L'Italia è pronta a misure punitive contro il Getty Museum di Los Angeles. Lo ha spiegato il ministro dei Beni culturali, Francesco Rutelli, al Los Angeles Times tornando sulle 54 opere ritenute trafugate di cui Roma chiede la restituzione: «II tempo è scaduto», basta trattative «amichevoli». L'embargo riguarderebbe il bando di ogni attività del prestigioso museo nel nostro Paese. Per il ministro dei Beni Culturali, Francesco Rutelli, il tempo per una contrattazione amichevole con il Getty Museum «è scaduto». Tanto che non si esclude l'adozione di quello che i giornali americani e inglesi hanno definito un «embargo artistico-culturale» nei confronti del Getty Museum di Los Angeles da parte dell'Italia se non restituirà i 52 capolavori ritenuti trafugati (su questo è in corso anche un processo a Roma contro la precedente curatrice del Getty, Marion True) tra cui la celebre Venere di Morgantina e l'Atleta di Fano attribuito a Lisippo. Che siamo di fronte a un complesso caso internazionale lo dimostra la frequenza degli articoli sul caso Getty-Italia apparsi negli ultimi giorni: il 9 novembre se ne è occupato il New York Times, l'altro ieri il Los Angeles Times e ieri il Times di Londra. E le affermazioni di Rutelli contenute negli articoli sono in linea con quanto già affermato venerdì scorso al convegno organizzato a Roma dal Fai, quando aveva detto, senza fare nomi, «mi chiedo come facciano a non vergognarsi alcuni grandi musei a continuare ad esporre opere rubate». «Ho cercato negli ultimi sei mesi di spiegare la situazione in modo amichevole alle persone responsabili del Getty ha affermato il ministro ma se loro non hanno ancora compreso, temo che la procedura conciliatoria terminerà e inizierà un contenzioso vero e proprio». Secondo un altro funzionario italiano intervistato dal Los Angeles Times, il paventato embargo significherebbe «nessuna esibizione, nessuno studio, nessuna iniziativa culturale per il Getty, che rimarrebbe escluso da qualsiasi iniziativa in Italia». Alle parole del vicepremier e del funzionario hanno fatto eco anche quelle del direttore per i Beni culturali, Giuseppe Proietti: «Basta! Non è stato compiuto un singolo passo in avanti. Non accetteremo soluzioni parziali. Suggerirò al governo di adottare iniziative sanzionatone di carattere culturale contro il Getty». Un'iniziativa unica nel suo genere, pur avendo un effetto più simbolico che reale, poiché l'Italia presta poche opere all'estero. Sebbene l'Italia abbia recentemente raggiunto con alcuni importanti musei americani, come il Metropolitan Museum di New York e il Museum of Art di Boston, significativi accordi per ottenere la restituzione di opere d'arte trafugate, il Getty Museum, per ora, ha restituito solo 26 pezzi dei 52 contestati. E anche per questo motivo a carico della precedente curatrice del Getty, Marion True, pende un processo di alte conseguenze per il tema delle restituzioni delle opere d'arte per l'accusa di aver acquistato illegalmente opere provenienti dal suolo italiano. Venerdì scorso, durante il processo, il Getty ancora una volta ha scelto di non fornire informazioni sulle origini della Venere di Morgantina, acquistata in circostanze non chiare per 18 milioni di dollari nel 1988 dal mediatore Robin Symes, che l'aveva acquistata da Renzo Canavesi, un siciliano abitante in Svizzera che aveva dichiarato di possederla dal 1939. Gli avvocati del Getty, che continuano a difendere l'ex curatrice delle antichità, la True anche se questa è stata costretta alle dimissioni nell'ottobre 2005 per il sospetto di provenienze illegali e anche per il discusso acquisto di una proprietà in Grecia con soldi di un «trafficante» d'arte dicono che le prove sono insufficienti per determinare esattamente la provenienza della Venere. Secondo alcuni commentatori, Ron Hartwig, il portavoce del Getty, non avrebbe realmente mai svelato ciò che la recente investigazione della fondazione ha scoperto sulla Venere. «Continuiamo a cercare prove certe si è limitato a dire . Ci sono molte informazioni che devono essere attentamente guardate e decifrate». Ieri Rutelli era a Bruxelles per un incontro con i ministri della Cultura degli altri Paesi europei e non ha ulteriormente commentato. Il Getty, invece, spera da parte sua in un ammorbidimento della posizione italiana. «Spero che la saggezza e la ragione prevarranno e i due contendenti, Italia e Getty, troveranno un accordo», ha detto Hartwig. Le autorità italiane aggiungono però che il negoziatore del Getty, Ron Olson della Los Angeles Munger Tolles Olson, ha considerato le negoziazioni solo come un affare «commerciale», preoccupato di come la restituzione delle opere influenzerebbe i conti della fondazione. Quanto al nuovo direttore del Getty, Michael Brand, avrebbe partecipato sporadicamente ai negoziati. E il superconsulente del ministro scrive la prefazione all'ex curatrice Mentre il processo contro Marion True, l'ex curatrice del Getty accusata di aver acquistato opere di provenienza illegale dal nostro Paese, prosegue a Roma davanti al pm Pier Giorgio Ferri, circola negli Usa un libro della True dedicato alla storica e restaurata sede del Getty. Con una introduzione del superconsulente scelto da Rutelli per la difesa dei nostri Beni culturali, il celebre antichista Salvatore Settis (già direttore del Getty Research lnstitute for the History of Art). Il quale, contro il nuovo Codice Urbani scrisse un libro, Italia S.p.A., in cui si lanciava l'allarme contro la possibile dispersione del nostro patrimonio. Il libro della True (con J. Silvetti), edito dal Getty, si intitola The Getty Villa ed è uscito nel 2005, anno nel cui ottobre la True fu costretta alle dimissioni anche a causa della discussa provenienza di opere da lei acquistate. Il libro è dedicato alla sede destinata alla custodia dei reperti antichi. Settis, nell'introduzione, parla di «decisione strategica di utilizzare la Villa come sezione separata del museo dedicata esclusivamente alle collezioni di arte antica», ma non accenna alla provenienza dei reperti. Per il resto traccia un'analisi del manufatto, con un errore di data: il celebre saggio di Adolf Loos, Ornamento e delitto, non è del 1910, ma del 1908. P. Pan.
L'Italia e le opere trafugate: embargo contro il Getty
Il ministro dei Beni culturali, Francesco Rutelli, ha affermato che il tempo per una contrattazione amichevole con il Getty Museum di Los Angeles è scaduto e che l'Italia potrebbe adottare un embargo artistico-culturale nei confronti del museo se non restituisce i 52 capolavori ritenuti trafugati. Il Getty Museum ha restituito solo 26 pezzi dei 52 contestati, tra cui la Venere di Morgantina e l'Atleta di Fano attribuito a Lisippo. Il ministro Rutelli ha anche affermato che il Getty non ha fornito informazioni sulla provenienza della Venere di Morgantina, acquistata in circostanze non chiare.
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