VENEZIA. In cassa ci sono la bellezza di 22 milioni e 457 mila euro. Nei cassetti giacciono progetti già approvati e con un sostegno finanziario garantito. Eppure i lavori di restauro languono. E' il caso paradossale che si verifica alla Soprintendenza dei Beni ambientali e architettonici di Venezia, incapace di utilizzare quel ben di Dio. A causare lo stallo, secondo una denuncia sindacale, sarebbe una cronica carenza d'organico che impedisce agli uffici di espletare una serie di funzioni necessarie all'avvio degli interventi. Nel frattempo i palazzi si sgretolano, l'Arsenale e San Giorgio aspettano invano gli operai e addirittura un prezioso mosaico bizantino -quello da mesi immerso nell'acqua nell'ex convento di San Nicolò al Lido - rischia di andare irreparabilmente danneggiato. E i vertici veneziani della Soprintendenza come commentano? Per il momento preferiscono evitare dichiarazioni. Venezia invoca a gran voce più fondi per la sua salvaguardia e tutela, ma quando li ha, spesso non è capace di spenderli. Il caso - clamoroso - reso noto in questi giorni dal Ministero dei Beni Culturali, comunicando i residui passivi dei vari istituti periferici, è quello della Soprintendenza ai Beni Ambientali e Architettonici di Venezia, che ha accumulato ben 22 milioni e 457 mila euro di fondi non spesi per interventi di restauro previsti in città, dal 2000 a oggi. E' il maggior residuo passivo tra le Soprintendenze italiane di questo tipo dopo quello di Napoli e Provincia, che supera i 31 milioni di euro. A denunciare la situazione è in particolare la Uil Beni Culturali con il coordinatore provinciale Edoardo Radolovich. «Questi fondi non spesi spiega ovviamente si ripercuotono anche sull'economia locale e soprattutto sulle piccole imprese di restauro costrette a chiudere a licenziare. Situazione che non si può imputare completamente al ministero come sede centrale perché la Direzione regionale del Veneto nulla ha fatto nonostante rilievi, denunce del personale o denunce sindacali. La direzione regionale si trova infatti ancora oggi con un organico di circa 14 dipendenti su un minimo richiesto di 25, dei quali la metà sono custodi o commessi. Dall'altro lato la Soprintendenza ai Beni Ambientali e Architettonici di Venezia è ancora senza un soprintendente a tempo pieno. L'architetto Guglielmo Monti è infatti presente solo due giorni alla settimana (ferie o missioni permettendo) che non possono consentire una adeguata gestione di una Soprintendenza come quella di Venezia anche se alcune funzioni sono state delegate ad altro architetto in servizio presso l'Ufficio». Bocche cucite sui fondi non spesi sia da parte dell'architetto Monti, sia da parte del direttore regionale Pasquale Bruno Malara, che pure fa sapere che entro l'anno almeno una parte dei residui potrebbero essere impegnati per l'intervento in corso nell'ex Convento della Carità per la realizzazione delle Grandi Gallerie dell'Accademia. Sono infatti molti gli interventi di restauro importanti che segnano il passo, per l'impossibilità di spendere i fondi già stanziati. Uno di essi è appunto quello delle Gallerie dell'Accademia, che pure per la stessa Soprintendenza rappresenta una priorità assoluta. Un altro è quello di Palazzo Grimani, uno dei più bei edifici rinascimentali di Venezia, i cui lavori dovevano concludersi a fine anno con un ultimo stanziamento di 5 milioni di euro da parte del Ministero dei Beni Culturali e poi, nel giro di un altro anno, essere poi aperto al pubblico, per divenire museo di sé stesso e della sua tradizione archeologica. Ma anche qui i lavori languono e i fondi non sono ancora stati spesi. Ancora in cassa anche finanziamenti già previsti per l'Arsenale, per San Giorgio e per il nuovo museo archeologico di Aitino. Ma il caso forse più emblematico è quello che riguarda il mosaico bizantino risalente all'XI secolo che da mesi è immerso in acqua salmastra nell'ex convento di San Nicolò. Diciassette metri di tessere dorate che compongono ornamenti geometrici e floreali, inserite in una navata della vecchia basilica che nello scorso decennio è stata recuperata in parte dalla stessa Soprintendenza. Il mosaico si trova però sotto il piano attuale di calpestio del convento per almeno un metre ed è dunque soggetto alle acque alte. Ci sono circa 50 mila euro stanziati dal 2003 a per completare il restauro della volta, montare i parapetti ai quattro accessi e inserire una pompa di emergenza con allarme collegato alla stanza del personale che gestisce l'ex convento. Ma anch'essi sono ancora nel calderone dei residui passivi dei fondi non spesi, e il mosaico intanto continua a deteriorarsi. E così la Soprintendenza più importante d'Italia - per carenze di organico e disinteresse per le sue condizioni rischia di affondare come quel mosaico di San Nicolò.