II restauro del David di Michelangelo continua a provocare polemiche. L'inizio dei lavori sulla celeberrima statua conservata alle Gallerie dell'Accademia di Firenze (quella collocata in Piazza della Signoria è solo una copia) è previsto in settembre, dopo un lunghissimo esame (quindici diverse analisi) condotto dai maggiori istituti di restauro d'Italia, dall'Opificio delle pietre dure al Cnr, dal Politecnico di Milano alle università di Catania, Lecce e Perugia. Lo scopo è di rimediare ai danni che il tempo e l'incuria degli, uomini hanno provocato al celebre marmo e riportarlo all'originale integrità, a cinquecento anni dalla sua collocazione in Piazza della Signoria, da dove fu tolto nel 1873. Ma se sulle necessità di restaurarlo sono tutti d'accordo, sulle tecniche di questo restauro è disaccordo quasi totale. II primo segno della discordia si ebbe nella primavera scorsa quando la specialista alla quale era stato affidato l'intervento, Agnese Parronchi con un gesto clamoroso, si dimise per protesta contro il metodo adottato, quello della pulitura con impacchi di acqua distillata. Secondo lei era meglio procedere con una spolveratura «a secco» con pennelli di tasso e pelli di daino. La restauratrice fu sostituita con Cinzia Parnigoni e il progetto, finanziato per 350mila euro dall'associazione Friends of Florence, andò avanti. Ma gli impacchi non piacciono nemmeno a ben quaranta storici dell'arte italiani e stranieri di grande nome (tra di loro Mina Gregori, Carlo Pedrettì, Alessandro Vezzosi e Paola Barocchi) che hanno invitato il comitato esecutivo dei lavori a un ripensamento. Li guida il celebre James Beck, professore della Columbia University e presidente di Artwatch International, non nuovo a vivaci polemiche sui restauri; il clamore suscitato è tale che il sovrintendente del polo museale fiorentino, Antonio Paolucci, ha deciso di inviare al ministro dei Beni culturali Giuliano Urbani un dossier sul restauro. «Daremo una risposta agli storici dell'arte - ha dichiarato il ministro Urbani - si tranquillizzino: sul David ci sarà la massima trasparenza». Ma gli storici dell'arte non sono affatto tranquilli.