Si conclude domenica la quinta settimana della Cultura d'Impresa organizzata da Museimpresa per iniziativa della Confindustria. L'appuntamento è importante perché sottolinea lo sforzo di molte imprese italiane non solo a tutelare il patrimonio rappresentato dalla propria storia, ma anche a individuare nell'impegno per la cultura un elemento strategico di sviluppo e di successo. L'intervento del presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo lo conferma. È bene che le imprese se ne occupino, perché il tema della cultura, del ruolo che essa può svolgere in una società e del miglior modo per amministrarla diventerà sempre più centrale, soprattutto nel nostro Paese. Eloquente è l'analisi di Pierluigi Sacco che, ai recenti colloqui internazionali di Ravello lab organizzati da Federculture col Centro universitario europeo per i beni culturali e il Formez, proprio così ha spiegato le cause del «declino competitivo» italiano: «II fatto che il nostro è un Paese che ha smesso di pensare, e che ha fatto di questa condizione un modello sociale dalla forte valenza normativa». Il nesso tra cultura, impresa economia e mercato, in particolare nel nostro Paese, è tutt'altro che chiarito. Da una parte, il pregiudizio arcigno che cultura ed economia siano due sfere completamente separate, la seconda delle quali non deve corrompere con la sua grettezza la celeste maestà della prima, contribuisce a giustificare diffuse pratiche di mis-management delle imprese culturali. Dall'altra, l'ingenua e astratta convinzione che la cultura possa "stare sul mercato" come qualsiasi altra attività produttrice di servizi, si scontra conia dura realtà che la cultura di profitti non ne produce. E che essa va dunque difesa non per quello che rende ma per quello che rappresenta. I due mondi, quello della gestione economica e quello della cultura, avrebbero invece molte ragioni per parlarsi di più. Se lo facessero, vincendo reci-proche diffidenze, sarebbe più facile individuare modelli di gestione che importino buone pratiche all'interno di un sistema che necessariamente resta affidato in primo luogo alla sensibilità delle istituzioni pubbliche. Non a caso, sempre a Ravello, quelle culturali sono state definite «le vere politiche strutturali di welfare del XXI secolo», proprio perché volte a dare concretezza a quella società della conoscenza che, spesso solo a parole, ci poniamo tutti come modello salvifico al quale tendere. Si eviterebbero così molti equivoci, come quello che riduce la cultura a un ruolo puramente ancilla-re di traino per le attività turistiche dei territori. Quello culturale è un segmento importante, e crescente, del settore turistico, ma non è sinonimo di tutela della cultura, che va curata e garantita indipendentemente dalle prospettive turistiche. Queste rappresenteranno poi la felice ricaduta di quella tutela, non la sua giustificazione. Tanto più questo dovrebbe valere in un Paese come l'Italia che, a fronte dell'enorme patrimonio diffuso di arte e di cultura, vede concentrato il 75 dei visitatori in appena il 10 dei siti culturali (secondo i dati presentati a Ravello da Mara Manente). II dialogo tra cultura ed economia diventa così strategico: se ne parlerà anche qui, a casa nostra, presso la sede del Sole-24 Ore, mercoledì prossimo. Ci saranno esperti illustri e il ministro per i Beni e le Attività culturali, Francesco Rutelli. chiamati a dire la loro su un tema irrinunciabile per il futuro del nostro Paese.
Fra economia e cultura dialogo strategico
La quinta settimana della Cultura d'Impresa si chiude con un appuntamento importante. Il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, sottolinea l'importanza di molte imprese italiane che si occupano della cultura. Il tema della cultura diventerà sempre più centrale, soprattutto nel nostro Paese. Un'analisi di Pierluigi Sacco spiega le cause del declino competitivo italiano: il pregiudizio che cultura ed economia siano due sfere separate, e l'ingenua convinzione che la cultura possa "stare sul mercato". La cultura va difesa per quello che rappresenta, non per profitti.
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