Manca un miliardo di euro per portare a termine la ricostruzione dei beni culturali in Umbria. Il colpo inferto dal terremoto al patrimonio artistico fu profondo e interessò 2.494 beni culturali, dichiarati inagibili e danneggiati. Non solo edifici civili e religiosi, ma anche opere d'arte, beni archivistici e librari, di proprietà pubblica, ecclesiastica e privata. Tra questi, c'erano 1.836 edifici di pregio, non compresi nei piani integrati di recupero. Resta da aprire il 20 dei cantieri inclusi nel piano di ricostruzione 2002-2005, mentre sono stati interamente avviati i lavori di quello del triennio 1998-2001. Le risorse necessarie per il recupero intero ammonta ad un miliardo e 398 milioni, di cui finanziati al 30 settembre 2006, secondo il dossier ricostruzione Regione Umbria, solo 334 milioni. «Rimangono fuori dal finanziamento molto più della metà degli edifici danneggiati», spiega Filippo Battoni, dell'ufficio temporaneo ricostruzione Beni culturali Regione Umbria. «Mancano le risorse per andare avanti, il nostro flusso di spesa è continuo e in media chiudiamo i cantieri in un anno, ma siamo arrivati ad un punto di stasi». Le chiese più importanti sono state riaperte al culto, grazie anche alle impellenze dettate allora dal Giubileo del 2000. «Necessita di un intervento urgente la cattedrale di Città della Pieve continua che conserva le opere di Perugino e Pomarancio, ma non ci sono fondi a disposizione». Le città d'arte maggiormente colpite dal sisma furono Assisi, Perugia, Gubbio, Foligno e Spoleto. «Dopo 9 anni le zone dove la ricostruzione è più avanzata sono Assisi, Foligno, Spoleto e Valnerina afferma ma restano indietro Nocera Umbra e Sellano». Il recupero post sisma vide la collaborazione immediata tra Regione, ministero dei Beni culturali e la Conferenza episcopale umbra. Per l'anno giubilare 2000 venne riaperta la Basilica di San Francesco di Assisi. Le immagini del crollo delle volte con affresco di Giotto e Cimabue, che uccisero quattro persone, fecero il giro del mondo, restando impresse nell'immaginario collettivo. Il 5 aprile scorso, nell'ambito dell'ottava settimana della Cultura, si è conclusa, con la consegna dei lavori, la complessa operazione di recupero, riassemblaggio, restauro e ricollocazione degli affreschi crollati dalle volte dell'edifìcio sacro di Assisi. Un lavoro enorme dell'importo di circa 2 milioni, costato ai restauratori 160 mila ore di lavoro, per salvare solo una piccola parte dei 180 mq di superficie pittorica andata in frantumi con il sisma. Il 18 ottobre 1997 un altro monumento simbolo del terremoto crollò sotto gli occhi degli umbri: il "torrino" del palazzo comunale di Foligno. Mentre vigili del fuoco, a bordo di una gru, cercavano di imbracare la costruzione, una scossa di terremoto lo fece cadere a terra. Il terremoto fu anche motivo di scoperte di valore artistico. Dai lavori di ristrutturazione, a volte profonda, seguita al sisma, sono emersi altri resti fino ad allora sconosciuti. A Spello, nell'edificio del vecchio ospedale, fu ritrovato un mosaico, mentre una domus romana emerse dagli scavi ad Assisi.
Umbria. Mancano fondi per recuperare i beni artistici
La ricostruzione dei beni culturali in Umbria è ancora in corso, ma il finanziamento è limitato. Il terremoto del 2009 ha danneggiato 2.494 beni culturali, tra cui edifici, opere d'arte e beni archivistici. Il piano di ricostruzione prevede un finanziamento di 1 miliardo e 398 milioni, ma solo 334 milioni sono stati finanziati al 30 settembre 2006. Le risorse per il recupero intero sono insufficienti e molti edifici sono stati lasciati fuori dal finanziamento. Le città d'arte più colpite sono Assisi, Perugia, Gubbio, Foligno e Spoleto.
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