Novità anche per l'industria del settore: a marzo una conferenza sulle tecnologie per la cultura, campo in cui gli italiani sono leader. Il leader della Margherita vuole un luogo dove custodire e rendere accessibile i documenti storici che riguardano le aziende italiane "Voglio istituire un osservatono sulla cultura d'impresa presso il ministero dei beni culturali. Un luogo dove possa essere custodita la documentazione storica che riguarda le aziende italiane. Nella mia ultima visita all'archivio di stato ho avuto modo di visionare i vecchi marchi, i progetti imprenditoriali, le campagne pubblicitarie delle imprese italiane del secolo scorso. Ebbene, sono convinto che si tratta di un vero e proprio patrimonio culturale che ha bisogno di essere raccolto e localizzato in un luogo fisico, affinché gli italiani ne possano fruire liberamente. La mia non è una promessa vaga: vi do appuntamento al prossimo anno per controllare la validità di quello che dico». Con queste parole il vicepremier Francesco Rutelli ha strappato l'approvazione della platea di industriali riuniti ieri nella sede romana di Confindustria per il convegno "L'anima immateriale del successo La cultura dell'intraprendere". Un meeting molto caro anche al presidente dell'associazione imprenditoriale Luca di Montezemolo, che infatti non s'è lasciato scappare l'occasione per sottolineare «lo straordinario valore della cultura imprenditoriale per la crescita di un paese». «È necessario che fin dalle scuole elementari si insegni e si trasmetta alle nuove generazioni l'idea del rischio, dell'intraprendere sottolinea il leader confindustriale . Così come c'è bisogno di recuperare la cultura del merito soprattutto nelle pubbliche amministrazioni e fra i giovani. Invece l'Italia attuale è un paese timoroso, che guarda al passato invece che al futuro. Un paese che ha paura delle nuove sfide della globalizzazione e della concorrenza di mercato. E per uscire da questo stallo serve che la cultura d'impresa entri nel nostro dna, che l'italian dream sia un punto di riferimento per tutti». Concorda sul punto anche Rutelli che ricorda come «negli anni in cui l'Italia è stata grande pensiamo al dopoguerra s'è manifestata una grossa cultura imprenditoriale che ha portato innovazione, benessere, valorizzazione dei talenti ricchezza sociale». Il ministro dei beni culturali però non si è limitato solamente a elogiare la cultura d'industria ma ha offerto agli imprenditori proposte concrete anche per l'industria della cultura. In particolare sono state tre le misure indicate da Rutelli per la crescita del settore. «Prima di tutto indirò per il marzo del prossimo anno ha detto il vicepremier la prima conferenza internazionale per le tecnologie della cultura. In questo settore infatti l'Italia è una specie di campione del mondo: abbiamo,: per esempio, i migliori restauratori e le migliori società per 1' illuminotecnica urbana. L'unico problema è che ognuno va avanti per conto suo, in modo sparpagliato. La conferenza servirà invece per mettere in rete questi talenti singoli e per creare uno spirito di squadra». Questo il primo punto nell'agenda del vice presidente del consiglio che tuttavia non si ferma qui. «Altra misura per agevolare la crescita del settore continua sono gli incentivi fiscali per le imprese culturali. Così come il nuovo comitato che ho istituito nell'ambito del consiglio superiore dei beni culturali, che si occuperà di" Economia della cultura", avrà il compito di agevolare il mondo imprenditoriale nel settore. Infine segnalo un ramo del turismo culturale su cui i capitani d'industria dovrebbero puntare: quello congressuale. Con la nuova Finanziaria le imprese che operano in questo campo avranno il vantaggio della detraibilità dell'Iva. Insieme a quello ovvio di poter offrire ai partecipanti dei congressi un bene unico ovvero la bellezza del nostro paese».