Un atoritratto sconosciuto di Raffaello sarebbe «nascosto» nell'affresco della parete di fondo di una chiesetta romanica privata, abbandonata da decenni nella suggestiva campagna senese di Asciano, nelle Crete. A sostenere questa tesi è lo storico dell'arte fiorentino Divo Savelli, che oggi alle 16 presenterà la sua scoperta a Firenze nell'auditorium dell'Ente Cassa di Risparmio. Ma come spesso accade in materia di attribuzione delle opere d'arte, la verità è difficile da accertare. Sull'autenticità della scoperta di Savelli, infatti, si è già aperto un giallo. Le Soprintendenze di Siena e Firenze sono al corrente dell'esistenza di questo dipinto. «In estate le ho avvertite» racconta Savelli, storico ora in pensione, originario di Serre di Rapolano, vicino ad Asciano. Gli esperti della Soprintendenza hanno già effettuato sopralluoghi e rilievi, l'opera sotto osservazione è stata catalogata ma l'attribuzione a Raffaello non c'è. Scettico anche il direttore della Galleria degli Uffizi, Antonio Natali: « E' un affresco mediocre con tratti anche grevi e non è detto che, laddove si riscontrino stilemi perugineschi di tenore più alto, siano necessariamente da ascrivere a Raffello». Il dipinto sarebbe di un pittore senese minore della fine del XVsecolo, Giacomo Pacchiarotti. L'opera in questione si trova nella chiesetta di S. Ippolito, alle porte di Asciano e da sette anni è di proprietà della famiglia Panichi. Il piccolo tempio è stato per anni trattato da annesso agricolo e ora il complesso colonico nel quale si trova, che in passato era un convento, è in fase di ristrutturazione. Il presunto dipinto di Raffaello raffigura un giovane soldato con la spada, un santo. Secondo Savelli il volto del personaggio è quello di Raffaello, la somiglianza sarebbe indiscutibile. Ma nell'affresco ci sarebbe anche la «prova» che è stato dipinto dalla mano del maestro urbinate. Sul colletto del santo, dice Savelli, c'è la firma «Raph. V», abbreviazione di «Raphael Urbinas», ovvero Raffaello da Urbino. Lo storico fiorentino sostiene che anche un altro santo accanto al primo, San Paolo, è un dipinto di Raffaello. Il resto dell'affresco sarebbe del Pinturicchio e di suoi allievi. Savelli racconta come è arrivato alla scoperta: «Da 22 anni penso che quel dipinto sia di Raffaello. Solo il 3 agosto scorso sono arrivato alla certezza. Il tempio era rischiarato come non l'avevo mai visto. Sono salito a vedere da vicino il santo e ho intravisto la firma.» Nessun dubbio? Savelli si fa prudente: «In questa materia bisogna stare attenti alle bucce di banana...»