«L'impresa può essere considerata più che in passato una proposta positiva d'innovazione, ha un ruolo maggiore come elemento di competitivita e produttività. Ma non sono sicuro che, ponendo questa domanda nel Paese, la risposta sia automaticamente si». Maurizio Costa, presidente della Commissione cultura di Confìndustria e amministratore delegato della Mondadori, ha aperto con questa riflessione il seminario «L'anima immateriale del successo», uno degli appuntamenti della settimana della cultura d'impresa (dal 13 al 19 novembre) che si è tenuto ieri a Roma. Sottolineando come in Italia la cultura d'impresa, tema che in Inghilterra e Francia si insegna nelle scuole, faccia fatica ad affermarsi come valore. Ma dagli esponenti politici presenti ieri pomeriggio in Confìndustria, Francesco Rutelli. vice presidente del Consiglio e ministro dei Beni culturali, e Walter Veltroni, sindaco di Roma, Costa e tutti gli altri imprenditori presenti, compreso il presidente di Confìndustria, Luca di Montezemolo (del cui intervento pubblichiamo qui sotto un ampio stralcio), hanno ascoltato parole rassicuranti: Rutelli ha annunciato che nascerà un osservatorio sulla cultura d'impresa, verrà organizzato a marzo 2007 un convegno nazionale sulle tecnologie della cultura, verrà potenziato il turismo culturale e congressuale, arriveranno incentivi per gli investimenti alla cultura e si sta studiando la possibilità di defiscalizzazioni. «Cultura d'impresa è un termine che 25 anni fa non esisteva», ha ricordato Pasquale Gagliardi, della Fondazione Cini di Venezia. Oggi si intende nella doppia accezione della volontà d'intraprendere, capacità di rischiare, di competere, di innovare e degli investimenti nella cultura, e quindi nell'"immateriale" che punta a moltiplicare il valore aggiunto della filiera della cultura e del turismo. Veltroni ha condensato la cultura d'impresa in cinque parole: rischio, invenzione, responsabilità sociale, innovazione, visione. Sono gli ingredienti principali anche di una democrazia moderna, ha sottolineato il sindaco della Capitale, annunciando che ad ottobre Roma ha avuto un aumento del 17,3 di turisti, arrivando a quota 2 milioni, 3oomila in più dell'anno scorso. «Turismo e cultura sono fattori di sviluppo e simbolo dell'unicità italiana», ha detto. E su questo aspetto si è trovato d'accordo Ernesto Illy, presidente di Centromarca: la marca come legame con i consumatori, come valore aggiunto di un prodotto, come componente etica, di pari passo con la reputazione. Alla tavola rotonda hanno partecipato anche Anna Maria Artoni, presidente Confindustria Emilia Romagna, che ha sottolineato gli ostacoli del sistema Paese al fare impresa, Pina Amarelli, presidente dell'omonima fabbrica di liquirizia, impegnata sul territorio con un museo aziendale e da valori locali, Emmanuele Emanuele, vice presidente della Luiss, che ha rimarcato l'importanza del terzo settore, e Gianfranco Imperatori, segretario generale dell'Associazione Civita, che ha parlato in particolare del valore aggiunto delle tecnologie in campo culturale. La settimana prevede 45 iniziative e sono coinvolte 28 associazioni territoriali di Confindustria.