FlLLEA-CGIL «II decreto rischia di escludere dal mercato il 95 degli addetti» NON BASTAVANO i contratti precari a mettere in difficoltà la maggior parte dei lavoratori che si occupano del restauro dei beni culturali. A peggiorare la situazione ci s'è messo il decreto 1562006 che, approvato lo scorso 27 aprile, di fatto nega al 95 degli addetti del settore il riconoscimento della professionalità acquisita, oltre a un dignitoso inserimento lavorativo. «Nato per regolamentare tutti i lavoratori che operano nel restauro, il decreto ha solo portato confusione - spiega Massimo Bollini di Fillea-Cgil -. Nelle norme transitorie non è infatti specificato a chi, quando e dove i lavoratori devono consegnare i propri titoli professionali. Una presa in giro, finora nessuno abbia potuto depositare le proprie qualifiche». Secondo Bollini, «a causa di questo decreto rischia di essere messo fuori dal mercato del lavoro il 95 delle persone specializzate». A Firenze sono oltre 3mila, in Italia sono oltre 30mila. «E' come se sulla nostra città si stesse per abbattere un'altra alluvione» accusa Bollini, facendo presente che «attualmente, vengono abilitate al titolo di restauratore solo le persone che escono dall'Opificio delle Pietre Dure, dall'Istituto centrale per il restauro e, in via sperimentale, dalla Veneria Reale di Torino. Non più di 30 persone all'anno. E' chiaro - conclude Bollini -che c'è una lobby di potere che mira a dividere tra pochi gli appalti dei beni culturali». Per chiedere la modifica, domani i lavoratori manifesteranno a Roma.