Sul patrimonio paesaggistico italiano si sta compiendo uno scempio, ma di questo c'è poca consapevolezza. Farà riflettere a lungo l'intervento del presidente del Fai, Giulia Mozzoni Crespi, al convegno «La riscossa del patrimonio», che si è svolto nei giorni scorsi a Roma. Si profila, in sostanza, un'immensa colata di cemento che rovinerà il paesaggio. Norme come la depenalizzazione dei reati ambientali e i vari condoni non sono nemmeno serviti al turismo, che è calato soprattutto tra chi viaggia attraverso i paesi e le bellezze ambientali dell'Italia. «L'esperienza, seppur delimitata, del Fai», ha aggiunto Crespi, «ha dimostrato che laddove c'è un bene tutelato, ne godono il territorio e il suo indotto. Pertanto, qualità deve diventare la parola chiave per preservare aree d'eccellenza». E poi una provocazione diretta al ministro dei beni culturali, Francesco Rutelli: «Si dovrà trovare molto coraggio nel cercare rigide regole per fare della qualità l'antidoto della quantità estrema, del turismo mordi e fuggì. Ma ci vorrà ancor più coraggio nel mandar via quei sovrintendenti incapaci, riconfermando solo quelli validi». Dal canto suo, Rutelli ha riconosciuto due scomode verità. Primo: il bilancio statale dedicato alla cultura è passato dallo 0,48 del 2001 allo 0,26 e, di fronte a una carenza di risorse, non c'è una buona capacità di spesa. Secondo: occorre urgentemente rinnovare l'organizzazione del ministero attraverso un forte ringiovanimento. Per il numero uno di Confindustria, Luca di Montezemolo, «non è più pensabile disgiungere la tutela ambientale dal rilancio economico. Ma, per seguire questa strada, è indispensabile scardinare corporazioni e incrementare l'attrazione di studenti, di investimenti, di turisti».
Il Fai rilancia: attenzione al paesaggio
Il presidente del Fai, Giulia Mozzoni Crespi, ha espresso preoccupazione per lo stato del patrimonio paesaggistico italiano, che sta subendo uno scempio a causa della costruzione di infrastrutture e del turismo. Crespi ha sottolineato l'importanza della qualità nel preservare aree d'eccellenza e ha invitato il ministro dei beni culturali, Francesco Rutelli, a trovare regole per promuovere la qualità nel settore. Rutelli ha riconosciuto due verità scomode: la carenza di risorse per la cultura e la necessità di rinnovare l'organizzazione del ministero.
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