Ci avevano già provato nell'aprile del 2005 con una raccolta di firme e con l'invio di 30 mila cartoline di protesta sottoscritte dai lavoratori del restauro e fatte recapitare all'allora ministro dei beni culturali, Giuliano Urbani. Gli stessi lavoratori ci riprovano stamani con una mobilitazione organizzata dai sindacati di riferimento, Filca Cisl, Fillea Cgil e Feneal Uil, a Roma, davanti al ministero dei beni culturali, decisa in seguito al fallimento degli incontri negli ultimi giorni di ottobre tra i sindacati di categoria e il sottosegretario Daniele Gattegno Mazzonis, circa la riapertura dei termini per la consegna delle certificazioni utili per accedere al titolo di restauratore di beni culturali e per lo slittamento della data fissata per la pubblicazione del dm, previsto per il 30 ottobre, che doveva definire modalità e tempi dell'esame. Tra le richieste anche quella di due tavoli di confronto interministeriali, insieme alle parti sociali, sulle regole degli appalti fra Mibac e ministero dei lavori pubblici e fra Mibac e ministero del lavoro sul mercato dell'occupazione, per arrivare a una normazione condivisa di questa fetta di mercato del lavoro e alla valorizzazione delle risorse umane impiegate. Intanto, proprio nei giorni scorsi, Mazzonis ha annunciato la firma del decreto che nomina una commissione di esperti che avrà il compito di definire gli standard professionali di chi lavora nell'ambito del restauro e dell'archeologia. Una firma che gli operatori del settore aspettavano da tempo, da quando cioè l'ex ministro Urbani aveva avviato un tentativo, incompiuto, di riordino del settore attraverso il dlgs 4204. Restava, infatti, da emanare un altro decreto che definisse i problemi irrisolti, come ad esempio gli standard formativi, la specifica delle mansioni in base al tipo di qualifiche e l'adeguato riconoscimento delle professionalità. Un iter definito ambiguo dai restauratori che hanno sempre sottolineato come solo lo 0,17 delle finanze nazionali viene destinato alla tutela del patrimonio culturale e ambientale. Una cifra inconsistente, denunciano i sindacati, che in questo contesto evidenziano anche la diffusa situazione di precarietà e sfruttamento nel settore. «In pratica, si maschera un vero e proprio lavoro subordinato», spiega il responsabile della Filca Cisl, Domenico Pesenti, «con forme di lavoro autonomo. In tal modo salta qualsiasi applicazione di quanto previsto nei contratti. La flessibilità non deve essere confusa con la precarietà; che va combattuta rendendola meno conveniente per le imprese dal punto di vista economico, mentre sul versante previdenziale riteniamo vada creato un sistema con pari costi e pari prestazioni previdenziali valido per tutti».
Resturatori in corteo al Mibac
I lavoratori del restauro e dell'archeologia hanno organizzato una mobilitazione davanti al ministero dei beni culturali a Roma, richiedendo la riapertura dei termini per la consegna delle certificazioni utili per accedere al titolo di restauratore di beni culturali. I sindacati di categoria hanno anche richiesto due tavoli di confronto interministeriali con le parti sociali per definire regole degli appalti e modalità dell'esame. Il sottosegretario Daniele Gattegno Mazzonis ha annunciato la firma del decreto che nomina una commissione di esperti per definire gli standard professionali del settore.
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