Il percorso della via Appia, che da Roma arriva fino a Brindisi, si conferma una vera e propria miniera di scoperte archeologiche, ma almeno nell'area della capitale è ancora il regno dell'abusivismo con oltre un milione di metri cubi costruiti illegalmente. E con l'Ente Parco niente si muove. Intervenuto ieri a una tavola rotonda organizzata dal ministero dei Beni e attività culturali, il soprintendente archeologico di Roma, Adriano La Regina ha ribadito il suo pessimismo sull'operato dell'ente creato dalla Regione Lazio per la valorizzazione della via Appia. Dove gli unici aspetti che vanno avanti, a parte i «finti segnali di molte cose fatte», ha detto La Regina, sono «il decadimento e il deterioramento». Il fatto è che l'Ente Parco, ha proseguito, invece di svolgere compiti di tutela importantissimi entra in rotta di collisione con gli altri enti preposti alla salvaguardia. Sarà comunque presto avviato un piano di delocalizzazione degli impianti produttivi della zona, ha detto l'assessore alle Politiche dell'Ambiente della Regione Lazio Vincenzo Saraceni, grazie ad uno scambio di intenti con il comune (che ha individuato le aree), che dovrebbe diventare un vero e proprio accordo. Una cinquantina di imprese hanno già aderito al progetto di cambiare ubicazione, ma è solo la metà di quelle prese in considerazione.
Regina viarum e dell'abuso
Il percorso della via Appia è una miniera di scoperte archeologiche, ma in Roma è ancora affrontata l'abusivismo con oltre un milione di metri cubi costruiti illegalmente. L'Ente Parco non ha fatto nulla per risolvere il problema. Il soprintendente archeologico di Roma, Adriano La Regina, ha detto che il decadimento e il deterioramento sono gli unici aspetti che vanno avanti. L'Ente Parco è entrato in rotta di collisione con gli altri enti preposti alla salvaguardia. Sarà presto avviato un piano di delocalizzazione degli impianti produttivi della zona. Una cinquantina di imprese hanno già aderito al progetto.
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