Venti di polemica intorno al rinnovo del consiglio di amministrazione della Fondazione Giuseppe Whitaker. L'oggetto del contendere, intorno a cui ruotano nomine, dimissioni, interrogazioni e autorevoli pareri ufficiali è lo Statuto, approvato con il Dpr del 3 settembre 1975, con il quale, in 14 articoli, veniva istituita la Fondazione grazie al lascito dell'ultima erede della grande famiglia di imprenditori inglesi in Sicilia, Delia Whitaker, scomparsa nel 1971. Una eredità dall'enorme valore patrimoniale e culturale le cui gemme sono la villa edificata in contrada Malfitano a fine Ottocento in stile neorinascimentale (e sede fisica della Fondazione) e soprattutto l'isola di Mozia, acquistata da Giuseppe Whitaker che aveva intuito la grande ricchezza storica e archeologica dell' antico insediamento fenicio. Nell'articolo 6 dello statuto si precisa che la Fondazione viene retta da un consiglio formato da sette componenti: tre vitalìzi, indicati all'atto dalla stessa Delia Whitaker, il direttore dell'Istituto di studi per il vicino Oriente dell'Università di Roma, il presidente della Regione siciliana o un suo delegato, un socio dell'Accademia dei Lincei e il soprintendente alle antichità della Sicilia occidentale. Questo nella scrittura originaria, che ha recepito nel corso degli anni le modifiche legate alle nuove condizioni istituzionali. In particolare da quando il riordino territoriale ha imposto di individuare come componente del consiglio il soprintendente archeologico di Trapani in luogo di quello (non più esistente) della Sicilia occidentale. In passato, si sono succeduti nel consìglio in questa veste studiosi del calibro di Vincenzo Tusa, Rosalia Camerata Scovazzo, Carmela Angela Di Stefano, sino all'attuale soprintendente Giuseppe Gini. Il Cda uscente è scaduto nel 2004, e dopo un periodo di prorogatio è stato quindi rinnovato per il quadriennio 2005-2008 con decreto prefettizio dello scorso 14 luglio: i componenti vitalizi, deceduti, sono stati sostituiti su nomina diretta del prefetto Marino (si tratta dei professori Salvatore Bordonali, Gianfausto De Simone e Serafino Mansueto), mentre sono stati confermati Vincenzo Tusa (designato dall'Università "La Sapienza" di Roma), Angelo Falzea (per l'Accademia dei Lincei) e Vincenzo Rotolo (delegato dal presidente della Regione). Conformemente allo statuto, nello scorso Cda il settimo componente era il soprintendente di Trapani, Gini; nel decreto di nomina, la sua persona è stata invece sostituita con la dottoressa Anna Maria Ammannato (già dirigente dell'ufficio legale della Regione che non risulta inquadrata nei ranghi della soprintendenza, nonostante, con un escamotage, nello stesso decreto venga indicata come «designata per la soprintendenza Beni culturali e ambientali»), indicata ugualmente dal presidente della Regione. Si è trattato quindi di ben più di una forzatura, che viola palesemente in due punti lo spirito fondativo e la lettera dello statuto: sia perché la presidenza della Regione si è riservata il diritto di nomina di due componenti, anziché di uno, sia perché una di queste due nomine cassa, di fatto,non potendo essere aumentato il numero dei consiglieri, la presenza di diritto del soprintendente di Trapani (prevista espressamente nell'articolo 6, e senza alcuna menzione di possibile surroga o sostituzione) , ossia della parte pubblica designata per la tutela e la valorizzazione dell'isola di Mozia e, in questa sede, garante ugualmente di un corretto raccordo istituzionale e scientifico per le attività della Fondazione: dagli scavi alla tutela, dallo studio dei siti ai prestiti delle opere del museo. In merito alla conformità o meno del nuovo consiglio rispetto alle norme statutarie l'Accademia dei Lincei aveva richiesto un parere alla Avvocatura dello Stato, e la risposta ha confermato la fondatezza dei dubbi. A sorpresa alla vigilia della seduta di insediamento prevista per lo scorso 7 novembre la dottoressa Ammannato ha comunicato alla Fondazione le sue dimissioni. Il nuovo Consiglio ha quindi scelto di non insediarsi, e il pallino è ritornato nuovamente nelle mani del prefetto e del presidente della Regione. Questo, a tutt'oggi, lo stato dei fatti e la condizione di stallo. Un brutto pasticcio insomma, dai contorni poco chiari, aggravato dal fatto che spetta esclusivamente al soprintendente di Trapani la nomina del segretario del Cda. E che qualsiasi modifica, come recita l'articolo 14, deve comunque essere approvata all'unanimità, e di certo questo non è avvenuto. Rimangono gli interrogativi: se siamo di fronte a un equivoco maldestro (e in tal caso tutto potrebbe risolversi con la revoca delle nomine, e una nuova designazione), oppure se la volontà è quella tipico della cattiva politica di occupare la gestione degli spazi culturali saturando della sua invadenza ogni autonomia scientifica. Come i numerosi episodi della cronaca recente inducono pour cause a sospettare.