Archiviato il collasso della metropolitana di Roma, avvenuto per una sorta di contrappasso durante la Festa del Cinema, dove ha perso la vita una giovane donna, l'ineffabile e spettacolare sindaco ne inanella una nuova: il crollo di un parcheggio dei mezzi pubblici nel centro della capitale, vicino al quale si sta costruendo, si pensi, un altro parcheggio, questo per le automobili, interrato. Una di quelle operazioni insomma che tiene in ostaggio, con i suoi cantieri e per anni, alcuni comparti urbani senza che si risolvano i mali che determinano la invivibilità di questa eterna città. Un crollo che appare essere emblematico per la politica veltroniana, basata soltanto sull'effimero e non anche diretta al benessere quotidiano dei cittadini, la maggioranza dei quali però, non paghi di un primo quinquennio di esperienze negative, al pari dei cittadini di Napoli, per una strana sindrome di affezione allo stato di caos perenne nel quale sono costretti a vivere, continuano tuttavia a confortare gli artefici con la loro preferenza. Roma, compressa com'è dalle innumerevoli funzioni alle quali è chiamata (capitale politica, amministrativa di regione e provincia, sede del papato, di innumerevoli organismi internazionali, oltre che secondo polo industriale italiano) tutte comprese all'interno del perimetro cittadino e del Grande Raccordo Anulare. Questo ha oggi le funzioni del non mai nato asse attrezzato, tanto sbandierato anche dall'attuale ministro dei Beni culturali (!) che, quando era sindaco di Roma, non si accorse del superamento di fatto di questo progetto, ma sperperò miliardi di lire in parcelle pagate a un notissimo architetto giapponese al fine di una sua realizzazione e commissionò poi (malato evidentemente di esterofilia) all'architetto americano il progetto dell'Ara Pacis. Il suo successore, più esperto di comunicazione e media, ha in questi anni dimostrato grande attivismo lanciando soprattutto messaggi di progetti e programmi volti a toccare le sensibilità più varie. Con gli industriali si è parlato di poli produttivi e di infrastrutture viarie, ferroviarie e aeroportuali mai nate; con i costruttori (pochi ormai ma potenti) non si parla ma più concretamente e velocemente si realizzano quartieri ghetto (in quanto in ogni senso scollegati con la città, monadi urbane senza anima) ma anche interventi altamente speculativi nelle aree ancora libere da edifici in zone strategiche e centrali; per i giovani si realizzano spettacolari eventi notturni e poicinema, cinema. Il tutto condito da uno sguardo alle sofferenze dell'Africa, ai sorrisi dei bambini i quali però nascono, se nascono, nei quartieri di cui sopra. Molto spesso la politica, ovvero la coerenza tra le dichiarazioni dei politici e la loro azione, è terreno di grandi contraddizioni e i due dioscuri romani, Rutelli prima e Veltroni poi, di ciò forniscono abbondanti prove. In primo luogo lo sviluppo di Roma. I due sindaci, di provata e sicura fede antifascista, sono proprio coloro che hanno portato a compimento la profezia e l'indirizzo mussoliniano: "La terza Roma si dilaterà sopra altri colli lungo le rive del fiume sacro sino alle spiagge del Tirreno". Così un'epigrafe dettata dal duce su un palazzo dell'EUR, così è andata. Roma verso il mare, verso Ostia, non presenta più soluzioni di continuità. Se gli anni cinquanta e sessanta hanno visto la nascita di Casalpalocco (tra Roma e Ostia) ad opera della vituperata Società generale Immobiliare, oasi residenziale nel verde, ad oggi non solo il Lido di Ostia è cresciuto in modo esponenziale, ma tutta l'arteria (sempre voluta da Mussolini) costituita dalla Cristoforo Colombo, dalla città fino al mare, è in pratica ormai affiancata da enormi conurbazioni per decine di migliaia di abitanti e numerosissime gru sono ben visibili proprio ai margini dell'EUR a significare la saturazione delle aree ancora libere. Indescrivibile, soprattutto per chi non vive a Roma, lo stile e la qualità di vita dei novelli possessori delle nuove case. Il tutto realizzato incoerentemente con la politica definita di decentramento decantata dal comune di Roma con il suo piano regolatore. Si dice decentramento e si strozza la città o, peggio, si fanno importanti interventi al suo interno. Come nel caso del nuovo stabilimento del Poligrafico dello Stato, in corso di realizzazione in un'area già oggi strozzata da grandi volumi di traffico urbano ed extraurbano alla confluenza della Via Olimpica con la Via Salaria, in un tratto costretto dalla presenza del fiume Aniene. A regime vi lavoreranno presumibilmente centinaia di persone che si serviranno di altrettante centinaia di automobili causa di inquinamento atmosferico. Ma questo intervento non è il solo a dimostrare la politica del "decentramento". Un'altra importante realizzazione di edilizia privata è in fase di completamento lungo la consolare Flaminia alla confluenza di Tor di Quinto. Si sceglie naturalmente un'area urbana già satura, dove è impensabile poter determinare una sempre "più elevata qualità della vita". Solo per fare alcuni esempi. Questi potrebbero proseguire, a dimostrazione del decentramento sbandierato, con l'inaugurazione della nuova Fiera di Roma, realizzata sì vicino l'Aeroporto, ma sempre all'interno del territorio comunale e dove, a confine, si erigono da tempo (guarda la preveggenza) nuove risorse abitative. Poi le nuove università, altre enormi realizzazioni da decine di migliaia di abitanti (Ponte di Nona per i romani) rigorosamente all'interno del territorio comunale e via elencando. Insomma, mentre il potere (e i miliardi) di alcuni aumenta a dismisura i cittadini romani soffrono in tutti gli atti della vita quotidiana questa politica dell'accentramento e del soffocamento. Se poi si aggiunge l'inadeguatezza di servizi come sono quelli prestati dai vigili urbani assenti dalle strade, la raccolta dei rifiuti a giorni alterni, la manutenzione della pavimentazione stradale, il quadro generale assume contorni più definiti ma non è ancora completo. Mai come oggi è necessario invertire questa politica di compressione che avviene nel più totale silenzio delle opposizioni, evidentemente prive anch'esse di cultura urbanistica, ad esser gentili e misericordiosi. Il decentramento, necessario, deve invece avvenire investendo l'intero territorio della provincia portando in esso non solo i cittadini in fuga, ma le attività e con esse le residenze. Il vero decentramento avrebbe potuto attuarsi in parte realizzando ad esempio la nuova Fiera di Roma lungo l'asse autostradale Roma-Civitavecchia, sempre vicino l'Aeroporto di Fiumicino, sempre svincolato rispetto al GRA, meglio collegato con il porto di Civitavecchia e più lontano da Roma. Altro provvedimento potrebbe essere costituito dalla realizzazione di un nuovo aeroporto a sostituzione dell'Urbe, troppo in centro città, su una Salaria che scoppia, recuperando a verde un'importante area a ridosso del Tevere. Si potrebbe continuare con la realizzazione di campus universitari all'interno del territorio provinciale e ancora con una serie di attività e residenzialità appoggiate agli storici comuni di cui l'Italia è densa, senza bisogno di creare nuove città e attività soffocanti una capitale al collasso. Il crollo del deposito dei mezzi pubblici è conseguente l'assenza di cultura, di fantasia e di capacità progettuali, unite ad una grande pervicacia nell'errore, che questi amministratori dimostrano di avere in gran quantità. Nella fattispecie del garage interrato che ha provocato il crollo di un garage a confine esistente, verrebbe da pensare che meglio sarebbe stato pensare a questo, ristrutturato e semmai ampliato, da utilizzare come parcheggio multipiano coperto per i cittadini, decentrando fuori del GRA i depositi dei mezzi di trasporto pubblico. Stessa cosa per altri depositi esistenti (ad esempio Piazza Ragusa o Ponte Lungo per i romani) enormi e capienti che potrebbero contribuire non poco a risolvere il problema parcheggi e disegnare nuove prospettive urbane per strade liberate dalle auto. Questo anche per non incappare nel sottosuolo romano che quando non porta alla luce siti archeologici, può presentare inaspettate grotte o mal calcolati terreni di riporto o alluvionali. Il nostro amministratore massimo viaggia molto, specie negli Stati Uniti di cui segue moda-musica-cinema. Lo invitiamo a osservare meglio i luoghi e le città e, se è andato a Chicago a ricordare che lì si realizzano in centro città grattacieli che contengono automobili nei piani fuori terra sottostanti le abitazioni, o dove si costruiscono garage che all'apparenza somigliano a fabbricati per uffici, tanto sono curati nell'estetica. Certo, poi parcheggiare l'auto costa, ma la dovizia di mezzi pubblici non rende estremamente necessario il suo utilizzo e poi, e forse anche il sindaco sarà d'accordo, la qualità urbana merita qualche sacrificio anche economico. Con questo crollo si dimostra che le scelte di questa amministrazione in materia sono errate, il decentramento è tutt'altra cosa, i cittadini di Roma ne tengano conto, quando è il momento.