Crescono le visite nelle aree archeologiche italiane. Nel Mezzogiorno, tuttavia, il reddito complessivo generato dai siti d'arte (6 di visitatori nel 2005, ma con una crescita del reddito inferiore al 5) rimane al di sotto di quello delle regioni del Centro-nord. Secondo dati Istat, un terzo delle entrate dell'archeologia a livello nazionale, pari a poco più di 30 milioni di euro su circa 95 complessivi, proviene dal Sud, con la Campania prima per numero di biglietti staccati (4,6 min), con un introito di 19,2 milioni di euro. Pur avendo nel circuito di Pompei il sito con la maggiore quota d'incasso, al terzo posto dopo Lazio e Toscana, la Campania si piazza dietro Veneto e Lombardia nella classifica del reddito prodotto dall'economia locale, con una media giornaliera pro capite pari a 35 euro. Le cause, secondo il presidente della provincia di Salerno, Angelo Villani, che oggi inaugura a Paestum la nona edizione della Borsa mediterranea del turismo archeologico, aperta al pubblico fino a domenica, vanno ricercate in un sistema d'offerta che non riesce a innovarsi: «Domanda e prodotto del Mezzogiorno sono ancora deboli, il mercato è polverizzato da alcuni grandi attrattori. È inoltre condizionato dalla standardizzazione delle richieste degli operatori legate al turismo scolastico e organizzato, da carenze di gestione e di spostamento verso i siti minori». Il punto di partenza, secondo Villani, è il superamento della dimensione locale e l'apertura dell'offerta al mercato globale, con un insieme di azioni coordinate di marketing che devono legarsi al territorio. «Le vocazioni locali devono diventare opportunità di crescita e non occasione di conflittualità. Ciò comporta una particolare attenzione nell'individuazione di aree integrate in termini di offerta turistica, che possono anche non ricadere nella stessa provincia o nella stessa regione». Per il presidente della provincia, nonché delegato nazionale al turismo dell'Upi, vanno inoltre migliorate la qualità dell'accoglienza e dell'assistenza ai visitatori, le competenze manageriali e, soprattutto, occorre sostenere le imprese che devono, però, abbandonare logiche assistenziali per avviare percorsi di sviluppo imprenditoriale. Per evitare il mordi e fuggì, Villani rilancia una più stretta sinergia tra enti locali e operatori, finalizzata a migliorare la competitività. Oggi la Campania, prima regione del Sud, registra una spesa turisti stranieripil pari all'1,4 (dati dello studio Ambrosetti) contro l'8,7 del Trentino, l'8,4 della Valle d'Aosta e il 3,8 della Toscana, ma vi sono enormi opportunità se si svilupperanno infrastrutture, servizi e alberghi.