La rivoluzione di Francesco Rutelli al ministero dei Beni culturali sembra pronta e se ne possono già leggere orientamenti e linee direttrici. La riforma, prevista dal decreto legge di anticipo della finanziaria, marcerà su due fronti: da un lato l'azzeramento degli attuali dipartimenti, dall'altro la nomina prevista agli inizi di gennaio, di un segretario generale - il nome è quello di Giuseppe Proietti -con ampi poteri al vertice della struttura. Proietti intanto è stato riconfermato, fino al 31 dicembre, a capo del dipartimento Ricerca-innovazione e gli sono stati affidati, ad interini, gli altri 3 dipartimenti: lo Spettacolo, dove c'era Paolo Carini; Archivi e biblioteche, dove c'era Salvatore Italia; i Beni culturali e paesaggistici dove direttore era Franco Sicilia. Insomma il futuro segretario regionale ha già assorbito i più importanti dipartimenti. Sono anche cominciate le manovre per le nomine dei nuovi direttori generali. Rutelli vorrebbe dare la direzione generale per l'innovazione tecnologica - settore di cui direttore è attualmente Antonia Recchia - a Andrea Granelli, un teorico dell'informatica. In via d'uscita nell'ambito dei beni culturali e paesaggistici, anche Bruno De Santis, nomina buttiglioniana e direttore generale per il patrimonio storico e artistico. Una figura reputata anomala dallo staff del ministro visto che De Santis è un amministrativo mentre la direzione per il patrimonio storico artistico richiederebbe uno storico dell'arte Verrebbero invece confermati Anna Maria Reggiani (nomina centrodestra) alla direzione generale per i beni archeologici e Pio Baldi (nomina centrosinistra) alla direzione generale per l'architettura e l'arte contemporanea. Si parla invece di una direzione regionale per Roberto Cecchi (nominato dal ministro Giovanna Melandri poi confermato da Giuliano Urbani) direttore generale per i Beni architettonici e paesaggistici. Confermati per il momento all'interno del dipartimento Spettacolo e cinema sono poi Gaetano Blandini (centrodestra), alla direzione generale per il cinema e Salvo Nastasi (anche lui nomina centrodestra) allo spettacolo e lo sport. Due nomine che sanciscono l'ottimo rapporto tra Rutelli e Gianni Letta. Il sismografo del risiko interno al ministero registra movimenti anche in periferia: sono sulla graticola i direttori regionali per i beni culturali e paesaggistici dell'Abruzzo, Roberto di Paola, della Calabria, Francesco Prosperetti e del Piemonte, Mario Turetta (ex caposegreteria del ministro Urbani). Tutti gli altri invece verrebbero confermati, ma con incarichi in regioni diverse da quelle dove lavorano oggi. A far discutere molto dentro il ministero è invece la nomina alla direzione regionale dell'Umbria di Vittoria Garibaldi. Indicata per la soprintendenza di Perugia da Franco Asciutti (Forza Italia), presidente della commissione cultura del precedente governo, sostenuta anche dal presidente della Regione Umbria Maria Rita Lorenzetti (Ds), la Garibaldi viene ricordata al ministero per essere stata respinta per 4 volte ai concorsi di dirigente storico dell'arte. Nel riordino del ministero è prevista anche la riforma del Consiglio superiore dei beni culturali, il parlamentino d'indirizzo del ministero che avrà più poteri decisionali ma meno membri interni. Il presidente del nuovo consiglio superiore sarà il direttore della normale di Pisa Salvatore Settis a cui si affiancheranno altri 4 esperti: Cesare De Seta, Andrea Emiliani, Antonio Paolucci e Andreina Ricci. La figura chiave resta naturalmente Settis, l'uomo più ascoltato dal ministro Rutelli, sicuramente il più influente nella riforma. È lui a spingere molto sulla necessità di snellire il corpaccione del ministero. Riducendo le Direzioni generali centrali , ridisegnando il ruolo e le funzioni delle Direzioni regionali e restituendo potere decisionale alle soprintendenze di settore spesso fagocitate da molti direttori generali e regionali. Rutelli sta impegnandosi anche al reperimento delle risorse per il nuovo ministero. Da un lato lavorando al ripristino di parte del fondo unico dello spettacolo - oltre 400 milioni di euro all'anno tra decreto Bersani e finanziaria - dall'altra mettendo a frutto i suggerimenti della commissione presieduta dal presidente della biennale, Davide Croff. Commissione che ha studiato incentivi e deducibilità fiscali nel settore dei beni culturali.