Il gruppo C.T.G. "L.A.G. Proteggiamo la Natura" di Mili San Pietro (Messina) ci informa dello stato di degrado in cui versa l'Abbazia Normanna di Santa Maria di Mili. Inseriamo di seguito una descrizione del complesso ed una lettera del 28 settembre 2002, indirizzata a varie autorità; l'unica risposta è stata fornita dall'Assessorato regionale ai Beni culturali, che ha precisato che il progetto di recupero per l'Abbazia di Mili, inserito al 58mo posto dell'elenco in seconda priorità della graduatoria per i finanziamenti di Agenda 2000, non verrà finanziato con tali fondi. Ulteriori notizie sul sito http:web.tiscali.itnormannamili La chiesa, assieme all'adiacente convento, fu costruita negli ultimi decenni dell'XI secolo, "inaugurata" ed affidata ai monaci basiliani, di rito orientale, nel 1092, con atto di donazione del Conte Ruggero il Normanno, il quale, oltre a donarle notevoli estensioni di terreno nelle vicine zone dell'odierno III Quartiere del Comune di Messina, fece ivi seppellire il proprio figlio Giordano, morto in battaglia nei pressi di Siracusa in quell'anno. Tuttavia, la presenza di un piccolo cenobio già in epoca bizantina nel luogo dove sorse, nel 1092, la nuova Abbazia normanna, è sufficientemente documentata. La presenza dell'Abbazia, centro non solo religioso ma anche economico e (per un certo periodo di tempo) anche politico della vallata di Mili e di quelle circostanti, stimolò attività come la produzione della seta, la coltivazione dei terreni ad essa appartenenti e la molitura del grano, dando luogo alla formazione di un primo nucleo abitativo a monte dell'Abbazia, nell'alto bacino del torrente Mili (Mili Superiore, oggi Mili San Pietro) e successivamente Larderia e Mili Inferiore (oggi Mili San Marco). L'Abbazia, tra '300 e '400, attraversò un periodo di decadenza a causa, soprattutto, dell'usurpazione delle proprie terre da parte di nobili messinesi senza scrupoli, i cui nomi compaiono persino nella serie degli Abati di quel periodo (caso embrionale di "conflitto di interessi"!). La ripresa, sulla base dei pochi documenti ad oggi rinvenuti, dovette cominciare con il XVI secolo, quando, precisamente nel 1511, l'unica navata della chiesa fu prolungata di circa un terzo ed il soffitto rifatto. L'Abbazia, di Regio patronato, era soggetta a visite periodiche di Re o visitatori regi che garantivano il decoro e l'uniformità del culto a quello "ufficiale". L'abate, di nomina regia, dal 1542 divenne in perpetuo, per volere dell'imperatore Carlo V, il rettore del Grande Ospedale di Messina, appena fondato nella città dello Stretto. Successivamente si aprì per l'Abbazia un periodo di decadenza che però non portò mai al collasso dell'istituzione religiosa, come avvenne per buona parte dei monasteri basiliani in Sicilia del tempo, probabilmente perché sostenuta economicamente dalla vivace economia agricola del territorio. La storia del cenobio si chiude miseramente nel 1866 quando, con le leggi eversive post-unitarie, il convento fu acquisito dal Demanio e venduto a diversi soggetti, mentre la chiesa rimase in possesso del Fondo Edifici di Culto del Ministero dell'Interno e, da allora, versa in uno stato di totale degrado. Il convento è oggi in precarie condizioni di stabilità, e buona parte di esso è già crollata, mentre la chiesa, agibile grazie ad un sommario restauro dei primi anni '80, è inaccessibile date le condizioni precarie dell'arco d'ingresso al complesso monasteriale che hanno comportato, nel dicembre del 2002, il sequestro dell'intero complesso. E così un tale gioiello architettonico, ignorato da tutto e da tutti, cede progressivamente ai colpi che il tempo gradatamente gli assesta, sottraendolo alla fruizione dei cittadini e dei turisti che vi accorrono anche dall'estero. Dal punto di vista architettonico, la struttura della chiesa è molto semplice, ad unica navata e con tre absidi; l'interno è stato completamente spogliato degli stucchi e degli altari che l'adornavano da un discutibile restauro agli inizi del '900. Da ammirare le tre cupole della zona absidale, in tutto simili a quelle delle moschee nordafricane e, dall'interno, il gioco di archi sovrapposti, anch'esso di ascendenza musulmana, che sostengono la cupola centrale, più grande, e le due minori ai lati. All'esterno, tipico dell'architettura normanna è il sistema di archi intrecciati, presente in molti monumenti siciliani del tempo e la decorazione dell'abside ad archi poggianti su lesene. Bello anche il portale in marmo e pietra calcarea della semplice facciata, costruita più avanti della precedente nell'intervento cinquecentesco di allungamento della navata, e lo stesso portone ligneo, risalente al '500. Da ammirare anche il tetto a travature scoperte del 1511, data che si legge su una trave. Il convento, in fase di degrado da decenni, è posteriore al 1092, perché ricostruito sul precedente, demolito o distrutto per motivi a noi ignoti. In esso alcuni studi hanno portato alla luce importanti resti che confermerebbero la presenza di un cenobio bizantino precedente a quello normanno ed anche una grande sala del piano terra adibita a palmento. lettera Mili San Pietro, 28 settembre 2002 prot. n. 02-024 Al Presidente della Repubblica Italiana Al Presidente del Consiglio dei Ministri Al Ministro dei Beni Culturali Al Presidente della Regione Sicilia All'Assessore regionale per i Beni Culturali e P.I. della Regione Sicilia Al Presidente della Provincia regionale di Messina Al Sindaco della Città di Messina Al Prefetto di Messina Al Soprintendente per i Beni Culturali ed Ambientali di Messina Al presidente della III circoscrizione "Normanna" del Comune di Messina e, p. c., all'Arcivescovo e Archimandrita di Messina - Lipari - Santa Lucia del Mela alla Presidenza Nazionale del Centro Turistico Giovanile agli Organi di informazione LORO SEDI Oggetto: denuncia del grave stato di degrado dell'Abbazia basiliana "Santa Maria di Mili" in Mili San Pietro (ME) Ill.mo signor Presidente della Repubblica ed autorità tutte, questa Associazione intende informare le SS.LL. in merito al gravissimo stato di degrado in cui versa l'Abbazia basiliana "Santa Maria di Mili", sita in Mili San Pietro, villaggio del Comune di Messina, dal cui centro dista circa dieci chilometri. La chiesa e l'annesso convento dell'ordine basiliano, costruiti ad opera del Gran Conte Ruggero il Normanno in una splendida mescolanza di elementi architettonici normanni, arabi e romanici, risalgono al lontano anno 1092 e costituiscono una delle poche testimonianze architettoniche del periodo normanno in Sicilia che siano giunte ad oggi ancora intatte nel loro stile. La lunga e gloriosa storia della chiesa e del convento termina miseramente con una legge post-unitaria, con cui il neonato Stato Italiano, incamerando i beni delle corporazioni religiose, li ha messi in vendita al miglior offerente: così tutta l'abbazia, con gli annessi terreni, viene spezzettata in diverse particelle catastali per essere adibita a stalla, abitazione, deposito di attrezzi e prodotti agricoli... Solo la Chiesa, rimasta in possesso del Demanio dello Stato come bene architettonico, venne posta sotto la giurisdizione della Soprintendenza ai Beni Culturali ed Ambientali di Messina. Da allora, ben poco hanno fatto le autorità competenti affinché si procedesse ad un restauro e ad un recupero della chiesa e del convento; pochi sono stati i politici e gli amministratori che hanno dimostrato sensibilità e impegno verso questo "bene del mondo". Si sono registrati pochi e parziali interventi conservativi sulla Chiesa, mai un progetto complessivo di recupero e di rifruizione, che sarebbe certamente costato molto, ma probabilmente avrebbe dato molto poco come ritorno elettorale (Mili San Pietro ha circa un migliaio di abitanti!). Neanche il Comune di Messina si è mai impegnato per un recupero del complesso monastico; anzi, ha spesso mostrato disinteresse verso i problemi e le necessità del villaggio, forse perché gli abitanti di Mili San Pietro sono cittadini di serie C: il Comune non dovrebbe farsi sfuggire un'occasione di rilancio, attraverso il recupero di un monumento tanto importante (é una delle più antiche chiese di Messina), che potrebbe benissimo costituire una fonte economica e lavorativa per tanti giovani, costretti ancora oggi ad emigrare. E' storia di questi giorni il progetto di recupero produttivo, predisposto dalla Soprintendenza di Messina (il cui costo complessivo è di circa 11 miliardi di vecchie lire): tutti speravamo che venisse finanziato con i fondi di "Agenda 2000", ma la Regione Siciliana ha praticamente escluso il progetto di recupero del complesso dalla copertura finanziaria, preferendo destinare fondi verso altri monumenti di minore importanza storico-architettonica e spegnendo le ultime speranze di vedere salvata l'Abbazia di Mili. Dobbiamo considerare tutto perduto? In questa situazione di indifferenza generale per una tale testimonianza del passato, la Libera Associazione Giovanile "Proteggiamo la Natura", fondata nel 1975 da un gruppo di giovani volenterosi del villaggio, dal momento della sua nascita è stata sempre attenta alla situazione di degrado del convento e della chiesa Normanna: sono state organizzate campagne di pulizia della chiesa e del sagrato, rappresentazioni teatrali e interessanti mostre all'interno, pellegrinaggi e visite guidate per i turisti, senza contare i numerosi appelli e gli articoli sulla storia della chiesa e del cenobio pubblicati sui giornali locali e sul periodico del gruppo, "Impegno giovane". Con i suddetti articoli storici, con una tesi di laurea sulla chiesa ed ultimamente con l'istituzione di un sito internet sulla chiesa (web.tiscali.itnormannamili), i soci del gruppo hanno inoltre effettuato una ricostruzione storico-architettonica del monumento. E' grazie al clamore della Mostra delle foto "Alinari" sul tema "Messina pre-terremoto", da noi organizzata all'interno della Chiesa in collaborazione con il Distretto scolastico, che nel 1981 un finanziamento regionale ha consentito di riparare il tetto, proteggendo la chiesa dalle infiltrazioni che ne avrebbero minato la struttura. Numerosi progetti di recupero produttivo sono stati delineati in questi decenni; quello che ha raccolto le nostre iniziali aspettative risale al 1978: l'Architetto Alessandro Costa prevede la destinazione del convento ad Ostello per la gioventù con annessa lavanderia, cucina, sala ristorante, biblioteca e alloggio per il custode, mentre la chiesa viene destinata a sala conferenze. Quante battaglie, quante promesse, quante delusioni in ventisette anni di attività! Recentemente abbiamo promosso una petizione in favore del recupero della Chiesa e del convento: in poco tempo è stata sottoscritta da oltre 1.500 cittadini ed ha avuto l'adesione anche di altre Associazioni messinesi (Lega Navale, Ekoclub) e dei delegati al Congresso Nazionale del Centro Turistico Giovanile. Anche la Lega Ambiente quest'anno ha inserito l'Abbazia nell'iniziativa "Salvalarte". Questa lettera vuole essere un appello a tutti Voi, Ill.me Autorità, ed in particolare a Lei, Ill.mo Signor Presidente della Repubblica, affinché si ponga fine ad un vergognoso stato di degrado come quello che ancora affligge la Chiesa ed il convento di Santa Maria di Mili! Vi chiediamo di intervenire affinché si trovino i finanziamenti che consentano la realizzazione del progetto della Sovrintendenza di Messina, evitando la completa rovina di questo bene inestimabile, patrimonio non solo della città di Messina, della Sicilia, della Nazione, ma del mondo intero. Salviamo questo bene del mondo! per i Soci, il presidente del Gruppo