IN VENDITA anche i palazzi che ospitano gli assessorati: la Regione alla ricerca di fondi per chiudere il bilancio prevede di cedere le sedi degli uffici governativi e farli confluire in un fondo immobiliare che sarà costituito nei prossimi giorni. Operazione da 300 milioni di euro da mettere in cassa entro fine anno, sulla quale l'Ars ha detto il primo sì ieri sera, dopo tre giorni di liti e polemiche nella maggioranza. Via libera alle «misure urgenti» che, all'articolo 4, contengono anche la norma che consente di conferire nel fondo dei beni da valorizzare anche il «patrimonio indisponibile» della Regione. Sulla norma, già bocciata martedì in commissione dall'Mpa che vedeva nella manovra un business incontrollato, si era abbattuta ieri mattina l'ira del centro-sinistra. Che, in una conferenza stampa convocata di tutta fretta, ha denunciato il rischio che nel patrimonio in vendita ci fossero anche i monumenti: «Così, si possono mettere sul mercato anche Palazzo d'Orleans e la Villa del Casale», l'allarme lanciato dal capogruppo diessino Antonello Cracolici, spalleggiato dai colleghi Giovanni Barbagallo, Egidio Ortisi (Margherita) e Maurizio Ballistreri (Uniti per la Sicilia). La possibilità che, per effetto della norma approvata dal governo, i gioielli del patrimonio artistico siciliano finissero in mano ai privatiintravista anche da alcuni funzionari dell'Assemblea ha scosso le fondamenta di Palazzo dei Normanni. Fino a consigliare all'assessore al Bilancio Guido Lo Porto di fare propria la proposta diessina: quella di specificare meglio, nel testo della legge, che dalle dismissioni restano esclusi i beni su cui gravano vincoli di natura storica, ambientale e culturale. Per il dirigente generale del Bilancio, Enzo Emanuele, non c'era bisogno della precisazione: «In ogni caso, i monumenti e gli altri beni di pregio artistico sarebbero rimasti fuori dall'operazione di valorizzazione degli immobili regionali». Ma la prudenza, evidentemente, non è mai troppa. Ed esulta l'Mpa, che con il capogruppo Roberto Di Mauro sottolinea come adesso si possa «vendere con procedure chiare e trasparenti». Nell'emendamento finale dei lombardiani approvato dalla commissione si esclude anche la vendita degli appartamenti di proprietà degli Iacp, si prevede che l'elenco dei beni da conferire al fondo immobiliare sia approvato dalla giunta e che l'assessore al Bilancio riferisca in commissione ogni sei mesi sull'operazione di valorizzazione dei beni regionali. Che, per quanto riguarda i palazzi sede degli assessoratiovvero il patrimonio «indisponibile» al centro delle polemiche funzionerà così: la Regione cederà al fondo i propri immobili, ottenendo immediatamente denaro cash, e in cambio pagherà un canone d'affitto annuo fino al massimo dell'8,5 per cento del valore del bene venduto. Dopo tre giorni di braccio di ferro all'interno della maggioranza, l'accordo sulla vendita dei beni della Regione ha sbloccato tutte le «misure urgenti» che erano state varate dalla giunta di Palazzo d'Orleans: la commissione Bilancio ha acceso semaforo verde sui contributi per il pagamento del fermo biologico 2005 {16milioni), per l'ente di sviluppo agricolo (10,1 milioni) e per le Terme di Sciacca ed Acireale(2 milioni). Un'altra polemica è esplosa sulla norma che cancella il divieto di assunzioni all'Ast, azienda siciliana trasporti. La disposizione è stata proposta dal governo per stabilizzare i 280 precari (soprattutto autisti) con i contratti in scadenza ma apre le porte dell'azienda al reclutamento indiscriminato di nuovo personale. Questa, almeno, è la critica avanzata in commissione dall'opposizione: «Principi clientelari ispirano queste misure urgenti del governo», affermano i diessini Cracolici, Oddo e Panepinto. La presidente forzista della commissione Territorio Giulia Adamo aveva presentato un emendamento che limitava le assun zioni al numero dei precari attualmente in servizio, o comunque alle esigenze del piano industriale dell'Ast. Ma è passata una norma senza vincoli ai nuovi ingressi negli organici. L'assessore al Turismo, Dore Misuraca, è soddisfatto: «Abbiamo scongiurato il pericolo di disservizi e di licenziamenti diceL'Ast potrà procedere alle assunzioni necessarie a garantire l'erogazione del servizio di sua competenza in termini di qualità ed efficienza». La settimana dell'Ars si è comunque conclusa senza alcuna nuova legge. Le misure urgenti, assieme all'assestamento di bilancio che contiene i soldi per Comuni e forestali, andranno all'esame di Sala d'Ercole martedì. Intanto, per evitare di violare la legge, il presidente Gianfranco Micciché ha insistito per far aprire ieri la sessione di bilancio. In Assemblea scatta la corsa contro il tempo. Con l'obiettivo, difficile, di evitare l'esercizio provvisorio.