolare attenzione alle nuove acquisizioni. Un museo al passo con i tempi anche per quanto riguarda il finanziamento della sua ristrutturazione, secondo lo stile anglosassone, che ha potuto contare su un contributo di 20 milioni di euro da parte del ministero della Cultura ai quali se ne sono aggiunti il frutto della generosità dei privati, a cui si deve anche il 95 delle donazioni. Il nostro viaggio ci porta poi a Graz, capoluogo stiriano già iscritto dall'Unesco nella lista del patrimonio mondiale dell'umanità, importante centro culturale austriaco, come ci dimostra la nuova sede della Alte Galerie, ubicata nello splendido castello barocco di Eggenberg. Progettato nel 1625 da Giovanni Piero de Pomis, riccamente affrescato e arredato in stile Rococò, al centro di un parco secolare, il castello, nelle sale situate al piano nobile, ospita ricche collezioni che vanno dal Duecentò al Seicento, con un occhio particolare verso opere stiriane com'è vocazione di un "museo regionale". Ovviamente ci sono opere importanti a livello europeo con nomi di spico quali Lucas Cranach il Vecchio, Giambologna, Brughel, Francesco Solimena e Luca Giordano, mentre tra gli artisti austriaci più rilevanti figurano Michael Pacher, Johann Michael Rottmayr e Sankt Lambrecht. Non manca infine una ricca collezione di l5mila incisioni fra cui figurano fogli di Durer, Piranesi e Callot, ubicati in un padiglione nel parco, consultabile solo su appuntamento. Infine il nostro ultimo appuntamento ci porta a Copenaghen, dove dai primi di ottobre lo Statens Museum for Kunst, la Galleria Nazionale di Danimarca, ha inaugurato il suo completo riallestimento delle oltre 1.600 opere che formano le sue collezioni. Il museo era stato inaugurato nel 1896 nella sua monumentale sede, realizzata su progetto di Vilhelm Dahlerup, che all'epoca esponeva il nucleo storico della collezione, costituito a partire dal Seicento dai re danesi. Una seconda significativa tappa della sua storia è l'inaugurazione nel 1998 della nuova grandiosa ala espositiva. Oggi lo Statens Musem for Kunst vive finalmente il momento conclusivo del suo processo di ampliamento e riallestimento, grazie alla riapertura delle sale del nucleo ottocentesco oggetto di un vasto complesso di restauro. E così finalmente possibile ripercorrere l'intero com plesso museale, composto di ben 30mila mq di superficie di cui più di 8mila riservati all'esposizione temporanea, tutto incentrato sulla "Strada delle sculture", un maestoso ambiente vetrato tutto dedicato a 150 anni di scultura danese, su cui si affacciano servizi e attività. Il dialogo tra due edifici collegati dal luminoso percorso interno, prende forma nel nuovo ordinamento della collezione che, lungo un percorso cronologico e nuclei tematici, espone 1.600 opere tratte da un fondo di 9mila tra dipinti e sculture, 300mila opere su carta e 2.600 gessi, che annoverano nomi quali Durer, Mantegna, Rubens, Rembrandt, Matisse, Modigliani, Munch, a cui va aggiunta una vasta selezione di grandi maestri danesi protagonisti della "Danish Golden Age" come Asger Jorn, C. W. Eckersberg e Per Kirkeby Interessante inoltre la scelta suggestiva di collocare la produzione di artisti contemporanei nelle sale ottocentesche e i grandi maestri del passato nelle ipertecnologiche sale della nuova ala. Una commistione felice tra antico e moderno.