DOPO il furto avvenuto nella notte tra il 9 e il 10 novembre scorsi erano state trasportate a Roma, pronte per essere "piazzate" nel giro degli antiquari o dei mercanti d'arte. Ma grazie alla sinergia messa in campo dai Carabinieri dell'Aquila, dagli esperti del comando «Tutela del patrimonio culturale» dell'Arma e dai militari del reparto territoriale di Roma-Trastevere le cinque tele trafugate nel convento di S. Chiara, a pochi passi dalla fontana monumentale delle 99 cannelle, sono state recuperate nel quartiere romano di Casalotti Boccea. In manette, con l'accusa di ricettazione, sono finiti il 44enne siciliano pregiudicato per rapina, furto e favoreggiamento Calogero Di Maria (scarcerato ad agosto grazie al provvedimento d'indulto) ed il romeno Mircea Virgin Scridon, 32 anni, incensurato ma non in regola con il permesso di soggiorno. «Le opere ha dichiarato il Comandante provinciale dei Carabinieri dell'Aquila, colonnello Amedeo Specchia sono state recuperate a bordo di un furgone Fiat Ducato, all'interno del quale erano custoditi anche un bambinello in legno, quattro reliquiari e un crocefisso in legno. Dopo il sequestro delle tele si è proceduto a perquisizioni nelle abitazioni dei due arrestati, dove sono state rinvenute altre opere d'arte, candelabri e statue in legno che supponiamo possano essere trafugate in altri luoghi della provincia. Le indagini, a tal proposito, sono ancora in corso». Il Comandante della Compagnia Gino Domenico Troiani, si è soffermato sui dettagli dell'operazione denominata «San Martino»; l'arresto dei due è infatti avvenuto nelle prime ore del pomeriggio dell'11 novembre: «L'inizio delle indagini è stato pressoché immediato e consequenziale alla denuncia presentata da Padre Matteo Antonelli. Oltre alle tracce rilevate nel convento siamo stati agevolati nel nostro lavoro dall'innovativo sistema informatico nazionale di ricerca del Comando per il patrimonio culturale, una banca dati aggiornatissima. Alcuni dei quadri, inoltre, erano stati di recente restaurati ad opera della Soprintendenza proprio nella capitale, e ci siamo mossi proprio in quella direzione». Di Maria e Scridon hanno agito da soli, ma non è escluso che il furto possa essere stato commissionato per cedere le tele ad altre persone "del settore", che gravitano attorno al lucroso mondo dell'arte sacra. A dare una spinta alle indagini, infine, sono state le tracce fotografiche delle opere fornite dai cappuccini ai Carabinieri, che consigliano l'installazione di sistemi di difesa passiva (antifurti o telecamere a circuito chiuso) per un controllo più efficace dei luoghi e delle opere più preziose, e per questo maggiormente a rischio. «In casi come questi hanno concluso è fondamentale la denuncia tempestiva per non concedere troppi vantaggi ai malviventi e agevolare il lavoro degli investigatori».