Louvre, Hermitage, National Gallery, Prado: in Europa come in America il genio Toscano è protagonista nei grandi musei. Opere dal valore inestimabile che il corso della storia ci ha portato via Una lista impressionante di capolavori dell'umanità I capolavori fiorentini sparsi nei grandi musei del mondo Nonostante i "rientri" di buona parie dei «buttino di guerra», i musei d'Europa e degli Stati Uniti pullulano di opere d'arte dipinte da maestri del Rinascimento fiorentino. Un nome su tutti: la Gioconda di Leonardo da Vinci. E' al Museo del Louvre da un paio di secoli, ma in Francia ce la portò lo stesso Leonardo. Tuttavia gioverà rammentare che capolavori del genio toscano si si trovano anche alla National Gallery di Washington (il Ritratto di Ginevra Benci), all'Hermitage di San Pietroburgo (la Madonna Benois) e all'Alte Pinacothecke di Monaco di Baviera (la Madonna del garofano). Per non parlare poi dei gioielli di Masaccio, Botticelli, Cellini e Pontormo sparsi nel mondo. Ecco che cosa ci siamo persi. Un pianeta disseminato di opere d'arte. Capolavori che sono parte integrante del «Patrimonio culturale dell'Umanità», secondo la dicitura adottata nel Preambolo della Convenzione dell'Aja del 1954. L'Italia ne è piena perché, essendo al centro del Mediterraneo dove si sono sviluppate le principali civiltà degli ultimi 7mila anni, a metà del XV secolo fu teatro di una straordinaria congiunzione filosofico-artistica che andò sotto il nome di Rinascimento. Per una serie di motivi Firenze fu il cuore di quella sorta di «rivoluzione» che permeò ogni strato della cultura, che si sviluppò parallelamente alla riscoperta del gusto classico, che ebbe in Leonardo Da Vinci, Michelangelo e Raffaello i principali epigoni, preceduti da figure come Giotto, Masaccio e Brunelleschi, senza le quali la «rinascita» (secondo la definizione di Vasari, l'inventore della critica d'arte), non avrebbe potuto prendere le distanze dal gotico e avere uno svolgimento così paradigmatico. Il genio di Firenze (cioè dei fiorentini o di quanti in riva all'Arno diedero sfogo alle loro capacità) si è poi sparso in tutto il mondo è oggi, in molti casi, è il cardine del successo di innumerevoli musei. E non solo: è di martedì la notizia del «ritrovamento» in una casa privata dì Oxford, di due piccole tavole dipinte nella prima metà del XV secolo da Fra Giovanni Angelico. Duecento anni fa erano parte integrante dell'altar maggiore della Basilica di San Marco poi, in epoca di dominazione francese, furono «comprati» da un collezionista britannico. Effettivamente durante il periodo napoleonico furono trafugate molte opere d'arte: in particolare, come ha scritto Marco Albera nel 1997 nel suo articolo "I furti d'arte. Napoleone e la nascita del Louvre", «su 506 dipinti di provenienza italiana, ben 248, ossia circa la metà, rimangono in Francia, e buona parte di questi provenivano dagli Stati della Chiesa». Provenivano da lì soprattutto a causa del «Trattato di Tolentino», stipulato il 19 febbraio 1797, con cui Napoleone impose al Papa condizioni più onerose riguardo alla consegna di un pesante contributo in denaro, in vettovaglie e in opere d'arte. Nonostante i «rientri» di buona parte del «bottino di guerra», i musei d'Europa e degli Stati Uniti pullulano di opere d'arte dipinte da maestri del Rinascimento fiorentino. Un nome su tutti: la Gioconda di Leonardo da Vinci. E' al Museo del Louvre, a Parigi, da un paio di secoli, ma in Francia ce la portò lo stesso Leonardo. Tuttavia gioverà rammentare che capolavori del genio toscano si trovano anche alla National Gallery di Washington (il Ritratto di Ginevra Benci), all'Hermitage di San Pietroburgo (la Madonna Benois) e all'Alte Pinacothecke di Monaco di Baviera (la Madonna del garofano). La lunga lista delle realizzazioni leonardesche potrebbe allungarsi considerando, tanto per citare qualcuno dei capolavori più conosciuti, la Dama con l'ermellino (che è al Museo Czartoryski di Cracovia) e la Vergine delle rocce, visibile alla National Gallery di Londra. Viene da chiedersi perché questa alta concentrazione di opere dei maestri del Rinascimento nei paesi anglosassoni. La spiegazione è intuibile con la disponibilità di risorse di quei paesi, ma da sola non basta. Ci volevano dei personaggi particolari per raggiungere questi risultati. È quindi indubbia la funzione avuta dal collezionismo illuminato, che ebbe in Bernard Berenson uno dei massimi rappresentanti, «imitato» - se così si può dire - da Sir Harold Acton, che a Firenze amava il Quattrocento sopra ogni altra cosa e affermava candidamente che le opere d'arte prodotte a Firenze dopo la morte di Lorenzo il Magnifico non erano neanche degne di nota. E in America? Perché così tanti capolavori dall'altra parte dell'oceano? Anche in questo caso c'è una causa storica, legata al fuoriuscitismo di tanti esperti d'arte ebrei dalla Germania. Molti di loro ripararono in America e qui «consigliarono» i ricchi mecenati a stelle e strisce per gli acquisti sul mercato dell'arte. Un esempio? L'Alabardiere di Pontormo, ora conservato al Paul Getty Museum di Malibù, in Califprnia. Fu pagato 47 miliardi delle vecchie lire. E quella non è l'unica opera «emigrata» dell'artista empolese: ci sono le Storie di Giuseppe alla National Gallery di Londra, L'intagliatore di pietre preziose al Louvre e la Dama col cagnolino allo Städelsches Kunstinstorisches di Francoforte. Anche la Germania pullula di capolavori fiorentini: ad esempio alla Gemaldegallerie di Berlino è visibile il suggestivo Desco da parto di Masaccio. Un artista tra i più presenti, dell'area fiorentina, nei musei esteri, è senza dubbio Sandro Botticelli: e ancora vivo il ricordo dei capolavori che arrivarono a Firenze in occasione della straordinaria mostra di Palazzo Strozzi. I tanti visitatori poterono vedere da vicino, tra le altre opere presenti, l'emozionante Natività mistica (arrivava dalla National Gallery di Londra), due delle quattro tavole componenti le Storie di Nastagio degli Onesti (una da una collezioni privata e l'altra dal Prado di Madrid, dove invece rimasero le ultime due), la Madonna con il Bambino e un angelo (dall'Isabella Steward Gardner Museum di Chicago), l'Angelo annunciante e l'Annunciata (dal Museo Puskin di Mosca). In quell'occasione c'erano anche diverse opere di Filippino Lippi che arrivavano dall'estero, tra cui il Ritratto di Musico (National Gallery di Dublino), la Maria Maddalena penitente (dalla Collezione Abrahams di New York), la Pietà (dalla National Gallery di Washington). A voler essere dei Ciceroni precisi, non si possono dimenticare, ad esempio, la Sacra famiglia di Raffaello, dipinto a Firenze, ma che adesso si trova all'Hermitage di San Pietroburgo, in Russia. Così come alla National Gallery di Londra si può ammirare una Battaglia di San Romano di Paolo Uccello, mentre è tornato da non molto tempo al Kunsthistorisches di Vienna (perché era stata rubata) la famosa Saliera ordinata da Francesco I de' Medici a Benvenuto Cellini. Infine Giotto. Chi vuoi ammirare la straordinaria Dormitio Virginis, deve fare un bel viaggio e prenotare la visita alla Gemaldegalerie di Berlino.
Giornale della Toscana
16 Novembre 2006
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Da Giotto a Botticelli e Leonardo Ecco che cosa ci siamo persi
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