Sulla rampa di lancio un fondo chiuso turìstico con 75 min di dote. Controllate sul mercato, a partire da ItaliaTurismo Prima la missione di Romano Prodi a settembre. Adesso il viaggio del ministro degli esteri Massimo D'Alema. Insomma, l'Italia ha finalmente scoperto la Cina. Ma la Cina, invece, ha scoperto l'Italia? «Diciamo che ci siamo scoperti a vicenda», è la risposta a questa domanda di Ferraccio Ferranti, amministratore delegato di Sviluppo Italia, la società pubblica che tra le sue competenze ha anche quella di attrarre capitale straniero nel Belpaese. Domanda. E sono molti i cinesi (nel senso di capitali) che ci hanno scoperto? Risposta. Di investimenti diretti cinesi in Italia negli ultimi tre anni ce ne sono stati poco più di dieci. Pechino è il dodicesimo paese investitore nel nostro paese. Ci sono 30 società italiane partecipate da 23 gruppi cinesi, con un fatturato complessivo in Italia di 2,5 miliardi di euro e quasi 5 mila addetti. Oltre a questo ci sono una sessantina di aziende che hanno manifestato interesse a investire che stiamo seguendo direttamente noi. D. Di queste, quante si stanno effettivamente concretizzando? R. Sette sono già in una fase avanzata, quella della valuta-zione approfondita del progetto d'investimento. Un paio potrebbero concretizzarsi in tempi molto brevi. D. In che settori operano le imprese che hanno manifestato interesse per l'Italia? R. Soprattutto in quello della meccanica, dall'ingegneria ai veicoli agricoli. Ma c'è un aspetto importante. D. Quale? R. Molti di loro scelgono l'Italia per fare attività di ricerca e sviluppo. Come è avvenuto a Torino, per esempio, dove il Changan automobile group ha realizzato un suo importante centro. Insomma, ci aiutano a fare sistema su questo fronte. D. La Finanziaria potrebbe tagliare di 200 milioni le vostre risorse. Questo potrebbe incidere sulla vostra operatività? R. Per ora è solo un emendamento. Penso che ci sia un momento di confusione come spesso accade quando si discute la manovra di bilancio. Certamente va preso atto che le risorse sono scarse. D. Che impatto potrebbe avere quel taglio? R. Quei soldi vengono sottratti a misure come l'auto imprenditorialità e l'autoimpiego. Calcoli che quel tipo di misure pesa per lo 0,4 sull'economia del Mezzogiorno. D. Non potreste trovare quelle risorse tra le pieghe del bilancio, magari vendendo qualcuna delle partecipate come chiede il viceministro D'Antoni? R. Privatizzare le partecipate è l'obiettivo di Sviluppo Italia e valutazioni in questa direzione sono contenute nel piano strategico presentato nei giorni scorsi ai consiglieri e che ora è in fase di discussione. Ma è un processo che ha dei tempi e che richiede una valutazione caso per caso. D. Prendiamo il caso di Italia Turismo, la società nella quale ci sono anche Ifil, Marcegaglia, Banca Intesa... R. ItaliaTurismo è al 49 privata e, nel contratto che fu formalizzato all'inizio del 2005, è prevista un'opzione put and cali che matura già nella prossima primavera. A breve, dunque, i privati potranno comprare un altro 16 e salire al 65. Stiamo ora valutando la possibilità di privatizzare completamente la società. Mi auguro che ci siano le condizioni per farlo. Ma sul turismo abbiamo anche altri progetti. D. Quali? R. Stiamo per lanciare un fondo chiuso in partnership con i privati. Attendiamo a breve 1'autorizzazione della Banca d'Italia. D. Per raccogliere quanto? R. L'obiettivo è 250 milioni, di cui 75 ce li mettiamo noi. E sono già stati stanziati. D. A quale scopo? R. Per fare sistema, per creare dei poli integrati turistici. Così, per tornare alla Cina, il turista che da Pechino vuole andare, per dire, in Puglia, trovi un pacchetto a 360 gradi, dal volo all'albergo. D. Anche Fimit, la controllata di Capitalia, ha lanciato un fondo simile... R. Ben venga. Si può anche pensare di mettersi attorno a un tavolo per fare delle operazioni insieme facendo massa critica.
Sviluppo Italia. Ferranti punta su Cina, turismo e un fondo chiuso
Il ministro degli esteri Massimo D'Alema sta per visitare la Cina. Sviluppo Italia, la società pubblica che attratta capitale straniero, ha rilevato che i cinesi investono poco in Italia. Tra le società italiane partecipate da gruppi cinesi, ci sono 30 aziende con un fatturato complessivo di 2,5 miliardi di euro e quasi 5 mila addetti. Sette imprese cinesi sono già in una fase avanzata di valutazione del progetto d'investimento. Sviluppo Italia sta valutando la possibilità di privatizzare Italia Turismo, la società che gestisce il fondo chiuso turìstico. Il fondo chiuso turìstico ha 75 milioni di dote.
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