La Società Dantesca Italiana, che ha sede a Firenze dal 1888 ed è attualmente presieduta da Guglielmo Gorni, rischia un'ispezione e il commissariamento da parte del ministero per i Beni culturali. L'istituzione, a cui è affidata la pubblicazione dell'edizione nazionale delle opere di Dante Alighieri, è finita nella bufera e le sue sorti saranno decise a breve dal governo, dopo che il caso è approdato in Parlamento, con un'interrogazione dell'ex ministro della Pubblica istruzione Gerardo Bianco, oggi deputato della Margherita, depositata alla Camera e rivolta al vicepresidente del Consiglio Francesco Rutelli La richiesta di un'ispezione ministeriale nasce dalla denuncia di una situazione molto grave nella gestione della Società, portata alla luce dal professor Enrico Malato, autore del recente volume «In difesa della Società Dantesca Italiana» (Salerno editrice 2006). La denuncia di Malato ha destato ampia preoccupazione tra numerosi studiosi e storici della letteratura italiana firmatari dell'appello a Rutelli come Alberto Varvaro, Bruno Basile, Jacqueline Risset, Giulio Ferroni, Maria Luisa Doglio, Lucia Battaglia Ricci, Claudio Gigante. L'interrogazione di Bianco denuncia una «discriminazione tra i soci e lo scoraggiamento di nuove adesioni, la gestione arbitraria della Società in violazione dello statuto, il sovvertimento dell'impianto storico del sodalizio». Nel caso in cui la denuncia risultasse fondata, Gerardo Bianco chiede la nomina di un commissario governativo di «sicura indipendenza e di alto profilo culturale», in modo da procedere al «risanamento» dell'ente e al rispetto rigoroso dello statuto «restituendo alla Società il ruolo di centro vitale e di pubblicazione dell'opera di Dante».