Il «Leonka», centro sociale di lotta e di governo al cui portone si sono premurati di bussare in mattinata l'ufficiale giudiziario (sfratto rinviato al 17 gennaio 2007 stante l'assenza di forza pubblica e il rifiuto delle «Mamme antifasciste» di riconsegnare lo stabile della famiglia Cabassi) e in serata il sottosegretario ai Beni culturali Danielle Mazzonis (Rc), ieri ha incrinato i già precari equilibri della Giunta «targata» Cdl. Le prime avvisaglie di una giornata tutt'altro che facile per Letizia Moratti e per gli assessori alla Cultura Vittorio Sgarbi e Giovanni Terzi, nel pomeriggio preferito all'esperta Tiziana Maiolo come capodelegazione di Forza Italia in seno all'esecutivo, si sono registrate di buon'ora. Di accendere le polveri, ovviamente, s'è incaricato Sgarbi, che, a margine di «Golosaria», ha sostenuto la necessità di fare «scortare» la Mazzonis da un rappresentante della Giunta durante l'escursione in via Watteau. «Non credo che stasera accompagnerò io il sottosegretario al Leoncavallo - ha dichiarato il titolare della Cultura dì Palazzo Marino -. Mi danno addosso ogni volta che entro nel centro sociale. Meglio che sia Terzi a presentarsi con la Mazzonis». Sgarbi non era, dunque, stato informato della decisione assunta dal primo cittadino di nominare «cavaliere» della Mazzonis l'assessore all'Innovazione Luigi Rossi Bernardi. Un professore di 74 anni, cioè, che, per sua stessa ammissione, pensa in inglese dati i decenni di ricerca Oltreoceano e che non ha mai frequentato siti antagonisti. Perché il sindaco, tra Sgarbi e Terzi, aveva selezionato Rossi Bernardi? Mistero fitto. Anche se, nel pomeriggio, in Comune si vociferava che la Moratti avesse scelto l'assessore all'Innovazione allo scopo di limitare il protagonismo già manifestato dai due più noti colleghi sul fronte sempre caliente del «Leonka». Ma il diretto interessato che non si era impuntato all'idea di una prima volta al centro sociale, all'ultimo momento si è sfilato. Sgarbi aveva attaccato Terzi e il sindaco. «Trovo un paradosso logico degno di una pièce di Ionesco - ha polemizzato il Vittorio nazionale - che Giovanni abbia deciso di non accompagnare il sottosegretario perché troppo impegnato nella soluzione del problema "Leonka"». Poi, però, Sgarbi, pago del sopralluogo con la Mazzonis «nei luoghi da sottoporre a vincolo» (il Teatro Nuovo e il Garage Traversi), s'è zittito. E la parola, mentre il sottosegretario escludeva la possibilità di porre un vincolo pure sui graffiti di via Watteau, è passata a Carlo Fidanza e Matteo Salvini forse ancora ignari della defezione di Rossi Bernardi. «Il fatto che Rossi Bernardi si dovrebbe recare al Leoncavallo proprio nel giorno in cui gli occupanti avrebbero dovuto fare le valigie è più grave del "giro turistico" di Sgarbi con il sottosegretario Paolo Naccarato di un mese fa - ha sparato il capogruppo di An -. Non solo i "bravi ragazzi" non se ne vanno ma addirittura il Governo manda la Mazzonis e il Comune un assessore». «I contatti di un'istituzione con il "Leonka" - ha rincarato la dose il neosegretario provinciale della Lega - dovrebbero riprendere solo quando il centro sociale deciderà di rientrare dall'illegalità e di pagare affitto, tasse e diritti Siae».