Gli eredi donano un'opera all'Italia e trasferiscono l'archivio da Parigi a Roma. Ritrovate ieri due opere dell'artista C'è voluto un secolo perchè Amedeo Modigliani ritornasse in Italia. Ufficialmente e (è il caso di dirlo) con tutte le carte a posto. Era infatti il 1906 quando l'artista nato a Livorno si trasferì a Parigi, dove la crescita del suo talento accompagnò la nascita del mito legato alla sua figura di "maledetto" che ancora oggi persiste. Cento anni dopo, le 6.000 "carte" che compongono l'archivio del pittore, un vero e proprio tesoro documentale di lettere, schizzi, fotografie, oggetti e persino poesie lascia le sponde della Senna e si trasferisce, per volontà degli eredi, sulle rive del Tevere dove Modigliani aveva soggiornato, come scrisse nel 1901 all'amico Oscar Ghiglia: «Roma è l'orchestrazione di cui mi cingo...Ma io non posso dirti tutta l'impressione che io trovo in lei (...)». In attesa che si avvii la creazione della "Casa Modigliani", la sede che ospiterà provvisoriamente il materiale è stata individuata presso la sede romana del Modigliani Institut Archives Légales Paris-Rome in piazza Capranica 95. Ieri una cerimonia a Sant'Ivo alla Sapienza ha suggellato l'inizio dell'avventura postuma del grande ritrattista. Il "taglio del nastro" è avvenuto alla presenza di Laure Modigliani Nechtschein, nipote di Amedeo, e della figlia ventisettenne Sara, che hanno scelto di far dono all'Italia della statua bronzea "Tete de cariatide", fusione monumentale dall'originale del 1911. L'occasione ha combinato protocollo - con il conferimento di medaglie a Laure e a Cristian Parisot, storico e critico d'arte, riferimento assoluto per gli studi e la catalogazione delle opere dell'artista - e suggestioni (con la proiezione di alcune immagini tratte dal documentario Les heures chaudes de Montparnasse , girato negli anni Sessanta da Jean-Marie Drot ex direttore dell'Accademia di Francia a Roma, che ritrae i protagonisti allora in vita, di quella stagione boheme che visse Modigliani). Modigliani, detto Modì, cioè maudit: il maledetto. «Un mito da sfatare», sostengono in coro nipote e pronipote con lo scopo di ricollocarne la figura, nonostante «certa pessima letteratura e opere di celluloide di dubbia qualità» continuino ad attribuire con ostinazione al genio di Livorno la parte dell'ultimo romantico. «C'è un grande interesse per Modigliani in tutto il mondo - spiega Parisot - A Londra si è appena conclusa una mostra alla Royal Academy e un'altra verrà inaugurata il prossimo anno al Museo Puskin di Mosca». Dove l'opera del pittore verrà affiancata dalla figura della Achmatova, la poetessa che fu una tra le sue numerose amanti, vere o presunte. Una mostra che si preannuncia già come un fatto epocale, visto che musei e gallerie statali russi non possiedono opere di Modigliani. Tra i compiti della neonata associazione c'è quello di vagliare, catalogare e autenticare la veridicità di tele, sculture, disegni. Finora si contano circa 400 oli, meno di 1500 disegni e un esiguo numero di sculture. Ma non c'è, ovviamente, certezza che l'opera di Modigliani si esaurisca qui. Appena ieri due nuove "scoperte". Un disegno acquistato nel '46 da un attore romano che ritrae un pellegrino e, ancora più sensazionale, un'opera proveniente da Vienna, uno dei famosi nudi, che costituiva la copertina del catalogo di una mostra del 1926 e di cui si erano perse le tracce. C'è invece grande attesa per una lettera da Amedeo al fratello Umberto che verrà messa all'incanto dalla casa d'aste milanese Pandolfini. La lettera reca anche un disegno, una testa di Cariatide molto simile all'opera ieri svelata a Sant'Ivo.